ALIEN vs PROMETHEUS

Nel 1979 Ridley Scott dirige un film dal budget limitato (9,000,000 $) destinato ad entrare nella storia del cinema. Si tratta del film fantascientifico Alien, ambientato per la maggior parte della sua durata in una nave spaziale, la Nostromo, i cui interni fin dalle prime immagini trasmettono una sensazione di claustrofobia destinata ad alimentare una forte tensione drammatica negli eventi narrati. L’ambientazione è in forte contrasto con quella a cui si era precedentemente abituati di film come 2001: Odissea nello spazio, caratterizzato da luoghi bianchi ed asettici, al contrario di quelli della Nostromo che invece si presenta sporca e inospitale.

L’equipaggio della nave è formato da un gruppo di sette persone che vengono risvegliate dal loro letargo forzato quando il computer centrale, Mother, riceve un segnale di SOS proveniente da un pianeta vicino. La deviazione si rivelerà poi dannosa per l’equipaggio costretto ad affrontare un essere ostile ritrovato sul pianeta che, salito a bordo dopo aver attaccato un membro dell’equipaggio, semina terrore sulla nave. Mother dà indicazioni in merito a come comportarsi solo al responsabile scientifico Ash, un androide, a cui viene dato il compito di portare sulla terra l’organismo alieno per effettuare delle analisi scientifiche. Il computer che gestisce la spedizione non è quindi materno come il suo nome darebbe a credere ma, anche attraverso l’androide, è invece pronto a sacrificare l’equipaggio pur di proseguire le ricerche. A lottare per la salvezza in questa sinistra situazione troviamo Ripley, interpretata da una giovane Sigouney Weaver, che, con una profonda trasformazione, durante il film capovolge il suo “ruolo” sessuale passando da figura femminile ad androgina, come verrà poi sottolineato nei sequel della saga.

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La potenza del film a livello visivo è dovuta anche all’attento uso degli effetti speciali per cui vinse il suo unico Oscar. La nave Nostromo viene riprodotta con quattro modellini di diverse misure (30 cm, 1,2 metri, 3,7 metri e 12 metri) in base alla tipologia di inquadratura da realizzare, modellini costruiti con materiali come plastica e legno. Al posto del blue screen (utilizzato solo una volta) viene privilegiata la doppia esposizione su fondale, impressionando due volte la pellicola per aggiungere alle immagini spaziali le stelle. Il vero capolavoro è però rappresentato dall’alieno, elaborato dal designer H. R. Giger, la cui testa capace di muovere mandibola e lingua viene realizzata da Carlo Rambaldi in novecento parti e punti di articolazione. Al contrario, il corpo dell’alieno è invece un costume fatto indossare a diversi attori. Altro importante effetto speciale del film che segna anche una delle scene più note è l’uscita dell’alieno xenomorfo dalla pancia del personaggio interpretato da John Hurt (scena che entra a far parte anche del film parodico di Mel Brooks Balle Spaziali in cui lo stesso John Hurt interpreta il suo ruolo in Alien e al momento dell’uscita dell’alieno dallo stomaco esclama: “Oh no! Ancora!”).

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Oltre a guadagnare 203,630,630 $, grazie alla sua originalità e alla sua messa in scena che lo rendono tutt’oggi estremamente attuale, il film diede vita a un franchise che vede cronologicamente prodotti: Aliens – Scontro finale (James Cameron, 1986), Alien 3 (David Fincher, 1992), Alien – La clonazione (Jean-Pierre Jeunet, 1997). Questi film si intrecciamo anche con la saga di Predator (John McTiernan, 1987): Alien vs. Predator (Paul W. S. Anderson, 2004), Aliens vs. Predator 2 (Fratelli Strause, 2007).

Nel 2012 la Fox riavvia la saga producendo un prequel di Alien diretto dallo stesso Scott: Prometheus. Se il tema del precedente film è essenzialmente l’ignoto, nel nuovo lungometraggio del regista britannico i protagonisti sono alla ricerca delle risposte alle domande esistenziali dell’uomo (le classiche “Chi siamo? Da dove veniamo? Perché siamo stati creati?”). La teoria della dottoressa Shaw, protagonista del film, è che a creare il genere umano sarebbero stati degli ingegneri che avrebbero lasciato sulla Terra degli indizi per essere trovati. La spedizione è composta da diversi specialisti e finanziata da Peter Weyland che compare all’equipaggio appena svegliato dall’ibernazione attraverso un ologramma per spiegare la ragione della loro missione. Se Alien era ambientato nell’anno 2122, gli eventi narrati in Prometheus risalgono al 2093. Nel film viene però inserito un prologo, a cui non è associata alcuna data, che mostra un essere alieno, un ingegnere appunto, che, in un presunto pianeta Terra, morendo dà vita attraverso il suo DNA alla creazione di altre forme di vita.

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Il contesto su cui si basa questo prequel risulta quindi originale rispetto al capostipite Alien ma, visto il finale aperto del film (operazione che si deve anche all’arguzia di uno sceneggiatore come Damon Lindelof, responsabile della narrazione di Lost), Prometheus non risponde alle domande che vengono poste all’inizio, o meglio, ne determina altre a cui verrà data probabilmente risposta in Prometheus 2, film, secondo le dichiarazioni di Scott, attualmente in pre-produzione. Prometheus quindi risulta essere un prequel del prequel di Alien con cui durante il film si scorgono alcune similitudini.

Nonostante la dilagante tecnologia digitale di cui Scott è assiduo fruitore, il regista decide di ricostruire buona parte dei set e soprattutto di non ricorrere alla CGI per la figura degli ingegneri, sottoponendo così gli attori interpreti di questi personaggi a ben dieci ore di trucco in cui parti di silicone vengono direttamente applicate sulla loro pelle. Altro elemento simile ad Alien è la presenza di un androide, questa volta dichiarato, all’interno della nave spaziale. Si tratta di David, interpretato da Michael Fassbender, che anche in questo film è una figura criptica a cui spetterà la stessa sorte del responsabile scientifico Ash.

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Il diretto collegamento con Alien si trova però nel finale del film in cui la dottoressa cerca di scappare dall’ingegnere che sta tentando di ucciderla. Sul modulo di salvataggio di Prometheus lampeggiano dei neon, proprio come nel finale di Alien. La dottoressa Shaw, attraverso l’apertura di una porta, lascia che un essere mutante salito precedentemente sulla nave attacchi l’ingegnere, per poi ucciderlo. La mutazione responsabile di questa morte è una versione ingrandita del facehugger di Alien che, anche in questo caso, installa all’interno del corpo attaccato, quello dell’ingegnere, un alieno xenomorfo che, uscito dal ventre, si rivelerà molto simile a quello di Alien.

L’ingegnere quindi rappresenta semplicemente una razza aliena evoluta, responsabile sì della creazione, ma allo stesso tempo mortale e non creatura divina come invece sosteneva la teoria della dottoressa Shaw, personaggio che, fra l’altro, introduce nel film l’argomento della fede, tema che non viene comunque sviluppato.

Prometheus è comunque pieno di altri temi e altri collegamenti con Alien che sono interessanti da constatare durante la visione del film, ed è quindi legittima la curiosità riguardo alla produzione di Prometheus 2, la cui probabile uscita sarà il prossimo anno nel 2016 (sito ufficiale http://www.prometheus2-movie.com).

 

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Regia: Ridley Scott; Interpreti: Sigouney Weaver, Tom Skerrit, Veronica Cartwright, John Hurt; Anno: 1979; Origine: USA, UK; Durata: 117′

 

 

 

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Regia: Ridley Scott; Interpreti:Noomi Rapace,Michael Fassbender,Charlize Theron ; Anno: 2012; Origine: USA; Durata: 119′

 

About Giulia Scalfi

Dopo la laurea triennale DAMS con la tesi Da Caramel a E ora dove andiamo?: Il Cinema di Nadine Labaki, consegue la laurea magistrale in Scienze dello Spettacolo e Produzione Multimediale discutendo la tesi Evoluzione del montaggio e del sonoro nella saga di James Bond. Il particolare interesse per il linguaggio cinematografico la porta a concentrasi maggiormente sulla struttura dei film e sulle scelte stilistiche. E' stata conquistata dal cinema grazie a film come Effetto Notte, Frankenstein Junior e Chicago. Non può negare la profonda stima nei confronti di Quentin Tarantino e Robert Rodriguez nonostante provi una profonda ammirazione per le cineaste di ieri e di oggi.

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