MAPS TO THE STARS

Titolo: Maps to the stars; Regia: David Cronenberg; Interpreti: Julianne Moore, John Cusack, Mia Wasikowska, Robert Pattinson; Origine: Canada, Usa; Anno: 2014;  Durata:111’

Il ritratto di una famiglia e di un’attrice single di Los Angeles in piena deriva nichilista, tra ossessione di fama ed esistenze doverizzate, sotto la costante pressione del potere della incombente scritta «Hollywood».

«Le Maps to the Stars ad Hollywood esistono veramente. Sono delle mappe che ti dicono dove si trovano le case dei divi. Nel mio film diventano metafore del come si diventi famosi. Ma potremmo trovarci anche a Wall Street o a Silicon Valley.»

Il regista canadese David Cronenberg per Maps to the Stars (suo 21° film, presentato in concorso al recente Festival di Cannes) si è basato principalmente sullo script originale, sarcastico e graffiante, di Bruce Wagner (scrittore americano già autore della caustica sceneggiatura di Scene di lotta di classe a Beverly Hills del 1989), realizzando un’opera dolorosa, buia, spietata, con la quale ci sbatte in faccia tutte le ombre di un mondo senza speranza che ha fatto dell’essere rich young and famous il suo nichilistico credo.

Da un lato ci viene presentata la famiglia Weiss, ossessivamente orientata al successo: il padre Stafford (John Cusack), imbolsito dal botox e plastificato come i sentimenti che non prova, è un discutibile psicoterapeuta a metà strada tra manuale fai-da-te e massaggio ayurvedico, in cerca della definitiva consacrazione mediatica; il figlio tredicenne Benjie (Evan Bird), in odor di fama per l’interpretazione in un film dall’indicativo titolo di Bad baby sitter, è più navigato di un 40enne nel dimesticarsi tra contratti con molteplici zeri, provvigioni dollarizzate e nevrosi scaricate sui subalterni assistenti; la madre Christina (Olivia Williams) è una donna tesa fino all’ultimo nervo a rinforzare la carriera del figlio, senza mostrare alcun tentennamento per le debolezze del pargolo, pur sempre tredicenne. Un “nucleo asettico organizzato” che agisce sotto la costante pressione del raggiungimento del successo quale bisogno compulsivo che non conosce fine, autorigenerandosi una volta soddisfatto.

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Dall’altro lato, c’è un’attrice non più giovanissima e non all’apice della fama, Havana Segrand, ossessionata dall’ottenere il ruolo che fu della madre tanti anni prima, interpretata da un’immensa Julianne Moore (meritatissimo premio a Cannes come migliore attrice protagonista) che in questo ruolo non ha esitato ad esporsi senza filtri e senza difese per la rappresentazione non facile di una donna dalla personalità complessa: squilibrata, violenta, ipocrita, accecata dal successo, spietata, anaffettiva ed egoista, ma anche fragile, sbandata e sofferente.

Anello di congiunzione tra i due nuclei è Agatha (Mia Wasikowska), figlia degenere della coppia perfetta Weiss, rinnegata e spedita in Florida in un istituto di riabilitazione a seguito di un incendio appiccato da lei stessa. La giovane donna ritorna sui luoghi del delitto, diventando l’assistente di Havana e cercando senza esito di ricucire i rapporti con la sua famiglia.
Alla ricerca della libertà in cui vuole credere, Agatha declama come un mantra i versi dell’omonima poesia di Paul Eluard: «Sui miei quaderni di scolaro. Sui miei banchi e sugli alberi. Sulla sabbia e sulla neve. Io scrivo il tuo nome. Su tutte le pagine lette. Su tutte le pagine bianche, sasso sangue carta cenere. Io scrivo il tuo nome». La troverà solo rinnegando tragicamente la realtà in cui l’ha cercata.

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Il maestro Cronenberg descrive un universo chiuso in se stesso, dove l’incesto diventa uno schema ricorrente; dove a 24 anni sei considerata vecchia e una donna in menopausa è peggio di un’appestata; dove sull’altare sacrificale della fama si offre la costante rimozione di dolori, paure, difficoltà, dubbi, desideri altri, tramite droghe, narcotici e tutto quanto possa servire allo scopo. Ma il rimosso, se non accolto, riemerge, genera allucinazione, deriva e disfunzione del principio di realtà. I segreti uccidono, se non ascoltati. Tra fiamme, annegamenti, fantasmi, yoga, diete e droghe, l’autore ci porta nell’incubo di una Hollywood implosa, archetipo della nostra società.

«Sai cos’è l’inferno? Un mondo senza narcotici.»

Maps to the Stars è un film durissimo, quasi disturbante, senz’altro scomodo, com’è tipico del regista, da rivedere più volte per cogliere appieno le innumerevoli sollecitazioni alla riflessione che offre. Un film che si avvale di una sceneggiatura straordinaria, cinica e a tratti anche esilarante (vero punto di forza, insieme alla strepitosa interpretazione della Moore), graffiante nell’esprimere le contraddizioni aspre di un mondo dove “sei” solo se hai successo, solo se diventi una stella, ma dove le stelle sono cadute.

VOTO: 8/10

 

 

 

About Alessandra Quagliarella

Di Bari dove ha frequentato il liceo classico Socrate e si è laurea in Giurisprudenza. Da sempre appassionata di cinema. Ideatrice della rubrica "Cinema e Psiche" su Cinemagazzino, si propone una riflessione sulle vicende dell’animo umano tramite l’analisi del linguaggio espressivo di quel cinema che se n’è occupato. Nel 2015-2016 ha curato e condotto una trasmissione sul cinema "Sold Out Cinema" su Controradio Bari.

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