Per me è un NO! – THE RAMEN GIRL

 Titolo: The ramen girl; Regia: Robert Allan Ackerman; Interpreti: Brittany Murphy, Toshiyuki Nishida, Tammy Blanchard, Sohee Park, Gabriel Mann; Origine: USA, Giappone; Anno: 2008; Durata: 102′

Abby è una studentessa americana che decide di seguire il suo fidanzato Ethan a Tokyo, dove lui lavora. La scelta si rivelerà pessima perché, dopo pochi giorni, lui la lascia e si trasferisce ad Osaka. Sarà per lei l’occasione, inizialmente traumatica, di prendere in mano le redini della propria vita e scoprire cosa vuol fare “da grande”.

La bellezza del Giappone, dei vicoli di Tokyo, dei volti dei suoi abitanti che parlano una lingua affascinante e sconosciuta, le tradizioni culinarie come i favolosi ramen fanno da splendida cornice a… un’orribile pellicola.
Un’americana persa nel cuore antico di una moderna Tokyo ci appare con l’espressione, più stupida che stupita, di Brittany Murphy che infastidisce in maniera epidermica fin dalla prima scena di The ramen girl. I dialoghi si infilano a casaccio nei vuoti di una sceneggiatura che ha più buchi di una forma di groviera tanto da chiedersi se c’era davvero bisogno di arrivare fino in Giappone per girare un film che non ha nulla da dire.

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La sceneggiatura di The ramen girl è firmata da Becca Topol, che sembra abbia scritto solo questa, poi si suppone abbia giustamente ingoiato la penna per diventare magari cuoca di ramen in una sorta di auto citazione vivente.

Non c’è continuità logica nella storia, gli eventi accadono senza motivo e si susseguono per forza di inerzia senza che ci sia un reale motore della vicenda.
Abby segue il compagno a Tokyo, ma non si sa quasi nulla di lei, del suo rapporto con Ethan e del suo lavoro, sembra insomma di essere capitati nel bel mezzo di una serie TV di cui abbiamo perso le prime puntate.

Ethan si trasferisce senza preavviso ad Osaka ed Abby sembra disperata. Sembra, nel senso che in realtà ha perennemente sul viso l’espressione di chi stia sul punto di scoppiare a ridere. Per la sceneggiatura del film, immagino.
Poi una sera viene illuminata dalla visione di un locale di ramen sotto casa sua e, come richiamata da una magica aura, vi si reca.
Il mattino dopo ha un’epifania! Ecco quale può essere lo scopo di restare in Giappone: cucinare ramen.
Dà luogo così ad una serie di goffi tentativi di convincere nella propria lingua madre (l’inglese) Maezumi, il serioso e irascibile cuoco del Ramen-ya che parla solo giapponese, ad insegnarle l’antica arte dei ramen.

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Il bizzarro corso di cucina viene preceduto da un apprendistato faticoso che prevede i lavori più umili, come la pulizia da cima a fondo del locale, simbolo di un primo e fondamentale insegnamento tutto giapponese: le cose bisogna sudarsele prima di ottenerle.
Verso la fine del film, viene svelata dall’anziana madre di Maezumi l’essenza segreta della ricetta dei ramen: l’anima. Quella che manca alla sceneggiatura.
“Niente anima. Niente” grida il sensei ad Abby mentre, per l’ennesima volta, butta il brodo di ramen che lei ha appena preparato. E sembra dare un giudizio non solo sulla sua zuppa, quanto sull’intero film.

About Ivana Mennella

Partenopea di nascita e spirito, ma milanese di recente adozione, si trasferisce all’ombra della bela Madunina otto anni fa. A 10 anni voleva fare la regista. A 20 la traduttrice per sottotitolaggio e adattamento dialoghi. A 30 la sceneggiatrice. A quasi 40, scrive per questo blog e sa con certezza una sola cosa ossia che il cinema e’ ancora e resterà sempre la sua più grande passione.

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