Titolo originale: Mon Roi; Regia: Maiween Le Basco; Interpreti: Emanelle Bercot, Vincent Cassel, Louis Garrel; Origine: Francia; Anno: 2015; Durata: 130’
La storia d’amore di una coppia, Tonì e Georgio, tra annullamento e affermazione di sé.
Mon Roi, terza opera della regista e attrice francese Maiween Le Basco, inizia con la ripresa di spalle della protagonista Tonì (Emanuelle Bercot, premio a Cannes 2015 come migliore attrice protagonista) la quale, di fronte ad una discesa mozzafiato sulle maestose Alpi francesi, prende un bel respiro e si lancia a tutta velocità, la stessa con la quale si è buttata nella storia d’amore con Georgio (Vincent Cassel).
Subito dopo la vediamo distesa sul lettino di un ospedale con un ginocchio rotto: purtroppo la discesa, proprio come la storia d’amore, le ha causato una brutta frattura che, secondo la dottoressa ortopedico-psicologa che la cura, nasconde un messaggio più sottile: la parola ginocchio, infatti, contiene in sé le due parole “io” e “occhio”.
“C’è più saggezza nel tuo corpo che in tutta la tua sapienza”, sosteneva Nietzsche. È come se il corpo di Tonì, fedele messaggero, abbia voluto dirle di guardare in sé stessa, di tornare a sé, di ricomporre la frattura del suo io frammentato dalla storia d’amore (il tutto risulta più efficace nella versione francese dove genou-ginocchio suona come je-io e nous-noi). Iniziano così la riabilitazione fisica e la riflessione interiore della protagonista, due percorsi paralleli, l’uno metafora dell’altro, relativi a due diversi spazi temporali: la prima nell’oggi, la seconda nel passato che la regista inserisce armoniosamente tramite flashback con i quali si ripercorre la relazione amorosa tra Tonì e Georgio, consentendoci di entrare nell’elaborazione mentale ed emotiva del vissuto relazionale della donna.

Tonì, avvocatessa 40 enne separata, durante una serata con amici incontra Georgio, bello, affabulatore, seduttore, dal quale viene travolta alla velocità della luce, la stessa con la quale lui le dichiara il suo amore e il suo desiderio di sposarla e di avere un figlio da lei, come puntualmente accade. In un turbine irresistibile, fatto di picchi verso l’alto o il basso di pari intensità, Tonì si ritrova invischiata in una gabbia dove non esiste più la sua volontà, la sua affermazione, la sua libertà, ma solo la dipendenza dall’uomo che ama. Non importa che Georgio si trasferisca in un’altra casa poiché mal sopporta gli sbalzi ormonali che la gravidanza determina in sua moglie, non importa che abbia una ex incombente della quale si prende cura più che della consorte, non importa che per puro capriccio imponga al loro bambino il ridicolo nome di Simbad. Georgio, proprio come un re, ordina e dispone a suo piacimento dei suoi averi e dei suoi sudditi e proprio come un suddito fedele Tonì è sempre pronta a perdonare e ripartire, a sperare che lui cambi ignorando il proprio progressivo crollo nervoso man mano che procede l’annullamento del suo essere.
È strano come la diversità che li ha attirati diventi poi proprio ciò che li allontana, ma non è affatto strano che i due si siano attratti ed incastrati perfettamente secondo il vecchio schema di vittima-carnefice.
Se come sostiene Jung “Nessuna coincidenza è casuale”, l’incontro tra i due era inevitabile. Georgio è un tipico narcisista che ha bisogno di affermarsi a discapito di altri, mentre Tonì, nonostante sia un’avvocatessa 40enne con un matrimonio alle spalle (quindi una donna, sulla carta, autonoma e con esperienza di vita) è in fondo ancora alla ricerca di delega di protezione e di valore, dibattuta tra individuazione e annullamento di sé, una tendenza pericolosa che può riguardare tutte le donne, a prescindere dal ceto e dall’età.
Altrettanto non casuale è la frattura al ginocchio subita da Tonì, occasione per prendersi davvero cura di sé stessa, ponendosi al centro della propria vita. Quando questo passo è compiuto potrà anche incontrarlo Georgio senza subire alcuna devastante destabilizzazione, potrà anche osservarne i particolari del volto che tanto ha amato senza provare un moto di rabbia o di irresistibile attrazione, ma soltanto di affetto e perdono.

Mon Roi è un film onesto, nelle intenzioni e nella realizzazione, che si avvale di una sceneggiatura realistica e di buone, credibili interpretazioni. La tecnica di ripresa segue quelli che sembrano i diktat del più recente cinema francese, con abbondanza di primi, se non primissimi piani. Ovviamente non si raggiungono i livelli geniali di altri film che questo tema hanno affrontato come Le onde del destino di Lars von Trier o Lezioni di piano di Jane Campion, ma nel complesso Mon Roi è un film sincero che aggiunge un’ulteriore tassello nel lungo e difficile percorso di stima di sé del genere femminile.
About Alessandra Quagliarella
Di Bari dove ha frequentato il liceo classico Socrate e si è laurea in Giurisprudenza. Da sempre appassionata di cinema. Nel 2013 ha frequentato il Seminario residenziale di Critica Cinematografica organizzato dalla rivista di settore I duellanti nell'ambito del Bobbio Film Festival ideato e curato dal maestro Marco Bellocchio, nonché il corso di Storia del Cinema presso l'Uniba - Università di Bari a.a.2012/2013. Ideatrice della rubrica "Cinema e Psiche" su Cinemagazzino, rubrica che si propone una riflessione sulle vicende dell’animo umano tramite l’analisi del linguaggio espressivo di quel cinema che se n’è occupato. Nel 2015-2016 ha curato e condotto due trasmissioni sul cinema: 'Sold Out Cinema' e 'Lanterna Magica, 'entrambe su Controradio Bari. Nel 2023 ha curato la rassegna cinematografica collegata al Corso diretto dalla prof.a Francesca Romana Recchia Luciani per le Competenze trasversali dell'Università di Bari con oggetto la Violenza di genere. Nel luglio 2023 ha collaborato alla rassegna 'Under Pressure, azioni e reazioni alla competizione' e nell'ottobre 2023 ha partecipato all'evento 'Taci, anzi parla. Il punto sulla violenza di genere' con un intervento sul film 'Una donna promettente', entrambi organizzati dall'associazione La Giusta Causa. Nell'aprile del 2024 ha curato una lezione su ' Sesso e sessualità: dalle pioniere del cinema muto al cinema femminista degli anni 70' nell'ambito del corso di Letteratura di genere della prof.ssa lea Durante all'Università di Bari. Collabora con l'Accademia del Cinema dei Ragazzi di Enziteto. In particolare approfondisce i collegamenti tra gli studi di genere e cinema.
