CRIMSON PEAK

Regia: Guillermo Del Toro; Cast: Mia Wasikowska, Jessica Chastain, Tom Hiddleston, Charlie Hunnam, Jim Beaver; Origine: USA; Anno: 2015; Durata: 119′

Edith, giovane scrittrice in erba, sta scrivendo il suo primo romanzo, il cui soggetto sono visioni fantasmatiche con cui lei stessa è costretta a convivere fin da piccola. L’incontro col bello quanto misterioso Sir Thomas Sharpe, un giovane baronetto inglese in cerca di investitori oltreoceano, oltre a farle scoprire l’amore, la porterà verso la rivelazione di agghiaccianti segreti celati dall’animo umano.

Crimson Peak, ambientato tra l’America e l’Inghilterra alla fine del XIX secolo in un’ambientazione gotico-romantica, suona come il ritorno di Guillermo Del Toro alla regia dopo la “colossale” parentesi di Pacific Rim, un ritorno a quella commistione di generi tra l’horror e il fantasy, a quelle fiabe nere con cui aveva conquistato il pubblico, come La spina del diavolo e il magnifico Labirinto del fauno.

Il film spicca dal punto di vista visivo: ancora una volta il regista messicano dimostra che le storie che fondono il fiabesco col noir sono il suo terreno preferito, regalando allo spettatore delle ambientazioni favolose. Ne è un perfetto esempio la casa di propietà degli Sharpe, dove il tetto rotto fa sì che al suo interno vi sia un incessante ma dolce pioggia di foglie, che ad un certo punto lasceranno il posto alla neve. La casa è un vero e proprio personaggio, sicuramente tra i protagonisti principali: è viva, respira, si anima e tiene stretti a sé i propri abitanti. Il suo ruolo fondamentale è stato anche al centro di discussioni tra Del Toro e la produzione, infatti il regista messicano ha accettato di girare il film solo se la casa, alta tre piani e dotata di ascensore funzionante interno, fosse stata interamente costruita in un teatro di posa; anche gli oggetti e i mobili sono stati realizzati appositamente.

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Belle anche le scelte operate dal regista nei cambi di scena che conferiscono al film un’incessante continuità e un eccellente valore estetico. Accurata la scelta dei costumi, che denotano in maniera forte la personalità dei protagonisti, spesso contrastando con l’ambiente: Edith arriva nel cupo e freddo castello degli Sharpe con un coloratissimo abito, e continua a sfoggiarne, ma pian piano i colori diventano sempre più freddi, come a fondersi con l’ambiente che la circonda.
La scelta degli attori possiamo definirla un eccellente ripiego, infatti in origine erano stati scelti Benedict Cumberbatch ed Emma Stone, sostituiti poi da Tom Hiddleston e Mia Wasikowska, già insieme sul set di Solo gli amanti sopravvivono del 2013.
Se Hiddleston non sembra propriamente a suo agio lontano dalla recitazione in armatura di Loki, ottima è  l’interpretazione della Wasikowska, ormai da considerarsi una specialista del ruolo dopo film come Alice in Wonderland e Jane Eyre. Molto buona la scelta di assegnare il ruolo della sorella a Jessica Chastain, tra le maggiori attrici in ascesa, che riesce ancora una volta in una interpretazione da brividi, calandosi perfettamente nella parte di un personaggio oscuro e che cela velatamente la sua pazzia destinata ad esplodere in maniera fragorosa; i suoi occhi regalano sguardi subdoli e malefici in un continuo crescendo, quasi accompagnando la tensione emanata dal film sino all’apice finale.

Il film parte con un buon ritmo e procede bene, perdendosi un po’ verso la fine, ma risulta ben strutturato e riesce nell’intento di spaventare e nello stesso tempo incuriosire lo spettatore, che si sente molto partecipe delle vicende della sfortunata quanto ingenua protagonista, capace di trasmettere una forte empatia.
Straordinaria la scelta di rappresentare i fantasmi in maniera oscura e terrificante, ma allo stesso tempo  descrivendoli come figure amiche, che provano a mettere in guardia la protagonista dai pericoli scaturiti dalla malvagità dell’animo umano. Particolare la scelta di creare le figure fantasmatiche letteralmente davanti alla macchina da presa: persone vere sul set e niente CGI.
Dopo l’esperienza di Pacific Rim è bello rivedere questo bravissimo regista riappropiarsi di ciò che è suo e di tutto quello che ama e dei costanti richiami che ne contraddistinguono buona parte della filmografia.

About Domenico Tavolaro

Tavolaro Domenico è nato a Vico Equense (Na) il 10 giugno 1988. Si è laureato in triennale presso il D.A.M.S di Padova e successivamente ha completato gli studi laureandosi nella magistrale di Economia e Gestione delle arti e delle attività culturali all’università Ca’Foscari di Venezia, con una tesi sulle nuove tecnologie e le nuove forme di finanziamento del cinema nell’era della digitalizzazione. Durante gli studi ha svolto un tirocinio presso l’agenzia di distribuzione cinematografica Athena Cinematografica. Ha collaborato alla realizzazione del Ca’Foscari Short Film festival nel 2013 e nel 2014 e ha svolto il ruolo di giurato nella “Giuria Giovani” del Social Word Film Festival a Vico Equense (Na) nel 2015. Attualmente frequenta un master organizzato dall’Università Ca’Foscari e l’università degli studi di Udine in Film Production e Location manager e svolge un tirocinio presso la TorinoFilmLab, oltre a collaborare con il web magazine Cinemagazzino dal 2014.

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