QUALCOSA DI BUONO

Titolo originale: You’re not you; Regia: George C. Wolfe; Interpreti: Hilary Swank, Emmy Rossum, Josh Duhamel, Stephanie Beatriz, Jason Ritter; Origine: USA; Anno: 2014; Durata: 104′

Due donne completamente diverse, due mondi diametralmente opposti che entrano in collisione a causa di una grave malattia degenerativa, la SLA, che azzererà le differenze sociali, facendo nascere un rapporto che le cambierà profondamente.

L’incontro tra le due protagoniste, così diverse ma allo stesso così bisognose di aiuto ed affetto, genera un percorso che attraversa tutte le fasi della malattia, mostrando l’evoluzione dei personaggi che maturano e cambiano il modo di vedere un mondo che riscoprono diverso da quello che erano abituate a vivere.
Dopo Come un uragano, George Costello Wolfe sceglie il romanzo di Michelle Wildgen per tornare alla regia, con una storia che sembra voler ricalcare le orme del celebre caso cinematografico francese Quasi amici, utilizzando però due protagoniste femminili, Kate (Hilary Swank), ricca donna dalla vita perfetta, minuziosamente programmata ma sporcata da tracce di futile falsità e apparenza, e Bec (Emmy Rossum), giovane universitaria dalla vita confusionaria e senza regole che volteggia continuamente sul confine del fallimento.

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Film dalla sceneggiatura piatta e senza verve, con una regia che si limita a raccontare i fatti che si susseguono, a tal punto che nonostante l’argomento sia di quelli da “valle di lacrime” gli occhi lucidi in sala sono davvero pochi. Anche se è di per sè molto toccante, la storia appare scontata e fin dall’inizio lo spettatore può facilmente intuire il corso degli eventi e lo sviluppo narrativo.
La due volte premio oscar Hilary Swank, che in questo film ricopre anche il ruolo di produttrice, non riesce a regalarci un’interpretazione sublime (la parte era molto complicata) come quella di Million Dollar Baby, orfana forse di un regista come Eastwood. Spicca invece il personaggio della giovane Bec, interpretata da Emmy Rossum, anche lei diretta in passato da Clint Eastwood nel capolavoro Mystic River, che, dopo aver esordito in un film tv nel ruolo dell’icona Audrey Hepburn, si ritrova a dover vestire i panni della ragazza caotica, scombinata e impreparata al compito che le viene assegnato, ma che riesce a colmare tali lacune grazie alla spontaneità e all’enorme carica vitale.

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Il film è comunque da apprezzare poiché mette in luce un argomento difficile, quello di una malattia contro la quale molte persone si trovano a dover combattere, un’avversità che la vita può riservare in qualunque momento, capace di scombussolare l’intera esistenza. Nonostante l’inevitabile finale che questa malattia riserva a chi ne è affetto, il cinema prova a farsi portavoce del messaggio che la vita può e deve essere ugualmente vissuta fino in fondo, sino all’ultimo respiro perché “si capisce sempre troppo tardi che arrendersi è il più idiota degli errori”.

About Domenico Tavolaro

Tavolaro Domenico è nato a Vico Equense (Na) il 10 giugno 1988. Si è laureato in triennale presso il D.A.M.S di Padova e successivamente ha completato gli studi laureandosi nella magistrale di Economia e Gestione delle arti e delle attività culturali all’università Ca’Foscari di Venezia, con una tesi sulle nuove tecnologie e le nuove forme di finanziamento del cinema nell’era della digitalizzazione. Durante gli studi ha svolto un tirocinio presso l’agenzia di distribuzione cinematografica Athena Cinematografica. Ha collaborato alla realizzazione del Ca’Foscari Short Film festival nel 2013 e nel 2014 e ha svolto il ruolo di giurato nella “Giuria Giovani” del Social Word Film Festival a Vico Equense (Na) nel 2015. Attualmente frequenta un master organizzato dall’Università Ca’Foscari e l’università degli studi di Udine in Film Production e Location manager e svolge un tirocinio presso la TorinoFilmLab, oltre a collaborare con il web magazine Cinemagazzino dal 2014.

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