PER AMOR VOSTRO

Regia: Giuseppe M. Gaudino; Interpreti: Valeria Golino, Massimiliano Gallo, Adriano Giannini, Origine: Italia; Anno: 2015; Durata: 110’

Anna è una madre di tre figli, sposata infelicemente ad un uomo legato alla malavita locale che la maltratta. Vive la sua vita cercando di non vedere il marcio che la circonda ma il marcio le invade gli occhi e l’anima, fino a quando non potrà più fare finta di non vedere.

“È cos è nient’.” Questa frase, ripetuta come un mantra ad Anna fin dall’infanzia, ha plasmato la sua mente fino ad annientarla. Non vede più i colori, non vede il lavoro disonesto del marito, non vede cosa è diventata, cioè niente.
Gaudino dirige una pellicola dai netti contrasti cromatici: bianco e nero virano nel colore violaceo delle nuvole, nell’azzurro impetuoso del mare, schizzano nella tavolozza pittorica dei quadri di santi per dipingere un’Anna angelica, santa e Madonna insieme, che sostiene la croce di una vita familiare in cui – figli a parte – non c’è amore.

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Gli intarsi onirici di cui è puntellata la sceneggiatura rendono il film visivamente sperimentale e suggestivo. Un’acqua surreale inonda l’autobus che prende ogni giorno Anna per andare a lavoro. L’acqua del mare si ingrossa sotto i suoi occhi quando si affaccia al balcone di casa. Lei che teme il mare da quando è piccola, quel mare che rappresenta – senza addentrarsi in eccessive sottigliezze psicologiche – la vita stessa che lei rifugge e rinnega da tanto, troppo tempo.

Poi la vita arriva nella forma amorosa dei begli occhi di Adriano Giannini, attore di soap opera che ha bisogno del ‘gobbo’ per recitare le sue battute. Ignavo nel lavoro come nella vita. Il lavoro di Anna è quello della suggeritrice che scrive sui cartelloni i dialoghi dei protagonisti e li mostra accanto alla macchina da presa ai titubanti attori.

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Come per una bizzarra legge del contrappasso, lei fa per lavoro quello che non riesce a fare nella vita per se stessa: esprimere il dolore, il disagio, il disamore. Nei frequenti primi piani, gli occhi stessi di Valeria Golino sembrano sostenere quei cartelloni che, come in un fumetto, rassomigliano a nuvole dei suoi pensieri, pensieri che si fatica ad esprimere a parole (perché ciò li renderebbe concreti) e ad avere il coraggio di vivere.
Un film sulla difficoltà di comunicare, sulle contraddizioni del dire, che si riflettono urbanisticamente nella città di Napoli, contraddittoria per eccellenza.

Una Napoli fatta di grida del quartiere e di sussurri articolati con i gesti nei dialoghi dei familiari di Anna, riuniti intorno alla tavola perché uno dei figli è sordomuto. C’è la Napoli brulicante di vita e di violenza in superficie e la Napoli sotterranea dedita al culto dei morti, come nell’intensa scena in cui Anna e sua madre vanno al Cimitero delle Fontanelle a pregare e ringraziare i teschi di defunti senza nome, come si usa, per le grazie ricevute o da chiedere.
La Golino di questo film è l’incarnazione terrena e sanguigna di una Napoli logora, sacrificata, bistrattata eppure bella e pronta a rialzarsi per volare, bambina vestita da angelo, dal campanile di una chiesa o, donna vestita di niente, dal cornicione di un palazzo decadente, per poi rialzarsi ancora come un’araba fenice in mezzo alle sue piume e con la bocca che si allarga in un immenso sorriso.

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About Ivana Mennella

Partenopea di nascita e spirito, ma milanese di recente adozione, si trasferisce all’ombra della bela Madunina otto anni fa. A 10 anni voleva fare la regista. A 20 la traduttrice per sottotitolaggio e adattamento dialoghi. A 30 la sceneggiatrice. A quasi 40, scrive per questo blog e sa con certezza una sola cosa ossia che il cinema e’ ancora e resterà sempre la sua più grande passione.

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