IO STO CON LA SPOSA

Regia: Alberto Augugliaro, Gabriele Del Grande, Khaled Soliman Al Nassiry; Interpreti: Tasneem Fared, Abdallah Sallam, MC Manar, Alaa Bjermi, Ahmed Abed, Mona Al Ghabr, Gabriele Del Grande, Khaled Soliman Al Nassiry, Tareq Al Jabr; Origine: Italia, Palestina; Anno: 2014; Durata: 89’

 Il viaggio, da Milano a Stoccolma, in Svezia (stato che attribuisce con più facilità lo status di rifugiati politici), di un gruppo di immigrati siriani e palestinesi e delle persone (italiani e non) che li aiutano, che, per evitare i controlli di frontiera, si fingono un corteo nuziale.

Il documentario di Alberto Augugliaro, Gabriele Del Grande e Khaled Soliman Al Nassiry, presentato nella sezione Orizzonti della Mostra del Cinema di Venezia 2014, è stato girato nel novembre 2013, durante i quattro giorni che hanno costituito il viaggio (dal 14 al 18 novembre) e in quelli immediatamente precedenti dei preparativi. Il film testimonia un’operazione umana e civile sorprendente (ma, come hanno dichiarato anche gli autori del film, non così insolita) e porta alla luce la situazione di milioni di migranti che fuggono dal Medioriente, in particolare dalla Siria, alla ricerca di un paese che garantisca loro una vita.

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Il giudizio su Io sto con la sposa inevitabilmente porta a separare il contenuto e il fine della storia alla base del film, dalla forma con cui è realizzato. Girato con tre telecamere, senza alcun intento se non quello di testimoniare l’eccezionalità della situazione, il lungometraggio si affida completamente alle scelte di montaggio per la costruzione di un ritmo che, proprio per il corso stesso degli eventi, non riesce a reggere, soprattutto nella seconda parte. Come dichiarato dagli stessi autori: «Non abbiamo scritto dialoghi né personaggi, ma abbiamo organizzato il viaggio ragionando per scene. Abbiamo cioè immaginato delle situazioni all’interno delle quali far muovere liberamente i nostri personaggi, ormai abituati alla presenza delle telecamere.
Tuttavia le riprese hanno sempre dovuto mediare con le esigenze dell’azione politica. Perché in Svezia ci dovevamo arrivare per davvero, non tanto per fare un film. E dovevamo arrivarci nel più breve tempo possibile. Questo ovviamente ha comportato ritmi di lavoro durissimi».
Eppure il “contenuto umano”, il messaggio che emerge prepotentemente, le storie dei protagonisti coinvolti, la “verità” che si respira, sono elementi che in un certo senso riescono a trascendere le carenze formali.

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Il pregio più grande è sicuramente l’essere riusciti a portare all’attenzione del “grande pubblico” e a rendere “familiare” la situazione dei migranti: quando Abdallah racconta delle persone che erano con lui sul barcone naufragato e che sono morte in mare, quando il padre parla del modo in cui lui e il figlio sono riusciti a imbarcarsi, quando Tasneem descrive le sue giornate mentre le bombe cadono tutto intorno, ecco che la loro condizione non è più qualcosa di astratto, che coinvolge persone sconosciute, di cui non si conoscono i volti, cifre senza nome riportate dai giornali. Ma riguarda individui di cui ci viene mostrato il viso, che parlano delle loro speranze, affetti, sofferenze. Il film mette in moto un processo che rovescia la prospettiva che siamo abituati ad avere nei confronti dei migranti, portandoci ad essere al loro fianco, partecipi del loro viaggio.
Allo stesso modo, il viaggio attraverso l’Italia, la Francia, il Lussemburgo, la Germania, la Danimarca, fino in Svezia, rivela un’altra faccia dell’Europa, mostrando tutta la labilità e la fragilità delle frontiere tra gli stati, così forti e definite teoricamente, ma nel concreto – nei luoghi attraversati, nel paesaggio, nelle persone che accolgono il “corteo” – inesistenti.

 

About Alessandra Pirisi

Tra i fondatori di Cinemagazzino, ne è stata redattrice e collaboratrice fino al dicembre 2018. Laureata all’Università di Bologna in Lettere moderne. I suoi interessi vertono su letteratura (suo primo amore), teatro, danza, cinema, musica e Bruce Springsteen. Si interessa – molto – a serie tv, in particolar modo poliziesche. Ha un'ossessione totalizzante per il cinema indiano.

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