I MIGLIORI FILM DEL 2018

DON’T WORRY

Titolo originale: Don’t Worry, He Won’t Get Far On Foot; Regia: Gus Van Sant; Interpreti: Joaquin Phoenix, Rooney Mara, Jonah Hill, Jack Black, Beth Ditto, Olivia Hamilton; Anno: 2018; Origine: USA; Durata: 113′

La storia del vignettista satirico John Callahan, ex alcolista rimasto paralizzato in seguito ad un incidente stradale. Gus Van Sant racconta la vita di un personaggio irriverente, controverso e sopra le righe adottando una cifra stilistica, nella sua linearità e piattezza, efficacemente contrastante. Attendere un colpo di scena risolutore, leggervi un viaggio di redenzione dell’eroe o, peggio ancora, cercare sempre un significato dietro a ciò che accade sembra essere nel film – come nella vita – inutile e ridicolo. Nell’assurdità, nella monotonia e nella tossicità delle nostre esistenze l’unica azione sana, purché autentica, sembra essere – ci insegna Callahan – ridere. Degli altri ma soprattutto di noi stessi.

Scelto da Elena Cappozzo

DOGMAN

Titolo originale: Dogman; Regia: Matteo Garrone; Interpreti: Marcello Fonte, Edoardo Pesce, Nunzia Schiano, Adamo Dionisi, Francesco Acquaroli; Origine: Italia; Anno: 2018; Durata: 100′

Ho visto Dogman come vedo tutti i film di Matteo Garrone ossia con un’altissima aspettativa (che si sa è spesso direttamente proporzionale alla delusione) essendo lui uno dei miei registi preferiti, ma questa pellicola va oltre. Dogman è un oggetto cinematografico che vive di vita propria. Garrone lo spinge con movimenti di macchina intimisti nella deriva ambientale e morale di una waste land dai colori desaturati, affi-dandogli il volto cubista di Marcello Fonte. Ogni sua piega del mento, ogni curva dei suoi occhi parla, urla come nella scena che più delle altre mi ha toccato e che da sola sarebbe bastata a motivare il premio che ha vinto come Miglior Attore a Cannes. Dopo l’ennesima immersione, dopo l’ennesimo sopruso di cui ancora reca i segni sul volto emaciato, Marcello abbraccia la figlia sulla barca e la guarda. L’intero ventaglio delle emozioni umane si dischiude in quello sguardo che Marcello posa su Alida. C’è l’amore paterno, la pietà, la compassione, la disperazione e la speranza. Tutto in un minuto di silenzio.

Scelto da Ivana Mennella

VISAGES, VILLAGES

Titolo originale: Visages, villages; Regia: Agnès Varda, JR; Origine: Francia; Durata: 90’; Anno: 2017 (distribuito in Italia a marzo 2018); 

Volti, sguardi, sorrisi, movimenti, pose, catturati dalla macchina fotografica e restituiti alle persone in gigantografie incollate agli edifici della loro vita. Un viaggio che raccoglie storie e immagini e costruisce o ricostruisce comunità. Un viaggio che restituisce l’arte agli individui, che fa arte nei luoghi quotidiani, con le persone che incontra. Tutto grazie allo sguardo (offuscato o celato da lenti scure) di una regista e di un artista, e alla loro immaginazione viva e in continuo movimento.

Scelto da Alessandra Pirisi

Vai alla recensione di Visages, villages.

PARADISE

Titolo originale: Рай; Regia: Andrej Končalovskij; Interpreti: Yuliya Vysotskaya, Christian Clauss, Peter Kurth; Origine: Russia; Durata: 2h 15min; Anno: 2016 (distribuito in Italia a gennaio 2018).

Tre personaggi (Jules commissario di polizia francese collaborazionista, Olga affascinante aristocratica russa deportata in un campo di concentramento con l’accusa di aver nascosto due bambini ebrei ed Helmut agente tedesco delle S.S.), seduti davanti ad un tavolo in una ipotetica stanza del giudizio, raccontano le loro storie intrecciate e variamente connesse sullo sfondo della deportazione nazista e delle leggi razziali. Il regista porta in scena mirabilmente luci ed ombre della natura umana, che può essere demone o angelo, utilizzando un b/n rievocativo della memoria, un formato di pellicola 4:3 e idiomi originali dei personaggi (francese, russo, tedesco e yiddish) volutamente non doppiati ma sottotitolati, creando un’atmosfera di grande fascinazione attrattiva.

Come lo stesso Končalovskij ha affermato:” Paradise non è un film sul nazismo, ma su quanto possa essere seduttivo il potere del male, perché è nel nome di ideali seduttivi che si fanno cose terribili.”.

Il film è stato premiato con il Leone d’Argento al 73° Festival del Cinema di Venezia.

Scelto da Alessandra Quagliarella

FAHRENHEIT 11/9

Titolo originale: Fahrenheit 11/9; Regia: Michael Moore; Origine: USA; Durata: 128’; Anno: 2018.

Ciò che amo di Michael Moore è la coerenza, ogni suo documentario è profondamente necessario in senso universale, e, non solo lui ha il dono dell’espressione limpida, ma, va fino in fondo.

Ed è per questo che lui fa sempre qualcosa.

Non  si limita a dire sempre qualcosa: FA.

Si muove, fisicamente si mette in campo, crea e agisce, pensa.  In questo film agire diventa un pensiero esplicito, una dichiarazione: è giunto il momento di agire, anzi: è già troppo tardi. Ma è comunque necessario, per andare avanti, come l’arte : si fa e basta.  Si fa anche da sé; forse allora è meglio voler sapere, voler essere consapevoli per poter voler prendere parte al processo, alla vita. Nelle azioni si mostra la verità e nel bene o nel male si cambia.

Voto Michael Moore

Scelto da Luana Rossin

OIKTOS – PITY

Titolo originale: Oiktos; Regia: Babis Makridis; Interpreti: Yannis Drakopoulos, Evi Saoulidou, Nota Tserniafski, Makis Papadimitriou; Origine: Grecia, Polonia; Durata: 99’; Anno: 2018

La vita di un brillante avvocato greco è stravolta dal grave incidente della moglie, confinata in coma nel reparto di terapia intensiva. In questi momenti di difficoltà il protagonista riceve le insperate attenzioni di amici, parenti e vicini di casa; finirà per affezionarsi a questo stato di perenne compassione fino ad alimentarlo. Visto al Torino Film Festival, il film esplora sentimenti umani solo apparentemente irreali con toni drammatici che si stemperano in una cinica e intelligente ironia. Si smaschera l’ equazione “guarigione=felicità” che, nella complessità dell’animo umano, non è sempre scontata. Trascurando il “politically correct”, non è raro imbattersi in “care-givers” che, una volta guarito l’assistito, cadano in crisi depressive, esautorati del loro ruolo e, alle volte, della loro unica ragione di vita.

Scelto da Francesco Stalla

About Alessandra Quagliarella

Di Bari dove ha frequentato il liceo classico Socrate e si è laurea in Giurisprudenza. Da sempre appassionata di cinema. Ideatrice della rubrica "Cinema e Psiche" su Cinemagazzino, si propone una riflessione sulle vicende dell’animo umano tramite l’analisi del linguaggio espressivo di quel cinema che se n’è occupato. Nel 2015-2016 ha curato e condotto una trasmissione sul cinema "Sold Out Cinema" su Controradio Bari.

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