BLADE RUNNER

Titolo: Blade Runner; Regia: Ridley Scott; Interpreti: Harrison Ford, Rutger Hauer, Sean Young, Edward James Olmos, Daryl Hannah, M. Emmet Walsh; Origine: USA; Anno: 1982; Durata: 117’

Blade_Runner_posterLos Angeles, 2019. Androidi d’aspetto umano, chiamati “replicanti”, vengono inviati come forza lavoro nelle colonie spaziali. Quelli che si ribellano alla loro condizione e scappano, sono ricercati da poliziotti chiamati “Blade Runner”. Rick Deckard, ex-Blade Runner, è richiamato in servizio per catturare un gruppo di replicanti fuggiti da una colonia e ora nascosti in città.

Liberamente tratto da Il cacciatore di androidi (in originale Do androids dream of electric sheep?) di Philip K. Dick, il terzo lungometraggio di Ridley Scott è considerato uno dei capolavori del regista britannico e del genere fantascientifico in particolare, per aver contribuito ad affermare nel cinema l’estetica cyberpunk.

Uscito nel 1982, in un periodo in cui la fantascienza aveva conquistato il cinema (Guerre Stellari è del 1977, Alien del 1979) e l’offerta di film riconducibili a quel genere era altissima (lo stesso anno escono La cosa, Star Trek – L’ira di Khan e E.T. l’extraterrestre), Blade Runner ricevette un’accoglienza piuttosto fredda dal pubblico statunitense, mentre nel resto del mondo la risposta fu più positiva. Nonostante questa partenza sottotono, il successo del film è andato crescendo nel tempo, sia per quanto riguarda la critica che il pubblico, arrivando a diventare un vero e proprio cult.

Produzione e differenti versioni
Blade Runner ebbe una produzione molto travagliata, dalle prime stesure della sceneggiatura (di cui pare che Philip K. Dick non fosse per nulla convinto) fino alla post-produzione. Il perfezionismo di Scott si scontrò con la troupe americana, non abituata all’esigenza di controllo totale del regista, e con i produttori, che lo obbligarono a chiudere frettolosamente le riprese per aver sforato i tempi e intervennero sul girato.

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Esistono, infatti, addirittura sette versioni del film, di cui quella uscita nelle sale nel 1982 non rispettava per nulla la volontà del regista. Il generale tono cupo portò infatti i produttori ad imporre una voce extradiegetica, quella del protagonista, a commento di tutta la durata della storia e a decidere di terminare con una scena che sanciva il lieto fine. Su questi punti sono sempre state espresse molte riserve e, infatti, nel 1992 è stata realizzata una versione “Director’s cut” (anche se nemmeno questa volta Scott ebbe l’ultima parola) in cui la voce off è stata eliminata, così come l’happy ending, mentre è stata aggiunta la scena in cui Rick sogna o immagina un unicorno, elemento che suggerisce che lo stesso protagonista possa essere un replicante. L’ultima versione realizzata (“Final cut”), che rispecchia finalmente la volontà del regista, è del 2007. Le modifiche riguardano soprattutto miglioramenti tecnici, il sogno dell’unicorno è esteso e sono state inserite alcune scene violente eliminate dalla prima versione.

Scenografia ed estetica cyberpunk
Una delle particolarità che rendono Blade Runner un film di fantascienza “inusuale” per quegli anni, è la presenza di molti elementi del genere noir: il protagonista è un poliziotto solitario e disilluso, in una città, Los Angeles (sfondo di tantissimi film noir degli anni ’30-’40), costantemente immersa nella notte e in una pioggia continua, illuminata solo da neon e cartelloni pubblicitari, avvolta da esalazioni di gas di scarico e attraversata da una folla indistinta e formicolante.

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L’attenzione alla scenografia è fondamentale per ricreare la sensazione di paranoia di uno scenario distopico (tipico tema cyberpunk), in cui la Terra è stata sfruttata fino allo stremo, la popolazione è cresciuta a dismisura e si è resa necessaria la costruzione di colonie extra-terrestri. I modelli a cui Scott si rifece per costruire l’atmosfera del film sono la rivista francese di fantascienza Métal Hurlant e il dipinto Nighthawks di Edward Hopper, ma anche lo skyline di Hong Kong e il paesaggio industriale dell’Inghilterra nord-orientale. Fondamentale fu il lavoro dello scenografo Lawrence G. Paull, del direttore artistico David Snyder e dei supervisori degli effetti speciali Douglas Trumbull (che aveva lavorato a 2001: Odissea nello spazio e Incontri ravvicinati del terzo tipo) e Richard Yuricich, che non utilizzarono effetti speciali creati al computer ma modellini e modifiche delle riprese in post produzione.

Alla scenografia e alla conseguente atmosfera che ne deriva (decisiva è anche la colonna sonora di Vangelis, con la combinazione di melodie classiche e suoni ricavati dall’uso del sintetizzatore) si devono l’efficacia e il fascino del film: un mondo allo stesso tempo lontano e vicinissimo, in cui lo spettatore è trascinato e di cui avverte tutta la concreta realtà.

Tra i momenti più memorabili: il monologo del replicante Roy sui tetti di Los Angeles, sotto una pioggia incessante, ultima scena ad essere girata, di cui l’attore Rutger Hauer improvvisò le battute finali.

 

About Alessandra Pirisi

Tra i fondatori di Cinemagazzino, ne è stata redattrice e collaboratrice fino al dicembre 2018. Laureata all’Università di Bologna in Lettere moderne. I suoi interessi vertono su letteratura (suo primo amore), teatro, danza, cinema, musica e Bruce Springsteen. Si interessa – molto – a serie tv, in particolar modo poliziesche. Ha un'ossessione totalizzante per il cinema indiano.

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