PARTY GIRL

 Regia: Marie Amachoukeli, Claire Burger, Samuel Théis; Interpreti: Sonia Theis, Samuel Theis, Mario Theis, Sèverine Litzenburger; Origine: Francia; Anno:2014; Durata: 95’

Ritratto di Angelique che, alla soglia dei 60 anni, prova a cambiare la sua vita.

Party Girl, film vincitore della sezione Un certain regard e della Caméra d’or quale migliore opera prima allo scorso Festival del cinema di Cannes, è il lavoro a sei mani dei registi Marie Amachoukeli, Claire Burger e Samuel Théis, tutti provenienti dal Femis, la più importante scuola francese di cinema.

Il film è il ritratto di Angelique (Sonia Theis) che, alla soglia dei 60 anni, si fa tentare dal comune senso della prudenza e decide di cambiare la sua vita: lascia il lavoro che ha sempre svolto di entreneuse in un night club per sposare Michèl (Mario Theis), suo vecchio cliente, sinceramente innamorato di lei.

È una donna pura, in fondo, Angelique: sogna il grande amore, quello che fa battere il cuore. Si riempie di anelli e braccialetti come un’adolescente. Si trucca e si veste vistosamente, prediligendo le stampe animalier, quasi a voler rimarcare il suo lato istintivo, ha difficoltà a fare la mamma di famiglia (ha quattro figli, che la adorano, avuti da altrettanti uomini, dei quali una in affido sin da piccola), tende alla seduzione e all’ammiccamento, specchio di un continuo bisogno di conferme per il suo essere in realtà fragile.

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Ci prova Angelique, cerca di ricucire tutti i fili della matassa ingarbugliata della sua vita, ma strada facendo si rende conto che nella sua decisione di cambiare si è fatta influenzare da motivazioni che in fondo non le corrispondono. [*spoiler alert*] Preferirà ritornare alla sua esistenza da “sbandata”, fatta di notti in bianco, bevute, clienti, sigarette, night club, sorellanza con le colleghe; preferirà scegliere di non tradirsi giacché non si tratta solo di un lavoro, ma, pur con tutti i limiti, della sua identità.

Party girl sebbene proponga un interessante ed alquanto inconsueto ritratto di donna, non si eleva, forse per il modo di raccontare scelto dai registi.
Lo stile di ripresa ha per lo più un tono realistico, quasi documentaristico, senza filtri, con abbondanza di primi/primissimi piani, come ultimamente abbastanza di frequente il cinema francese ci propone. Un tono particolarmente monotono specie nella prima parte, dove nelle sequenze ambientate nel night club sprofonda nello stile da reportage televisivo. Poche sono le digressioni emozionali più originali (come la sequenza finale accompagnata dal suggestivo commento musicale della omonima canzone degli U2), mancando infine un raccontare che, distogliendosi dal registro del reale, lasci spazio a quelle suggestioni emozionali che permettono di entrare in empatia con l’altrui psiche.

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La reiterata fedeltà alla realtà rende forse il racconto un po’ asettico, con l’effetto di rappresentare una storia che non si impone, in qualche modo distante. A differenza di quanto accade nel film Gloria (Sebastian Lelio, 2013), dove più di una sequenza, specie quelle prive di dialoghi, comunica con maggiore efficacia l’interiorità di un personaggio che riesce a smuovere e commuovere.
In Party girl va comunque apprezzato il coraggio di raccontare un soggetto impopolare, giacché rughe e crepuscolo non sono elementi trascinanti in un mondo dove impera il mantra “be young and beautiful”.

 

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About Alessandra Quagliarella

Di Bari dove ha frequentato il liceo classico Socrate e si è laurea in Giurisprudenza. Da sempre appassionata di cinema. Ideatrice della rubrica "Cinema e Psiche" su Cinemagazzino, si propone una riflessione sulle vicende dell’animo umano tramite l’analisi del linguaggio espressivo di quel cinema che se n’è occupato. Nel 2015-2016 ha curato e condotto una trasmissione sul cinema "Sold Out Cinema" su Controradio Bari.

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