RIEPILOGO AGOSTO-SETTEMBRE 2025: L’ULTIMO TURNO/LO SPARTITO DELLA VITA/SOTTO LE NUVOLE/ALPHA/DUSE/LA VOCE DI HIND RAJAB

L’ULTIMO TURNO

Titolo originale: Heldin; Regia: Petra Volpe; Interpreti: Leonie Benesh; Origine: Svizzera; Anno: 2025; Durata: 92′

#LultimoTurno (t.o. Heldin, trad. Eroina) della regista e sceneggiatrice svizzera #PetraVolpe narra il #turno di #lavoro di una #infermiera professionale nel reparto di chirurgia di un ospedale di Zurigo. Floria Lind, interpretata dalla brava #LeonieBenesh (già vista ne #LaSalaProfessori, altro film dall’atmosfera tensiva), si trova ad affrontare un turno particolarmente impegnativo, dovendo gestire un intero reparto con una sola altra collega. Inizialmente #LultimoTurno potrebbe sembrare un film omaggio verso la figura professionale dell’infermiera, celebrazione che ha raggiunto il suo culmine nel periodo Covid quando venivano proprio definite eroine (da cui il titolo originale del film). Ma in realtà, man mano che la storia scorre, ci si rende conto che si tratta di un film di #denuncia #sociale, confermata dalle scritte esplicative precedenti ai titoli di coda: la #sanità è in #crisi ovunque (anche) per la quasi cronica #penuria di #infermiere ed infermieri (e se succede in Svizzera, da sempre considerata oasi felice, figuriamoci altrove). Non siamo nella #rappresentazione #taumaturgica e quasi divina di medici e infermieri vista nelle famose #serie #TV (capostipite #ER) dove la diagnosi ed il risultato sono perfetti, c’è anche tempo di innamorarsi in corsia e la fiducia che ne scaturisce verso il sistema è alta. No, qui c’è la #realtà: il livello di pressione è altissimo, la tensione sale, non c’è tempo nemmeno di bere. Floria è in #trincea (proprio così viene ripresa, di spalle, mentre percorre i lunghi corridoi) dove si combatte una #guerra contro il tempo e dove l‘#errore #umano è inevitabilmente dietro l’angolo. Eppure Floria cerca di mettere anche un #fattore #emotivo/umano nel lavoro che svolge, cercando di rispondere alle domande dei pazienti, incluse quelle esistenziali (la maggior parte sono malati di cancro), cercando di alleviare un momento di spaesamento con una ninna nanna, cercando soprattutto di non perdere la pazienza e la concentrazione. Per quanto ancora riuscirà (lei come gli altri) a farlo? #Lultimoturno è un film #efficace, #politico, necessario per un tema scomodo che ciascuna di noi tende a rimuovere. Consigliato!

LO SPARTITO DELLA VITA

Titolo originale: Sterben; Regia: Matthias Glasner; Interpreti: Lars Eidinger, Corinna Harfouch, Lilith Stanbergen; Origine:Germania; Anno: 2024; Durata:180′

#LoSpartitodellaVita (t.o.Sterben trad.morire) del regista e sceneggiatore tedesco #MatthiasGlasner, premio per la #migliore #sceneggiatura allo scorso Festival di #Berlino, è l’ampio, tragico #affresco della #famiglia Lunies, raccontato senza filtri, eviscerando i diversi, anche scomodi, punti di vista. Diviso in capitoli, parte dagli anziani genitori, la madre Lissie #CorinnaHarfouch, anafettiva e con varie patologie, ed il padre Gerd #HansUweBauer, affetto da una grave demenza senile, per poi passare ai figli Tom #LarsEidinger, maestro d’orchestra (fulcro del film ed alter ego del regista) ed Ellen #LilithStanbergen alcolizzata ed inquieta, con le rispettive relazioni sentimentali ed amicali. “Vedo i fantasmi dei miei genitori. Sono morti di recente, in rapida successione, dopo un lungo periodo di sofferenza. Voglio finalmente avvicinarmi a loro, cosa che non sono mai riuscito a fare durante la loro vita. E l’unico modo per avvicinarmi a qualcosa o a qualcuno è farci un film”, ha dichiarato il regista. I Lunies sono l‘#anti #famiglia #perfetta, dove la freddezza e l’incomunicabilita’, le gelosie e le preferenze, le conseguenti insicurezze e devastazioni sono raccontate senza mezzi termini, con una chirurgica precisione. È evidente l’influenza del Maestro #IngmarBergman, omaggiato con una scena di Fanny e Alexander, dei quali forse Tom ed Ellen sono la proiezione adulta e #disfunzionale. Al centro di questo schema c’è Tom, sempre pronto ad aiutare tutti, ad assorbire tensioni e malumori, a non perdere il controllo come suggerisce la scritta sul suo berretto (‘don’t panic’), vera dichiarazione programmatica. #LoSpartitodellaVita è un film #impegnativo, non solo per le tre ore di durata (in Germania, dove è già cult, è stato trasmesso in TV in più puntate), ma soprattutto per le #tematiche (vecchiaia, malattia, rapporti disfunzionali, solitudine, suicidio) non di facile visione, ma senz’altro resi con #verità, anche scomoda, e non senza #poesia, raggiungendo alcuni punti di intensa, non frequente resa.

SOTTO LE NUVOLE

Regia: Gianfranco Rosi; Origine:Italia;Anno: 2025; Durata: 1h 55′

#SottoLeNuvole (#PremioSpecialeGiuria all’ultimo #FestivaldiVenezia) di #GianfrancoRosi è un #documentario#antropologico con vocazione #filosofica e forte impronta #estetica. ‘Il Vesuvio fabbrica tutte le nuvole del mondo’, scriveva #JeanCocteau; proprio con questa frase inizia il doc che ci fa letteralmente immergere nei territori del golfo di Napoli, Campi Flegrei, Pompei, Ercolano, mentre su tutto troneggia e incombe il #Vesuvio, presente quasi in ogni inquadratura, quale una divinità indifferente alle sorti degli uomini cui è pur sempre legata. È un racconto, quello di #SottoleNuvole, fatto di #immersioni: nel nostro passato remoto, in quel #mondo#classico che ‘persiste come rumore di fondo anche la’ dove l’attualità più moderna fa da padrona’ come scriveva #ItaloCalvino, nelle viscere della terra degli scavi archeologici e dei cunicoli dei tombaroli, nella profondità delle tonnellate di grano trasportato da una nave siriana proveniente da Odessa e dalla guerra, nella paura, quasi quotidiana, di ‘morire come topi’ degli abitanti dei Campi Flegrei allertati dalle frequenti scosse. E contemporaneamente tutto questo diventa strumento per raccontare varie #storie di #umana#resistenza: dalle telefonate ai vigili del fuoco delle cittadine e cittadini, ai marinai siriani, al maestro di strada, al Procuratore impegnato nella tutela del patrimonio archeologico saccheggiato, da restituire alla comunità. Rosi ha vissuto in questi luoghi per tre anni, filmando ciò che lo colpiva (reperti, storie dimenticate, cinema abbandonati); successivamente ha montato questo enorme materiale, trasformandolo in un #archivio#vivo. Scelta coerente il suggestivo b/n anche per evitare ogni effetto facilmente estetizzante da cartolina. #SottoleNuvole è letteralmente un’opera immersiva, a tratti straniante, alla cui fascinazione abbandonarsi e farsi trasportare, lasciando da parte ogni luogo comune relativo al territorio/mondo descritto. Consigliato!

ALPHA

Regia:Julia Ducournau; Interpreti: Melissa Baros, Tahar Rahim, Golshifeh Farahani; Origine:Francia; Anno: 2025; Durata: 2h 8′

#Alpha della regista francese #JuliaDucournau, qui anche sceneggiatrice, presentato in #concorso allo scorso #FestivalCannes, si dipana tra #storia #familiare e #comingofage, quello appunto della tredicenne Alpha, interpretata dalla brava #MelissaBoros. Anni 80; durante gli eccessi di una festa ad Alpha viene tatuata sul braccio una evidente lettera A (cfr. La lettera scarlatta); niente di troppo grave se non fosse che questo la espone al contagio di un #virus (vedi AIDS, vedi Covid) che pietrifica l’essere umano, trasformandolo in statua di marmo, virus che ha già colpito anni prima suo zio Amin #TaharRhamin, tossico e fratello di sua madre #GolshiftehFarahani.Parte così una storia dal sapore #apocalittico dove vicende familiari, dinamiche sociali, emergenze sanitarie si intrecciano in uno schema denso di rimandi temporali e di sollecitazioni narrative (un po’ troppe, forse) tra le quali Alpha, non senza difficoltà, dovra’ trovare la sua strada, emancipandosi da una madre autoritaria della quale diventerà madre, emergendone infine quale #survivor#metropolitano. Centrale l’esplorazione del corpo, tipica dell’estetica #bodyhorror della regista: contaminato, modificato, abusato, scarnificato, medicalizzato, ma anche resistente. Colonna sonora degna di nota, dai #Portishead a #Beethoven (notevole la lunga sequenza che riprende un pranzo di famiglia con la sola musica della sonata per pianoforte n.7 di Beethoven, non a caso detta ‘La tempesta’) e intensi momenti di alta regia autoriale sono i punti forti di #Alpha; punto debole forse un #eccesso#generalizzato che appesantisce la narrazione e la visione che, nel complesso, resta comunque interessante.

DUSE

Regia:Pietro Marcello; Interpreti: Valeria Bruni Tedeschi, Noemie Merlant, Fausto Russo Alesi; Origine:Italia; Anno: 2025; Durata: 2h 2′

#Duse (presentato in concorso allo scorso Festival di Venezia) del regista italiano #PietroMarcello narra la fase finale della vita dell’attrice teatrale (girò un solo film ‘Cenere’) #EleonoraDuse interpretata da una ispirata #ValeriaBruniTedeschi. Tra la fine della prima guerra mondiale e l’inizio dell’ascesa del fascismo, la Duse, che non calca i palcoscenici da 12 anni, decide di riprendere la sua attività teatrale, nonostante precarie condizioni di salute e finanze non ottimali. Inizia così un #tourbillon#esistenziale che la porta a toccare intensamente tutti i topos della sua vita: la compagnia teatrale, il palcoscenico, il successo, l’insuccesso, la precarietà economia, Gabriele D’Annunzio #FaustoRussoAlesi, il rapporto con la figlia Enrichetta #NoemieMerlant , il regime e, soprattutto, se’ stessa, per infine affermare con forza, contro ogni logica e buon senso, la sua natura, la sua essenza: quella di artista, quella di attrice. In una Italia che andava verso il buio del fascismo, la Duse decide di invertire il suo percorso volto al tramonto, virando verso la luce del teatro: quale una moderna Caronte, nell’ultima sequenza del film, solca le acque verso la sua essenza, lei che calcava il palcoscenico dall’età di quattro anni. Nella realtà la Duse, nell’ultima parte della sua vita, si trasferì negli Stati Uniti d’America, dove tenne un’ultima memorabile tournée e dove infine morì. La sua salma ritornò poi in Italia e venne trasportata in treno fino ad Asolo dove è sepolta, percorso questo metaforicamente richiamato da quello del #MiliteIgnoto la cui bara fu trasportata per treno da Aquileia a Roma nel 1921 e le cui #sequenze di #archivio (il regista Pietro Marcello nasce come archivista e documentarista), colorate ex post, sono armoniosamente inserite nel film. #Duse è un film particolare: documento storico, riflessione sulla recitazione, ritratto di un’attrice; ma la Duse o la Bruni Tedeschi? Giacché quest’ultima non scompare nel ruolo, non scompare in altra da sé, ma anzi emerge con la sua propria personalità e recitazione per cui la conosciamo ed apprezziamo. #Primi, primissimi #piani costituiscono la cifra narrativa predominante, quasi a voler scardinare il segreto del carisma di una #donna autonoma, emancipata, #indipendente (in un mondo dominato dagli uomini fu la prima ad avere una sua compagnia e ad essere capocomica), carisma che tuttavia resta non svelato.

LA VOCE DI HIND RAJAB

Titolo originale: Sawt al-Hind Rajab; Regia: Kawtharibn Haniyya; Origine: Tunisia; Anno: 2025; Durata:89′

#LaVocediHindRajab (t.o. Sawt al-Hind Rajab) della regista e sceneggiatrice tunisina #KawtharibnHaniyya, Leone d’argento #PremioSpecialeGiuria allo scorso #FestivaldiVenezia e prodotto da #JoaquinPhoenix, #RooneyMara, #BradPitt e #AlfonsoCuaron (anche Hollywood si mobilita per Gaza), racconta una storia vera. Nel gennaio del 2024, nel corso dell‘#invasione di #Gaza da parte dell’esercito israeliano, una macchina con a bordo sei persone viene crivellata di colpi. Muoiono tutti, tranne Hind, cinque anni, che resta in contatto telefonico per ore con la #MezzalunaRossa (cioè la Croce Rossa palestinese) in attesa di essere salvata. Le #registrazioni delle #telefonate, inserite nel film, sono quelle vere (ovviamente il film non è doppiato). A questo dato reale la regista aggiunge la storia immaginata dell’equipe che deve da un lato organizzare il percorso dell’ambulanza che dovrà recuperare Hind, percorso sottoposto ad un intricato e complicatissimo iter burocratico, e dall’altro intrattenere al telefono la piccola. Lei chiusa in una macchina, loro chiusi in una stanza. Una sfida registica assolutamente riuscita per un #film #tensivo, drammatico, ‘scomodo come un sasso nella scarpa’ come il cinema deve essere secondo #LarsvonTrier. Ma il dato che più sconvolge è rendersi conto sulla propria pelle di spettatrici di quanto nella #tragedia in atto tutte le #regole, anche quelle minime di rispetto della Croce Rossa autorizzata, siano saltate, annullate, ignorate. Con tali premesse tutto può succedere, ed infatti succede, sino al #genocidio in atto. Si esce dal cinema con un senso di insicurezza, smarrimento, sconfitta, tristezza infiniti. Consigliato, molto.

Alessandra Quagliarella

About Alessandra Quagliarella

Di Bari dove ha frequentato il liceo classico Socrate e si è laurea in Giurisprudenza. Da sempre appassionata di cinema. Nel 2013 ha frequentato il Seminario residenziale di Critica Cinematografica organizzato dalla rivista di settore I duellanti nell'ambito del Bobbio Film Festival ideato e curato dal maestro Marco Bellocchio, nonché il corso di Storia del Cinema presso l'Uniba - Università di Bari a.a.2012/2013. Ideatrice della rubrica "Cinema e Psiche" su Cinemagazzino, rubrica che si propone una riflessione sulle vicende dell’animo umano tramite l’analisi del linguaggio espressivo di quel cinema che se n’è occupato. Nel 2015-2016 ha curato e condotto due trasmissioni sul cinema: 'Sold Out Cinema' e 'Lanterna Magica, 'entrambe su Controradio Bari. Nel 2023 ha curato la rassegna cinematografica collegata al Corso diretto dalla prof.a Francesca Romana Recchia Luciani per le Competenze trasversali dell'Università di Bari con oggetto la Violenza di genere. Nel luglio 2023 ha collaborato alla rassegna 'Under Pressure, azioni e reazioni alla competizione' e nell'ottobre 2023 ha partecipato all'evento 'Taci, anzi parla. Il punto sulla violenza di genere' con un intervento sul film 'Una donna promettente', entrambi organizzati dall'associazione La Giusta Causa. Nell'aprile del 2024 ha curato una lezione su ' Sesso e sessualità: dalle pioniere del cinema muto al cinema femminista degli anni 70' nell'ambito del corso di Letteratura di genere della prof.ssa lea Durante all'Università di Bari. Collabora con l'Accademia del Cinema dei Ragazzi di Enziteto. In particolare approfondisce i collegamenti tra gli studi di genere e cinema.

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