INCONTRO CON VITTORIO STORARO. PRESENTAZIONE DEL LIBRO “L’ARTE DELLA CINEMATOGRAFIA” SCRITTO CON BOB FISHER E LORENZO CODELLI

 

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Non capita spesso di trovarsi faccia a faccia con un tre volte premio Oscar alla presentazione del suo nuovo libro. In occasioni come queste un semplice studente di “cinema” apre le orecchie, il cuore e sopratutto gli occhi di fronte alle immagini che riassumono e presentano la carriera di Vittorio Storaro, vincitore dell’Academy Award per la Miglior Fotografia per Apocalypse Now (Francis Ford Coppola, 1980), Reds (Warren Beatty, 1982) e L’Ultimo Imperatore (Bernardo Bertolucci, 1988).

Prima dell’intervista vengono mostrate al numeroso uditorio in sala delle immagini realizzate dall’Academy proprio in occasione della consegna dell’ambita statuetta. Il video celebrativo è diviso in quattro parti contrassegnate da un titolo accostato al nome di un regista: “La Luce – Bernardo Bertolucci”, “I Colori – Francis Ford Coppola”, “Gli Elementi – Warren Beatty” e “Le Muse – Carlos Saura”.
Questi capitoli sono stati la guida del discorso di Vittorio Storaro, il quale, vedendo la sala della conferenza gremita di spettatori, prende il cestino, lo ruota e lo usa per appoggiare il microfono rimanendo in piedi in modo che tutti lo possano vedere.

Bisogna riconoscere da dove veniamo: queste sono le parole del cinematografo (così si vuole fare chiamare, “colui che scrive con la luce”, direttore della fotografia è una traduzione sbagliata e il maestro lo ribadisce spiegando l’etimologia della parola) per presentare il suo libro, che vuole essere un omaggio a quelle persone praticanti il suo stesso mestiere che lo hanno preceduto ed ispirato.

“L’Arte della Cinematografia” è stato costruito partendo proprio da una focalizzazione di immagini fatta a ritroso con la mente. Non ci troviamo di fronte a un dizionario ma ad una selezione che punta a raccontare i cinematografi con una prospettiva “da collega a collega”. Compaiono in questo viaggio le immagini di CabiriaMetropolisNapoleonLuci della Città (definita da Storaro prima immagine cinematografica della sua vita), Via col vento (forza espressiva all’inizio del technicolor), Quarto Potere (su cui si è concentrato per il rapporto fra i vari elementi prima di girare Il Conformista).

La chiamata di San Matteo, CaravaggioPer scrivere le storie di tutte queste persone e della loro professione sono stati chiamati diversi autori di diversa origine: il libro è quindi bilingue e diviso in decadi precedute da un dipinto che funge da traccia.
In questo incontro, Storaro, nel raccontare la sua storia (fu incoraggiato dal padre, proiettore della Lux film a Roma, ad intraprendere gli studi di fotografia) si sofferma su un quadro che lo ha reso consapevole del perché delle cose. Fa proiettare sullo schermo, su cui precedentemente erano state mostrate le sue immagini, un quadro di Caravaggio: La chiamata di San Matteo.

Dopo aver compreso che la cinematografia consiste nello scrivere con la luce in movimento e che ha un suo tempo e bisogno di un racconto, Storaro sviluppò, anche grazie al Centro Sperimentale, delle ottime doti tecniche che gli permisero di avanzare velocemente nella carriera senza però trovare consapevolezza del perché delle cose. Ad illuminarlo fu proprio questo quadro e il modo di Caravaggio di determinare gli equilibri attraverso lo specchio, teorizzando che quel raggio di luce che attraversa il quadro sia una intuizione giunta successivamente.
Rendendosi conto di essere preparato in tecnologia ma ignorante nella conoscenza delle arti, iniziò ad interessarsi anche alla musica (soprattutto grazie a Bertolucci che lo avvicinò ai piani d’opera) ed afferma che i suoi veri insegnanti sono stati certi registi e determinati progetti.

Realizzare un film è aprire ogni volta una porta nuova, così per L’Ultimo Imperatore si focalizza sulla cultura cinese e per Il Conformista sul mito della caverna di Platone come metafora del cinema.

Non esiste la realtà di un film, il film è l’interpretazione della realtà e in questo senso Marlon Brando in Apocalypse Now è un simbolo che mostra il suo viso mentre parla dell’orrore della guerra.

Ma, arrivati ad un certo livello, è difficile proseguire se non ci rinnova e non si trova una nuova conoscenza. Storaro afferma l’importanza di tornare studente in un modo ulteriormente cosciente e scavare di più nell’illuminazione, nel raggio di sole, luce come conoscenza e senso di libertà. Si sofferma sui colori e le loro simbologie attraverso gli studi e le esperienze.

Si appoggia e si lascia guidare dalle intuizioni creative, dalle muse, affidandosi anche a persone che hanno la capacità di vedere altro rispetto a ciò che si trovano di fronte: i visionari.

Noi siamo una lastra sensibile e l’emozione è inconscia.

 

About Giulia Scalfi

Dopo la laurea triennale DAMS con la tesi Da Caramel a E ora dove andiamo?: Il Cinema di Nadine Labaki, consegue la laurea magistrale in Scienze dello Spettacolo e Produzione Multimediale discutendo la tesi Evoluzione del montaggio e del sonoro nella saga di James Bond. Il particolare interesse per il linguaggio cinematografico la porta a concentrasi maggiormente sulla struttura dei film e sulle scelte stilistiche. E' stata conquistata dal cinema grazie a film come Effetto Notte, Frankenstein Junior e Chicago. Non può negare la profonda stima nei confronti di Quentin Tarantino e Robert Rodriguez nonostante provi una profonda ammirazione per le cineaste di ieri e di oggi.

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