Per me è un NO! – L’ALTRA METÀ DELLA STORIA

Titolo: L’altra metà della storia; Titolo originale: The sense of an ending; Regia: Ritesh Batra; Interpreti: Jim Broadbent, Charlotte Rampling, Michelle Dockery; Origine: Gran Bretagna; Anno: 2016; Durata: 108’

Un settantenne divorziato, con figlia single in procinto di partorire, riceve una lettera da uno studio notarile relativa ad un lascito che lo porterà a fare i conti con il suo passato.

Opera del regista Ritesh Batra, nato in India e trasferitosi a New York per studiare (il suo film precedente più famoso è Lunchbox, 2011), tratta dall’omonimo romanzo dello scrittore del postmodernismo inglese Julian Barnes, L’altra metà della storia rappresenta l’apoteosi della celebrazione della freddezza inglese.

Tony Webster, interpretato da Jim Broadbent, svolge una vita costellata da abitudini che gli permettono di evitare ogni contatto e calore umano, circostanza questa che, più che essere un limite, spesso per il popolo british è un vanto.
In questa corazza irrompe il passato, rappresentato da un lascito ereditario che ricollega direttamente Jim con Veronica, suo grande amore giovanile, ovviamente mai dimenticato, e con quel periodo della sua vita.
Nel rielaborare un passato rimosso, ma presente in sottofondo, Jim si riapre alla dolcezza, al calore dei rapporti umani, al perdono.

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Sulla carta L’altra metà della storia potrebbe anche essere interessante, ma la resa è soporifera e distaccata, fredda, appunto, e, quindi, priva di comunicazione.
Il protagonista svolge un percorso interiore semplicistico ed abbozzato e la sua  trasformazione è difficilmente percepibile, prevalendo il cosiddetto aplomb inglese; in definitiva, è un film chiuso in sé stesso, autocelebrativo del british way of life.

Appesantito da continui flashback noiosi e prevedibili, con una ricostruzione degli anni Sessanta a volte ridicola (insopportabile la parrucca posticcia di Adrian, uno dei migliori amici di Jim), il film è inoltre infarcito di elementi tipici dei british movies: la lezione nel college con annesso professore illuminato, il weekend nella casa di campagna della famiglia della fidanzatina con triangolo amoroso, inseriti in una narrazione classica che più classica non si può. Inoltre vengono riproposti i soliti attori BBC style, da Michelle Dockery di downtoniana memoria ad Andrew Goode ed Emily Mortimer, direttamente trasposti da quel capolavoro alleniano che di nome fa Match Point.
Né vale a risollevarlo la presenza di Charlotte Rampling, della quale ci viene in mente il ben migliore 45 anni.

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La semplicistica trattazione della risoluzione del perdono che apre alla dolcezza non irrompe nella prevalente freddezza british, traducendosi in un limite di comunicazione con lo spettatore.
Unico elemento da salvare: una frase della lettera finale di Jim; poco per 108 minuti!

 

About Alessandra Quagliarella

Di Bari dove ha frequentato il liceo classico Socrate e si è laurea in Giurisprudenza. Da sempre appassionata di cinema. Ideatrice della rubrica "Cinema e Psiche" su Cinemagazzino, si propone una riflessione sulle vicende dell’animo umano tramite l’analisi del linguaggio espressivo di quel cinema che se n’è occupato. Nel 2015-2016 ha curato e condotto una trasmissione sul cinema "Sold Out Cinema" su Controradio Bari.

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