Regia: Joshua Michael Stern; Interpreti: Ashton Kutcher, Josh Gad, Lukas Haas, Victor Rasuk; Anno: 2013; Origine: USA; Durata: 128′
Dopo The Social Network, ispirato alla storia di Mark Zuckerberg, creatore di Facebook, non poteva mancare un film su un altro innovatore dei nostri tempi, Steve Jobs, cofondatore di Apple Inc. e famoso per prodotti di successo come Macintosh, iMac, iPod, iPhone e iPad.
Jobs racconta gli esordi di questo importante personaggio attraverso un lungo flashback: infatti il film inizia con l’assemblea del 2001 in cui viene presentato iPod. La narrazione della scena non è costruita attraverso inquadrature fisse ma la macchina da presa è sempre in leggero movimento e compie brevi e lente panoramiche.
Questo è lo stile che permarrà in tutta la pellicola, quasi a ricordare che una mente creativa è sempre in movimento anche quando sembra essere arrivata alla creazione ottimale.
Il fenomenale percorso e la cangiante creatività di Jobs vengo anche rivelate nel film attraverso numerose sequenze di montaggio che mostrano il lavoro svolto dallo stesso.
Date annuali in sovrimpressione scandiscono il passare del tempo partendo dal 1974: il film è così divisibile in sette macro sequenze e spesso, per sottolineare la divisione fra di esse, viene inserita un’inquadratura a campo lunghissimo di carattere ambientale, naturalmente in movimento (tecnica ampiamente utilizzata nei telefilm di produzione contemporanea).
Unico momento in cui lo schermo “va a nero” è quando Jobs viene licenziato dalla sua stessa azienda e torna a casa dai genitori. Questa ellissi si riapre con una sequenza di montaggio dove si alternano strappi di erbacce da parte di Jobs in inquadrature ristrette e notiziari tv sull’azienda da lui fondata e sulle nuove proposte informatiche del protagonista nel periodo di assenza dalla Apple. Quasi a significare che tutte le persone che si sono poste fra Jobs e la Apple (e le scelte fatte da queste) sono state eliminate. Infatti il finale del film ricorda il doppio gioco del conte di Montecristo che si vendica di tutti i torti subiti.
Le scelte registiche sono molto coerenti, lo stile, per quanto non particolarmente originale, permane in tutto il lungometraggio e situazioni ricorrenti vengono trattate con la stessa importanza: dalle sequenze di montaggio sul lavoro per creare il prodotto, alle scelte di messinscena dei discorsi enunciati da Jobs. In questo caso la macchina da presa, sempre in lento movimento, si mescola alla folla, riprende Jobs nell’atto del discorso, come se lo stesso spettatore fosse il pubblico.
Ashton Kutcher interpreta con passione Jobs, facendosi notare per la particolare camminata, sottolineata nella maggior parte del film con inquadrature in figura intera che mostrano il personaggio che cammina di spalle.
La musica ha preminentemente la funzione di raccordo sonoro e solo in particolari casi assume specifici significati: ironico il momento in cui Jobs propone un contratto ad un acquirente e come musica extradiegetica viene scelto un jingle tipico dei quiz televisivi.
In conclusione, Jobs è un film scorrevole e coerente nella sua estetica anche se non relativamente alla persona di Steve Jobs, come testimoniano alcune affermazioni di persone che lo hanno realmente conosciuto.
About Giulia Scalfi
Dopo la laurea triennale DAMS con la tesi Da Caramel a E ora dove andiamo?: Il Cinema di Nadine Labaki, consegue la laurea magistrale in Scienze dello Spettacolo e Produzione Multimediale discutendo la tesi Evoluzione del montaggio e del sonoro nella saga di James Bond. Il particolare interesse per il linguaggio cinematografico la porta a concentrasi maggiormente sulla struttura dei film e sulle scelte stilistiche. E' stata conquistata dal cinema grazie a film come Effetto Notte, Frankenstein Junior e Chicago. Non può negare la profonda stima nei confronti di Quentin Tarantino e Robert Rodriguez nonostante provi una profonda ammirazione per le cineaste di ieri e di oggi.
