THE COUNSELOR

the counselor 2Regia: Ridley Scott; Interpreti: Michael Fassbender, Cameron Diaz, Penelope Cruz, Javier Bardem, Brad Pitt; Anno: 2013; Origine: Usa, Gran Bretagna; Durata: 111’

locandinapg1Un avvocato, per rilanciare la sua vita verso il “paradiso” del  lusso, decide di fare un’incursione nel crimine organizzato, finanziando il trasporto di un carico di cocaina di ingente valore tra Messico e Stati Uniti. L’operazione però non va secondo i piani e porta ad estreme conseguenze.

Gli elementi per fare di The Counselor, se non un capolavoro, almeno un ottimo film, ci sono tutti.
Il regista, Ridley Scott, è di quelli entrati nel mito con l’impareggiabile Blade Runner (1982) ed altri capolavori come I duellanti, Alien, Thelma e Louise, Il gladiatore.
La sceneggiatura originale proviene dall’estro creativo di Cormac McCarthy, qui anche in veste di produttore, autore di numerosi romanzi non di rado prestati al cinema per film di indubbio rilievo (Non è un paese per vecchi dei Coen, Child of God di James Franco).

Il tema è un classico della tragedia greca: l’avidità di potere e le conseguenze delle proprie azioni. «L’avvocato (il suo nome non viene mai pronunciato!) è una classica figura da tragedia: un ragazzo normale che si sveglia una mattina e decide di fare qualcosa di sbagliato» ha dichiarato Mc Carthy. «E’ un film sulla spietatezza dell’animo umano
Il cast di attori è di tutto rispetto, variegato abbastanza da attrarre sia chi cerca la prova attoriale, sia chi il mero sollazzo del bel mirare: Michael Fassbender (l’avvocato – questa la corretta traduzione dell’inglese “counselor” –), Penelope Cruz (la fidanzata Laura), Cameron Diaz (Malkina, una perfetta dark lady), Javier Bardem (Reiner), Brad Pitt (Westray).

counselor

Eppure questa macchina, perfetta sulla carta, non funziona come ci si aspetterebbe.
La narrazione contenuta nella sceneggiatura presenta più di un vuoto che inevitabilmente incide sulla comprensione degli accadimenti, rendendo il racconto stesso un magma confuso e pasticciato. Gli stessi vuoti si ritrovano nella descrizione dei personaggi, il cui percorso interiore viene solo abbozzato, con la conseguenza che paiono caricature cristallizzate in uno schema, contraltare di una storia prevedibile, scontata sin dalle prime battute e priva di una reale tensione narrativa. Non si sa bene cosa succede, a chi, perché… e nella migliore delle ipotesi si percepisce solo superficialmente.

E forse alla fine non è così importante capire. Questa sensazione di incertezza, di spaesamento, di non sapere bene dove ci si trova, potrebbe rappresentare un effetto voluto: è essenza stessa del protagonista, sempre fuori luogo in un ambiente che gli è troppo estraneo e rispetto al quale risulta davvero stonato. Un’incursione nel crimine organizzato sembra facile come una puntata al casinò, ma così non è. Il gioco si rivela più grande di ogni previsione, perché le regole che lo compongono vanno oltre ogni immaginazione.

In quest’ottica forse un unico momento di grazia nel film si raggiunge proprio quando questo smarrimento è estremo. In una delle ultime sequenze, in un progressivo spaesamento (suo e dello spettatore al quale non è reso noto quasi nulla dei vari passaggi), l’avvocato viene ripreso prima in un hotel mentre aspetta la fidanzata, quindi in uno dei meno raccomandabili bar della città ed infine in una squallida stanza nel caseggiato del peggior quartiere, dove assistiamo ad una telefonata con un non meglio precisato criminale filosofo. Siamo in un mondo altro e diverso rispetto a quello fino a quel momento vissuto.

imagesF31RQZ5Z

Ma le tematiche, inclusa quella della perdita di sé e della propria identità, sono infine solo suggerite, non realmente sviluppate, rimanendo per il resto prevalenti i limiti da pasticcio confusionario, cui contribuisce ulteriormente, più che una verbosità accentuata, un repertorio estenuante di frasi scontate.
«La verità non ha temperatura
«La verità è sopravvalutata, non la paura.»
«La più piccola briciola può divorarci.»
«Mi sono sempre piaciute le donne intelligenti, ma è un hobby costoso.»
«Fai attenzione a quello che desideri, potresti non ottenerlo.»
«La vita è stare in un letto con te, tutto il resto è attesa.»
La spasmodica ricerca della frase ad effetto, in realtà, produce  l’effetto opposto.

Si sprofonda poi del tutto nel ridicolo nella scena hot che vede protagonista Cameron Diaz, impegnata in un amplesso con una Ferrari, con rievocazione del risucchio dei pesci gatto sul fondo dell’acquario (questa davvero ci mancava!): tensione erotica pari a sottozero, ma risata garantita! Qualcosa di peggio si è visto solo in The Canyons di Paul Schrader.

A metà strada fra 007 e Le belve di Oliver Stone (anche quello non particolarmente apprezzabile), la regia ha di certo la mano del maestro, per lo più tecnica,  ma non passa attraverso il cuore, il che, inevitabilmente, si riverbera in tutta l’operazione, studiata come un prodotto da centro commerciale di lusso, ma sempre di centro commerciale si tratta!

images8JPHY1GL

 

About Alessandra Quagliarella

Di Bari dove ha frequentato il liceo classico Socrate e si è laurea in Giurisprudenza. Da sempre appassionata di cinema. Ideatrice della rubrica "Cinema e Psiche" su Cinemagazzino, si propone una riflessione sulle vicende dell’animo umano tramite l’analisi del linguaggio espressivo di quel cinema che se n’è occupato. Nel 2015-2016 ha curato e condotto una trasmissione sul cinema "Sold Out Cinema" su Controradio Bari.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *