LOUISIANA – THE OTHER SIDE

Regia: Roberto Minervini; Interpreti: Mark Kelley, Lisa Allen, James Lee Miller; Origine: Italia, Francia; Anno: 2015; Durata: 92’

Il ritratto di una comunità ai margini, indigente ed invisibile ai più, tra tossicodipendenti, veterani di guerra, paramilitari in addestramento nel mito di una libertà sempre più irraggiungibile nel Paese che della libertà ha fatto il suo credo.

«Coloro che si sentono inutili sono tutto per me, coloro che non si sentono amati»; così legge una bambina durante una celebrazione in onore dei veterani di guerra, in qualche modo enunciando ciò che può considerarsi il tema d’indagine e riflessione da sempre prescelto da Roberto Minervini, regista e sceneggiatore (insieme a Denise Ping-Lee) di Louisiana – The Other Side, unico vero successo italiano all’ultimo Festival di Cannes, dove è stato presentato nella sezione Un Certain Regard.

Da sempre attento a chi si trova ai margini, da Low Tide (2012) a Stop the Pounding Hearth (2013), con Louisiana l’autore affonda ulteriormente in realtà borderline, rappresentando due storie unificate da una medesima nota di fondo: la libertà, negata e ricercata. Da un lato Mark (Mark Kelley), una sorta di poetico angelo sterminatore, tossicodipendente, spacciatore, povero, ma anche dolce e sensibile; dall’altro un gruppo di paramilitari impegnati in una sorta di esercitazione-addestramento contro lo stesso stato americano dal quale temono di ricevere un attacco alla propria libertà.

Entrambe le storie rappresentano realtà non visibili ai più, quasi nascoste, come la sequenza di inizio ci suggerisce, portandoci all’interno di una foresta impenetrabile, simbolo di una natura silente e benigna, grande madre che tutto accoglie e purifica, terza protagonista del film e ulteriore tema costante per l’autore.

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Con Louisiana Minervini riesce a cogliere la contraddizione in termini della società americana, che della libertà ha fatto il suo credo, costantemente contraddetto dalle invisibili esistenze rappresentate che ne simboleggiano la negazione e la necessità. Emblema di tali istanze opposte e connesse sono due scritte che compaiono durante il film. La prima, Freedom is not free (la libertà non è gratis), campeggia su un cartellone nella manifestazione a favore dei veterani: la libertà comporta un prezzo da pagare, inaccessibile ai più, che si traduce in una negazione di libertà per i più indigenti ed indifesi. La seconda, Legalize freedom (legalizzate la libertà), sfreccia in cielo legata ad un aereo durante il raduno dei para-militari: l’istanza di libertà è un grido di necessità che tuttavia rimane inascoltato.

Ma in Louisiana ,”the other side” non è solo quella della vita-altra raccontata, un’America che non si vede e non si deve vedere, ma anche il modo-altro di raccontare, quello della ripresa del reale senza risparmio su di esso e senza giudizio, anzi, quasi con una forma di compassione che viene trasmessa allo spettatore, specie nel caso della storia di Mark.

Minervini, che ha sempre lavorato con attori non professionisti, qui abbandona del tutto lo schema classico di racconto, liberandosi dalla necessità di una storia ancora presente in Low tide e, in forma residuale, in Stop the Pounding Hearth. Ciò che resta è la pura rappresentazione di un momento, tramite le ripetute azioni quotidiane (nel primo caso) o tramite la descrizione di una giornata (nel secondo) delle quali non si astiene dal mostrare alcun particolare, per quanto forte e disturbante possa essere.

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In entrambi i casi la finale, distruttiva dissoluzione sembra la risposta ad un sistema sordo alle richieste dei più deboli: Mark si abbandona nel bosco quasi fondendosi in esso, mentre i paramilitari in addestramento distruggono una macchina dopo averci scritto sopra «Obama sucks».

Louisiana The other side è un film duro e dolce al tempo stesso, a tratti disturbante nella narrazione senza filtri, ma anche sorprendentemente sospeso in dimensioni irreali,  che determina negli spettatori un effetto opposto all’essenza stessa del documentario: in qualche modo è come se tutta quella realtà avesse un effetto straniante, forse perché ciò che non si vede o non si vuole vedere, con una manovra di comoda autoassoluzione egoistica, finisce per sembrarci irreale.

 

About Alessandra Quagliarella

Di Bari dove ha frequentato il liceo classico Socrate e si è laurea in Giurisprudenza. Da sempre appassionata di cinema. Ideatrice della rubrica "Cinema e Psiche" su Cinemagazzino, si propone una riflessione sulle vicende dell’animo umano tramite l’analisi del linguaggio espressivo di quel cinema che se n’è occupato. Nel 2015-2016 ha curato e condotto una trasmissione sul cinema "Sold Out Cinema" su Controradio Bari.

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