Per me è un NO! – IL SAPORE DEL SUCCESSO

Titolo: Il sapore del successo; Titolo originale: Burnt; Regia: John Wells; Interpreti: Bradley Cooper, Sienna Miller, Daniel Brhul, Omar Sy; Origine: Usa; Anno: 2015; Durata:107’

Adam Jones, chef caduto in disgrazia causa caratteraccio, alcool e droga, è in cerca del suo personale riscatto, rappresentato dal conseguimento della terza stella Michelin.

Il connubio tra cinema e cibo è di collaudata, vecchia memoria. Che si tratti di tematica principale o di sequenze inserite in opere aventi tutt’altro soggetto, il cibo, dalla preparazione alla degustazione, viene gloriosamente celebrato.

Esempio del primo caso è Il pranzo di Babette (Gabriel Axel, 1997), una fiaba romantica e delicata dove riusciamo a sentire tutti i profumi e sapori della amorevole cucina di Babette-Stephane Audran;  del secondo ricordiamo la preparazione del ragù in Quei bravi ragazzi (Martin Scorsese, 1990), dove in una celeberrima sequenza nella cella di una prigione Paul Sorvino taglia l’aglio con una lametta da barba per renderlo il più sottile possibile.

Scordiamoci tutto questo se decidiamo di vedere Il sapore del successo, un film che, a dispetto del titolo, risulta privo di ogni sapore.

Forse l’equivoco di base  è che si tratti di una film sulla celebrazione dell’arte culinaria, essendo in realtà un film sul potere, sulla brama di esso e su come l’amore poco c’entri con quello che si fa (in questo caso cucinare), essendo la cucina e il cibo solo mezzi per affermarsi nella logica delirante dei food-show televisi e dell’edonismo epocale dal quale è scaturita la stessa definizione di food-porn, un cibo dal quale è stata tolto l’amore per renderlo mero oggetto, proprio come succede ai corpi oggettivati dell’industria pornografica.

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In quest’ottica, infatti, durante tutta la narrazione de Il sapore del successo ci si concentra più sulla presentazione (epoca di apparenza la nostra) che sulla sostanza, con l’effetto di rendere il film incolore e sciapito più della minestrina dell’ospedale. Nessun odore, calore o sottile aroma arriva allo spettatore, se non una carrellata di immagini in stretta successione di prodotti freschi o cotti che fanno più pensare ad un curato catalogo da ipermercato.

Tuttavia, anche utilizzando la lente interpretativa del potere, il film non ha alcun effetto.

Non è dato sapere se ciò dipenda dalla sceneggiatura scialba ed insignificante (la battuta migliore del film – Voglio creare orgasmi culinari – è di una scontatezza vergognosa) o dalla semplicistica caratterizzazione dei personaggi, così schematica da risultare imbarazzante, nonostante un cast tanto poliedrico e valido quanto sprecato ed inutile (Uma Thurman critica gastronomica in odor di botulino, Emma Thomson psicologa con look da Tata Matilda, Riccardo Scamarcio che si doppia senza tralasciare la cadenza pugliese che dovrebbe regalare colore) o dalla regia di John Mills (che ha firmato varie annate della serie E.R.) il quale forse non si è accorto di non essere più al Pronto Soccorso.

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Quanto a Bradley Cooper, che interpreta il protagonista Adam Jones (una via di mezzo tra Gordon Ramsey e Jamie Oliver), non è credibile nel ruolo dello chef pluristellato dal caratteraccio, offrendo una interpretazione piatta in linea con tutto il film.

Purtroppo Il sapore del successo, come giustamente suggerisce il titolo originale Burnt, si brucia e di conseguenza non è commestibile nemmeno in caso di attacco di fame notturno.

 

 

About Alessandra Quagliarella

Di Bari dove ha frequentato il liceo classico Socrate e si è laurea in Giurisprudenza. Da sempre appassionata di cinema. Ideatrice della rubrica "Cinema e Psiche" su Cinemagazzino, si propone una riflessione sulle vicende dell’animo umano tramite l’analisi del linguaggio espressivo di quel cinema che se n’è occupato. Nel 2015-2016 ha curato e condotto una trasmissione sul cinema "Sold Out Cinema" su Controradio Bari.

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