AMERICAN SNIPER

AMERICAN-SNIPERRegia: Clint Eastwood; Interpreti: Bradley Cooper, Sienna Miller, Kyle Gallner, Luke Grimes, Sam Jeager; Origine: USA;
Anno: 2015; Durata: 139’

Chris Kyle è un Navy Seal della Marina Militare Americana. Impegnato, a più riprese, per quasi 1000 giorni nella guerra in Iraq, soprannominato “leggenda”, è stato il cecchino più letale nella storia militare USA. È un personaggio realmente esistito e il film è tratto dalla sua autobiografia.

Nonostante il dichiarato carattere biografico, il film non vuole essere un racconto didascalico della vita di Chris Kyle, né tantomeno un puro film di azione a stelle e strisce: non sarebbe infatti lo stile di Eastwood. Il personaggio è evidentemente un pretesto per trattare il tema della guerra e soprattutto degli effetti che la guerra ha sui soldati che ritornano in patria.

Dopo alcuni riferimenti posticci all’infanzia del protagonista (l’educazione alla vita) e dopo lo stoico addestramento del famoso reparto dei corpi speciali della Marina americana (l’educazione alla guerra), si passa alle vicende centrali con una contrapposizione continua tra i conflitti per le strade di Ramadi, con scene di spettacolare realismo, e la vita quotidiana nella ridente e prosperosa America (quella dei barbecue in giardino, per intenderci).

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Tutto sembra procedere bene, con immagini formalmente perfette e un bel ritmo coinvolgente. Dopo i primi 40 minuti, tuttavia, iniziano ad affiorare i primi limiti e debolezze. Si denota infatti un grande sbilanciamento quantitativo ed emotivo verso le scene di guerra – comunque assai riuscite e appassionanti – a scapito della opprimente vita quotidiana che è raccontata con brevi “spot” tra una missione e l’altra, perdendo l’efficacia nel descrivere il disagio e il turbamento del reduce, le tensioni famigliari, gli scatti d’ira ingiustificati e l’alcolismo. Tutti sintomi tipici del disturbo post-traumatico da stress di cui soffrì.

A causa di queste scelte, se inizialmente il film pareva delegittimare la violenza e la guerra, intese a livello universale, senza connotazioni politiche, poi vira decisamente verso un messaggio praticamente opposto. Il reduce vittima della guerra è in realtà un eroe vero e proprio. D’altra parte «in questa casa non si allevano pecore» ma cani pastore.

Sembrerebbe quasi che Clint Eastwood sia rimasto sedotto dal patriottismo americano e, in modo più o meno consapevole, abbia cambiato la sua direzione. Il risultato è un film che disattende le aspettative, creando una grande confusione e risultando irrisolto.
Questa sensazione si ha a partire dal recupero miracoloso di Kyle nel rapporto con la vita e con la famiglia, che ci induce a credere che, tutto sommato, la sua esperienza non lo abbia segnato in modo irrecuperabile. In realtà, per chi conosce la vicenda reale, Chris Kyle è una tragica vittima “indiretta” della guerra, ma questo viene liquidato nel finale in modo sbrigativo (e non visivo) per lasciare spazio alle celebrazioni dell’eroe.

Quindi, la guerra è bella e giusta e il protagonista è un eroe infallibile e vittorioso oppure la guerra è una cosa terribile e Chris un reduce debole e indifeso da aiutare, così come tanti altri? Il dilemma aleggia, ma il regista abbandona “in corsa” la denuncia delle “cause” per intraprendere la via della commemorazione delle “conseguenze”: più facile, prevedibile e “americana”. Deludente, per quanti si aspettavano un film vicino a quel capolavoro che fu Il Cacciatore (Michael Cimino, 1978), dove si percepivano perfettamente le ferite invisibili nella mente e nelle vite dei reduci e lo stravolgimento dei rapporti umani.

Un’ultimissima nota di merito per Bradley Cooper, attore che ha saputo dimostrare nell’ultimo anno, più di altri colleghi inflazionati, la sua grande versatilità e duttilità: espressivo, verosimile e “somigliante” (incredibile la sua trasformazione fisica).

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Voto: 6

About Frank Stable

Nasce a Moncalieri (TO) il 30 Maggio 1992, si laurea nel 2018 in Medicina e Chirurgia presso la facoltà di Torino. Benché in famiglia abbia sempre respirato una certa attenzione al cinema la vera passione nasce durante il Liceo Scientifico grazie alla preziosa e ispirante programmazione del canale satellitare "CULT". Sarà il film "Vodka Lemon" di Hiner Saleem a sancire la svolta e trasformare l'interesse in passione.‎ Al di fuori del cinema i suoi interessi sono per le automobili, i viaggi e la fotografia di viaggio, la tecnologia e la grafica.

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