Titolo: È solo la fine del mondo; Titolo originale: Just la fine du monde; Regia: Xavier Dolan; Interpreti: Natalie Baye, Marion Cotillard, Vincent Cassel, Léa Seydoux, Gaspard Ulliel; Origine: Canada, Francia; Anno: 2016; Durata: 95’
Dopo 12 anni di assenza Louis fa ritorno a casa per salutare la sua famiglia e comunicare un tragico ineluttabile evento che a breve lo colpirà, scatenando così un coacervo di sentimenti contrastanti e conflitti irrisolti.
Se ci fosse una traduzione cinematografica del famoso aforisma di André Gide “Famiglie! Vi odio!”, questa non potrebbe che essere l’ultima e sesta opera di Xavier Dolan, È solo la fine del mondo (premio speciale della Giuria al festival di Cannes 2016), tratta dal testo teatrale di Jean-Luc Lagarge, terzo autore più rappresentato in Francia dopo Shakespeare e Molière, morto a 38 anni (nel 1995) per Aids.
La tematica dei conflitti familiari, ricorrente per il ventisettenne regista e sceneggiatore canadese, anche costumista e montatore di tutti i suoi film, in quest’ultima opera raggiunge l’apice nella rappresentazione di un nucleo asfissiante e disfunzionale al quale veniamo introdotti già dalla prima traccia musicale del film, il brano di Camille Home is where it hurts.
Louis (Gaspar Ulliel), affermato autore di teatro, omosessuale, non vede la sua famiglia da 12 anni, quando è andato via da casa in cerca di sé stesso e della sua strada. L’approssimarsi della sua fine a causa di un male incurabile lo induce a ritornare, non solo per comunicare la ferale notizia, ma anche per riappropriarsi dei suoi ricordi, riconciliandosi con una parte importante della sua vita.
Ma la sua volontà mal si concilia con i sentimenti e le reazioni dei suoi cari: Martine (Natalie Baye), una madre strampalata a suo modo affettiva, Suzanne (Lea Seydoux), sorella insicura della quale non ha conosciuto nulla, Antoine (Vincent Cassel), un fratello violento, risultano in vario modo accecati dal confronto, animati dal dolore dell’abbandono subito e dal giudizio di inferiorità che si autoinfliggono come derivazione del successo di Louis che diventa riflesso della propria sconfitta personale.

Come in un dramma di Cechov, ognuno dei familiari è rimasto chiuso nella propria prigione e di un ‘noi’ fintamente protettivo, coltivando un sentimento misto di invidia e rancore verso l’unico che ha avuto l’ardire di sottrarsi a quella gabbia. A niente serve la dolcezza di Louis, il suo cercare in un momento di estrema fragilità di ricucire i fili con un passato che comunque fa parte di sé. [SPOILER] In un fermento di affetti e memorie, tornerà sui suoi passi, decidendo di non rivelarsi, tranne che a Catherine (Marion Cotillard), moglie di Antoine, non a caso l’unica a non avere un legame di sangue con Louis.
Le riprese, realizzate su pellicola, essenziale per Dolan, in poco più di una settimana, quasi tutte in interni, ritraggono i protagonisti quasi sempre in primo piano, contrapposti, tagliati, in luce/ombra, a fuoco/sfocati, perennemente in dualità conflittuale.
La stessa dualità si ritrova nella sceneggiatura, prolissa, continuamente urlata, tra recriminazioni, insulti, parolacce e denigrazioni alternate a momenti di risa e deliranti complicità del nucleo mefitico, alle quali si contrappone il silenzio disarmato di Louis.
L’effetto sullo spettatore è esasperante, oppressivo, claustrofobico, ansiogeno. Unici momenti di respiro sono i flash back dei ricordi del protagonista girati nello stile dei video musicali, veri marchi pop dell’estetica del regista.

L’opera di Dolan, a parte qualche barocchismo evitabile come la sequenza finale e forse l’ingenuità di rivelare da subito il motivo della visita di Louis, fa comunque centro visivamente, esteticamente, sostanzialmente, urlandoci una verità, quella della famiglia-gabbia, che spesso si ha difficoltà a riconoscere per paura della libertà che ne conseguirebbe; in fondo sarebbe solo la fine del mondo.
About Alessandra Quagliarella
Di Bari dove ha frequentato il liceo classico Socrate e si è laurea in Giurisprudenza. Da sempre appassionata di cinema. Nel 2013 ha frequentato il Seminario residenziale di Critica Cinematografica organizzato dalla rivista di settore I duellanti nell'ambito del Bobbio Film Festival ideato e curato dal maestro Marco Bellocchio, nonché il corso di Storia del Cinema presso l'Uniba - Università di Bari a.a.2012/2013. Ideatrice della rubrica "Cinema e Psiche" su Cinemagazzino, rubrica che si propone una riflessione sulle vicende dell’animo umano tramite l’analisi del linguaggio espressivo di quel cinema che se n’è occupato. Nel 2015-2016 ha curato e condotto due trasmissioni sul cinema: 'Sold Out Cinema' e 'Lanterna Magica, 'entrambe su Controradio Bari. Nel 2023 ha curato la rassegna cinematografica collegata al Corso diretto dalla prof.a Francesca Romana Recchia Luciani per le Competenze trasversali dell'Università di Bari con oggetto la Violenza di genere. Nel luglio 2023 ha collaborato alla rassegna 'Under Pressure, azioni e reazioni alla competizione' e nell'ottobre 2023 ha partecipato all'evento 'Taci, anzi parla. Il punto sulla violenza di genere' con un intervento sul film 'Una donna promettente', entrambi organizzati dall'associazione La Giusta Causa. Nell'aprile del 2024 ha curato una lezione su ' Sesso e sessualità: dalle pioniere del cinema muto al cinema femminista degli anni 70' nell'ambito del corso di Letteratura di genere della prof.ssa lea Durante all'Università di Bari. Collabora con l'Accademia del Cinema dei Ragazzi di Enziteto. In particolare approfondisce i collegamenti tra gli studi di genere e cinema.
