E FU SERA E FU MATTINA

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Regia: Emanuele Caruso
Anno: 2014
Origine: Italia
Durata: 109’

 

Opera prima per il regista Emanuele Caruso, opera prima per il direttore della fotografia, per il compositore della colonna sonora, per alcuni attori, forse l’unica per molti altri.
Girato con la modestissima cifra di 70.000 euro, non avendo trovato né un vero produttore né un distributore, è un vero film indipendente, i cui limiti tecnici sono comprensibilmente evidenti, un po’ per inesperienza, un po’ per budget.

Eppure il tema è complesso e ambizioso, e questo dimostra il grande coraggio dell’autore e al tempo stesso la sua incoscienza.
In queste settimane il film sta girando l’Italia porta a porta, o meglio, cinema a cinema, e sta riscontrando un inatteso ed insperato successo: 18.000 i biglietti staccati solo al Reposi di Torino, che lo avrà in cartellone ancora fino al 2 aprile, avendone prolungato la programmazione.

Ma ora veniamo al film.
In un paesino delle Langhe, di quelli dove la gente si conosce tutta e mormora e brontola, giunge la tremenda notizia che il Sole sta per spegnersi lasciando la Terra al buio e, ancora peggio, ponendo fine all’intero sistema solare.
Ogni paesano è afflitto, che sia cosa terrena o nodo esistenziale, da qualche problematica, e questo estenuante “conto alla rovescia” li obbligherà a confrontarsi con se stessi.
Non è dunque un film catastrofico, non nel senso americano del termine, ma l’intera vicenda è chiaramente un pretesto per sondare le vite dei protagonisti e quelle degli spettatori. La domanda è una sola: se aveste 50 giorni da vivere, continuereste la vostra vita come nulla fosse? Oppure, preferireste sconvolgerla completamente?
La stessa domanda viene posta intrinsecamente a tutti i personaggi (5 protagonisti e quasi 50 personaggi minori) ed ognuno risponde in modo diverso. Inoltre, è davvero necessario un evento catastrofico per farci destare da una vita fatta di rimpianti e di dolori?
Un appello a vivere seguendo le proprie aspirazioni e sensazioni, non curandosi del fallace e maligno giudizio altrui. Incuranti anche dei beni materiali che sono comunque destinati a consumarsi e a perdersi. Emblematica, a tal proposito, l’avidità del macellaio che, nonostante manchino 5 giorni alla fine, rivendica al fratello il possesso di un terreno agricolo ed è disposto a tutto per riprenderselo, in una moderna e cinica reinterpretazione del mito di Romolo e Remo.
Il finale è pieno di fede e di speranza, un po’ troppo “catechistico”. Fiducia negli uomini, nonostante tutto, ancora capaci di essere felici e propositivi, in un Mondo, o meglio, in una Italia, molto triste e degradata.

Purtroppo, nonostante i buoni propositi, il film rimane a mezz’aria, con molti spunti che restano però in superficie.
Le stesse vicende dei cinque protagonisti, tragiche sulla carta, rimangono impalpabili allo spettatore che non ne percepisce i tormenti, le paure ed i sentimenti. Ciò è in massima parte dovuto al fatto che la sceneggiatura nasconde i veri motivi dei loro disagi, chiarificandoli sbrigativamente e non completamente alla fine. In questo modo si rimane “fuori dalla porta”, ad osservare, sapendo che c’è qualcosa che non va ma non capendo bene di cosa si tratti, e quindi non scatta quel meccanismo di empatia che si richiederebbe a un film così profondo e spirituale negli intenti.
Eccessiva la presenza musicale, che scandisce praticamente ogni attimo, complice forse l’inesperienza che porta i giovani registi al “riempimento compulsivo”, temendo i silenzi che, invece, spesso sono più evocativi degli stessi suoni. Gli attori sono quelli che sono, con alcune positività e moltissimi limiti. La fotografia è studiata e ci regala alcuni scorci interessanti illuminati da una luce calda.

Un primo tentativo forse un po’ troppo pretenzioso, mancando sia l’esperienza sia la pecunia, ma è un film da vedere, in quanto regala comunque dei veri motivi di riflessione e le immagini trasudano la fatica e i sacrifici che lo hanno portato a compimento.

 

About Frank Stable

Nasce a Moncalieri (TO) il 30 Maggio 1992, si laurea nel 2018 in Medicina e Chirurgia presso la facoltà di Torino. Benché in famiglia abbia sempre respirato una certa attenzione al cinema la vera passione nasce durante il Liceo Scientifico grazie alla preziosa e ispirante programmazione del canale satellitare "CULT". Sarà il film "Vodka Lemon" di Hiner Saleem a sancire la svolta e trasformare l'interesse in passione.‎ Al di fuori del cinema i suoi interessi sono per le automobili, i viaggi e la fotografia di viaggio, la tecnologia e la grafica.

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