O MENINO E O MUNDO

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Regia: Alê Abreu ; Origine: Brasile; Anno 2013; Durata: 80´

Presentato all’ultima edizione del Milano Film Festival nella sezione “Focus Animazione”, in realtà si piazza a metà tra questa e “Colpe di Stato”: O menino e o mundo è una sorta di documentario animato che attraverso l’animazione arriva alla realtà toccando le tematiche sociali brasiliane.

Vincitore della Mostra Internacional de Cinema São Paulo nel 2013, l’opera di Alê Abreu colpisce per l’eccellente qualità tecnica ed inventiva.
Alla semplicità dei tratti con cui sono disegnati i personaggi che sembrano quasi abbozzati con il lapis da una mano infantile, corrisponde una sorprendente profondità narrativa.

Alla totale mancanza di dialoghi sopperisce un paesaggio musicale che va da Nana Vasconcelos (vincitore di numerosi Grammy) a Barbatuques, al rapper Emicida. “Paesaggio” non è una parola usata a caso: la musica disegna forme, con colori ora vivaci, ora scuri.
A guardarlo, sembra di osservare un caleidoscopio dall’inizio alla fine del film.

O menino è un bambino che vive con i suoi genitori fin quando il padre non decide di partire per trovare lavoro altrove.

Crédito: Filme de Papel/Divulgação. Cena do filme O Menino e o Mundo.

Il piccolo decide di lasciare anche lui casa per conoscere il mondo e magari ritrovare suo padre.

Riconosciamo nei luoghi che visita la spiaggia di Rio, le favelas, la natura del Brasile, i suoi colori, il suo affollamento. Li vediamo attraverso i suoi occhi di bambino. E tale resta lo sguardo fino alla fine, quando, ad un tratto, il cielo si scurisce, i colori si dissolvono, la città è ridotta ad un cumulo di spazzatura, le fabbriche si svuotano, compaiono bande di bambini dall’espressione di adulti cattivi. Gli alberi crollano al suolo. Grosse e minacciose macchine simili a bizzarri animali sembrano aver sostituito la presenza umana. I simboli del capitalismo incombono e spazzano via tutto.

Ed è a questo punto che il disegno diventa video e dall’animazione passiamo al documentario di immagini di repertorio, tratte da servizi televisivi sui danni all’ambiente.
Poi ritorna il cartone: il bambino è diventato grande, anziano, triste, solo.
Eppure, il suo sguardo innocente resta, insieme al colore, insieme all’ingenua speranza che non tutto è perduto per sempre. Ritrova nel giardino un sasso colorato che gli aveva regalato il padre anni prima e se lo accosta all’orecchio: riesce ancora a sentire la musica armoniosa, gioiosa che scandiva la sua vita familiare.

Il lavoro di Abreu è un’opera su più livelli capace di parlare al menino, incantandolo con i suoi disegni colorati e la musica di fondo che li accompagna, e al tempo stesso di urlare agli adulti la sua denuncia nei confronti di un mundo che stanno trasformando in un posto orrendo.

 

VOTO: 8

About Ivana Mennella

Partenopea di nascita e spirito, ma milanese di recente adozione, si trasferisce all’ombra della bela Madunina otto anni fa. A 10 anni voleva fare la regista. A 20 la traduttrice per sottotitolaggio e adattamento dialoghi. A 30 la sceneggiatrice. A quasi 40, scrive per questo blog e sa con certezza una sola cosa ossia che il cinema e’ ancora e resterà sempre la sua più grande passione.

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