SILS MARIA

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 Titolo originale: Clouds of Sils Maria; Regia: Olivier Assayas; Interpreti: Juliette Binoche, Kristen Stewart, Chloe Grace Moretz; Anno: 2014; Origine: Francia; Durata: 124’

Maria Enders (una eccellente Juliette Binoche che attira magneticamente l’attenzione in ogni scena), su insistente consiglio della sua giovane e premurosa assistente Valentine (la non meno brava Kristen Stewart), accetta di recitare a teatro lo stesso script che aveva segnato il suo debutto al cinema venti anni prima. Il suo ruolo sarà però contrapposto a quello del suo esordio: non più la giovane Sigrid, ma la matura Helena, dalla prima sedotta e abbandonata senza rimorsi fino a determinarne il suicidio.

Lo schema relazionale proposto da Olivier Assayas nel suo ultimo film si ritrova invariato su tre diversi livelli, con ruoli per la protagonista alterni e ribaltati: nel suo rapporto reale con Valentine, nel suo rapporto scenico con Jo-Anne (Chloe Grace Moretz), la giovane attrice che sarà a teatro Sigrid, e nel rapporto testuale tra Sigrid ed Helena. Finzione scenica e vita reale si incastrano, con richiami continui, resi ancora più efficaci dalla lettura del testo che Maria e Valentine provano insieme.

Maria è avvezza alla seduzione: non a caso è un’attrice. Ma c’è un elemento di implosiva novità che le si presenta: il tempo, che passa con destabilizzante inesorabilità ed implacabile indifferenza. La difficoltà ad accettarlo è specchio della sua paura di crescere ed individuarsi: «Il tempo passa e lei non lo accetta, nemmeno io credo», afferma riflettendo sul ruolo di Helena; «Io sono Sigrid e voglio rimanere Sigrid!».

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Maria è perennemente protesa a ricercare al di fuori di sé, nel consenso altrui, la rassicurazione alle proprie insicurezze e quasi la conferma alla sua stessa esistenza, in uno schema dove il controllo/confronto con gli altri la domina, come dimostra la compulsiva consultazione di Internet, alla ricerca di informazioni sulla giovane attrice Jo-Anne.
Con tali premesse è inevitabile che le sue relazioni personali, meri palcoscenici sui quali esercitare il suo potere di fascinazione, saltino: prossima al divorzio,  viene lasciata anche da Valentine, stufa di non essere considerata come persona.

In una delle ultime sequenze, durante la prova finale della piéce teatrale, Maria, sempre più disorientata, si rivolge a Jo- Anne suggerendole come recitare una scena: «Te ne sei andata senza neanche guardarmi, come se non esistessi… se tu potessi guardarmi almeno un po’, solo un attimo prima di uscire». Ne riceve una risposta dura e tagliente: «E allora? Secondo me non serve. A questo punto al pubblico non interessa più un cazzo cosa succede ad Helena: l’attenzione è su Sigrid.»
[**SPOILER**] Maria infine troverà un compromesso alla composizione della sua crisi personale, accettando la proposta di un giovanissimo regista che la venera come un’icona del cinema: non confrontarsi con il tempo, ma porsi al di fuori di esso.

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Il regista Olivier Assayas con Sils Maria riesce a catturare l’attenzione e ad innescare la riflessione senza momenti di flessione, realizzando un’opera a metà tra Hitchcock, per la tensione dell’intreccio narrativo, Persona (1966) di Bergman, per le interazioni psicologiche tra le due protagoniste, ed Eva contro Eva (1950) di Mankiewicz, per la rivalità attrici/donne nel perenne confronto con l’età.

La sceneggiatura è impeccabile. Forse si può avere la sensazione che la centralità dei personaggi, specie nel rapporto tra Maria e Valentine, renda ridondante la notevole fotografia della maestosa valle del Maloja in Svizzera vicino al  villaggio di Sils Maria. Ma a ben vedere tale paesaggio ha una fortissima valenza simbolica, poiché caratterizzato da un evento atmosferico unico: una formazione nuvolosa a forma di serpente che si addentra tra le montagne inesorabilmente, come il tempo. Non vale a niente rintanarsi in alto tra le rocce in luoghi inaccessibili. Il tempo, come le nuvole, si insinua ovunque e come un serpente ci dice che «quando i ritorni non sono più possibili, non c’è allora altro rimedio che quello del serpente, abbandonare la pelle nella quale non entriamo più, lasciarla per terra tra i cespugli e passare all’età successiva.» (Josè Saramago, Di questo mondo e degli altri).

VOTO: 8.5

About Alessandra Quagliarella

Di Bari dove ha frequentato il liceo classico Socrate e si è laurea in Giurisprudenza. Da sempre appassionata di cinema. Ideatrice della rubrica "Cinema e Psiche" su Cinemagazzino, si propone una riflessione sulle vicende dell’animo umano tramite l’analisi del linguaggio espressivo di quel cinema che se n’è occupato. Nel 2015-2016 ha curato e condotto una trasmissione sul cinema "Sold Out Cinema" su Controradio Bari.

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