ANTEPRIME INTERNAZIONALI BIFEST 2015 – SLOW WEST/THE MISPLACED WORLD

SLOW WEST

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Regia: John Maclean; Interpreti: Michael Fassbender, Kodi Smit-McPhee, Rory Mac Cann; Origine: Gran Bretagna; Anno: 2015; Durata: 85’

Presentato al Bifest nella sezione Anteprime Internazionali (in Italia verrà distribuito il prossimo autunno), Slow West è il lungometraggio di esordio del giovane regista scozzese John Maclean.
Il film, premio speciale della giuria al Sundance Film Festival, pur cimentandosi con un genere (il western) non semplice, specie per un debuttante, riesce a farlo in maniera intelligente.

Ovviamente una delle mie fonti di ispirazione è Sergio Leone, in particolare ‘C’era una volta il West’, ma ho voluto evitare ogni emulazione, scegliendo caratteri e personaggi europei per natura e personalità, inseriti in un contesto americano.”, ha dichiarato Maclean prima della proiezione.

La storia è quella del 16enne Jay (Kodi Smith McPhee) che alla fine del XIX secolo decide di partire dalla Scozia per l’America per seguire Rose, la ragazza di cui è innamorato. Lungo la strada, percorsa a ritmo tranquillo e mai esagitato (appunto “slow”), incontra Silas (Michael Fassbender, anche produttore del film), un cacciatore di taglie che si offre di accompagnarlo e proteggerlo nel cammino, ovviamente dietro compenso. Una serie di incontri e di eventi avventurosi coinvolgeranno i due viandanti, tra loro diversissimi per carattere ed esperienza, i quali diventeranno amici, ribaltando nel finale i rispettivi destini .

A metà fra romanzo di formazione (del quale ritroviamo tutti gli archetipi: il viaggio, gli incontri, le prove da superare) e fiaba (il film inizia proprio con il classico “C’era una volta” pronunciato dalla voce narrante fuori campo di Silas), Slow west diventa occasione per ripercorrere ed omaggiare le varie modalità in cui il genere western è stato declinato. Tramite una serie di personaggi e situazioni spesso paradossali, ritroviamo e riconosciamo citazioni di Quentin Tarantino (Djiango Unchained) per l’aspetto pulp, ma anche di Mel Brooks (Mezzogiorno e mezzo di fuoco) per quello comico, fino al classico Sam Peckinpah de Il mucchio selvaggio rispetto alla sparatoria della notevole sequenza finale, che si conclude con una visualizzazione a ritroso dei morti ammazzati durante tutto il film, dall’ultimo al primo, quasi a voler indicare che la società americana, nata sull’orrore dello sterminio dei nativi d’America, era e resta una società violenta.

Slow West non è un film per puristi del genere, ma per spettatori aperti alla rivisitazione intelligente.

 

THE MISPLACED WORLD

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Titolo originale: Die Abhandene Welt; Regia: Margarethe von Trotta; Interpreti: Katja Riemann, Barbara Sukowa, Matthias Abich; Origine: Germania; Anno: 2015; Durata: 101′

Margarethe von Trotta è un’habitué del Bifest sin dalle prime edizioni. Due anni fa ci fece il gradito e prezioso regalo di presentare in anteprima il suo bellissimo film Hanna Arendt che ha poi purtroppo subìto una storia distributiva manchevole e lacunosa, a discapito del film stesso e dei possibili spettatori.
Anche quest’anno la regista tedesca ha omaggiato il Bifest con l’anteprima per l’Italia del suo ultimo film, The Misplaced World, che verrà distribuito in Germania agli inizi di maggio, mentre da noi presumibilmente in autunno.

Forse proprio per reazione alla profondità e complessità della precedente opera Hanna Arendt, con The Misplaced World (titolo che allude ad un mondo fuori posto, ma anche perduto, scomparso, come la stessa regista, premiata con il premio Fipresci per l’eccellenza cinematografica, ha dichiarato prima della proiezione), l’autrice ha voluto raccontare una storia di forte impatto emotivo, ma con tono da commedia.

Si tratta  di un evento autobiografico della stessa regista che, dopo la morte di sua madre, fu contattata da una donna che sosteneva di essere sua sorella, cosa che si rivelò essere vera. In effetti, non è un caso che la von Trotta, nella sua lunga carriera, abbia sempre rappresentato e sentito molto  il tema della sorellanza, da Anni di piombo a Paura e amore, decidendo infine con The Misplaced World di rappresentarne la parte più intima e personale.

Nella finzione filmica, Sophie (Katja Riemann), cantante jazz, viene contattata dal padre il quale le confida di aver visto su internet la foto di una cantante lirica, tale Caterina Fabiani (Barbara Sukowa) fisicamente identica a sua moglie, nonché madre di Sophie; il padre le chiede quindi di recarsi a New York, dove Caterina vive, per scoprire la verità. Sophie accetta: è l’avvio di un processo di consapevolezza rispetto a segreti di famiglia a lungo occultati e rispetto all’identità di entrambe le donne-sorelle coinvolte.

Il tono del film, che nelle intenzioni della regista avrebbe dovuto essere  leggero, in realtà risulta confuso e ondivago, forse per mancanza di una reale leggerezza di fondo rispetto ad un tema verso il quale si percepisce invece un forzato distacco razionale, probabilmente nel tentativo di dominare la materia emotiva. Nel dibattersi  tra tono leggero, purtroppo da “collezione Harmony” (soprattutto rispetto all’amore newyorkese di Sophie) e tono drammatico (rispetto al personaggio di Caterina), tra richiami del subconscio e tema del doppio alla Vertigo (Bergman ed Hitchcock sono le fonti che più influenzano la regista, per sua stessa ammissione), The misplaced world ha ritmo e carattere disorganici e sembra non riesca a trovare una sua linea narrativa personale e coinvolgente. Come se non avesse una sua voce, una sua tonalità.

Il risultato è un film disomogeneo e a tratti banale, specie rispetto agli inziali propositi di leggerezza, forse anche a causa di una sceneggiatura che non brilla per originalità.

Un limite, questo, che si rileva nonostante l’estrema bravura delle protagoniste: la vibrante Katja Riemann che interpreta la stessa regista (“Ho cercato di liberarmi dall’idea di rappresentare Margarethe von Trotta, ma di immergermi in un’esperienza”) e la fredda e distaccata Caterina (Barbara Sukowa), entrambe qui anche in veste di cantanti e muse ispiratrici dell’autrice, che con loro ha più volte collaborato delineando personaggi femminili affascinanti ed incisivi.

 

About Alessandra Quagliarella

Di Bari dove ha frequentato il liceo classico Socrate e si è laurea in Giurisprudenza. Da sempre appassionata di cinema. Ideatrice della rubrica "Cinema e Psiche" su Cinemagazzino, si propone una riflessione sulle vicende dell’animo umano tramite l’analisi del linguaggio espressivo di quel cinema che se n’è occupato. Nel 2015-2016 ha curato e condotto una trasmissione sul cinema "Sold Out Cinema" su Controradio Bari.

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