John Schlesinger, regista britannico approdato ad Hollywood, dove firmò due dei suoi film più famosi (Un uomo da marciapiede, 1969 e Il maratoneta, 1976), primo ad aver dichiarato la sua omosessualità, ha il dono di saper raccontare come pochi la complessità delle relazioni umane.
Da sempre antesignano e provocatorio, autore di alcuni tra i più lungimiranti sguardi sulla sessualità del suo periodo, nei suoi film parla, spesso per la prima volta nella storia del cinema, di aborto clandestino nella civilissima London, di bambini che parlano di canne, di sesso gay, di bisessualità, di emancipazione.
Nei due film che di seguito illustreremo (Darling e Domenica, maledetta domenica), il regista esplora le relazioni sentimentali umane: nel primo rispetto al rapporto a due tra Diana e gli uomini che si succedono nella sua vita, nel secondo rispetto allo schema tripartito del triangolo amoroso. Tra l’egoistica relazione con sé stessi e la relazione sentimentale, si colloca infine Un uomo da marciapiede che narra una relazione amicale, ponendola al centro di una delle più belle storie raccontate al cinema.
DARLING
Regia: John Schlesinger; Interpreti: Julie Christie, Dirk Bogarte, Laurence Harvey; Origine: Gran Bretagna; Anno: 1965; Durata: 128’
La storia di Diana Scott, dalle passerelle della effervescente swinging London all’ingessamento della altolocata vita coniugale.
Darling si apre con una ripresa in campo lungo: un attacchino sta incollando alla parete un enorme manifesto che ritrae il viso di una donna bella, sorridente ed elegante (che poi sapremo essere la protagonista Diana Scott) con la scritta Ideal woman. In realtà nel corso del film capiremo che la protagonista, ancorata al bisogno di protezione esterna, è ideal solo in una società non ancora pronta ad una vera indipendenza femminile.
Diana Scott, interpretata da una multiforme Julie Christie che per questo ruolo vinse l’Oscar, è una giovane modella frivola ed irrequieta nella frizzante swinging London ripresa nel pieno del suo fulgore e della sua particolare energia in uno stiloso b/n.
La mdp, occhio morbido e mobile, illustra tutti gli aspetti del mondo di Diana, seguendone il percorso amoroso: dal marito sposato in giovane età dal quale divorzierà senza traumi, al giornalista (Dirk Bogarte), suo unico vero amore, che lascerà senza ansie per continuare la sua scalata al successo, al rampante agente del mondo della moda che le promette un debutto sul grande schermo, fino al ricchissimo nobile toscano che la impalmerà-congelerà nel ruolo della triste castellana, obiettivo finale di Diana, ma anche suggello della totale perdita di sé.
Schlesinger, mai giudicando, ma nemmeno evitando di evidenziare alcune delle pesanti verità nella sua vita spesso glamorous, descrive Diana tramite una serie di quadri molto particolareggiati della suo percorso, restituendoci tutta l’atmosfera di una situazione e di un periodo: Londra, i set fotografici, i party, l’asta di beneficenza con connessa aristocrazia annoiata, fino al viaggio in Italia, prima a Capri e quindi in Toscana, dove la sua vita conoscerà la tanto sospirata svolta.
Diana è rivolta all’esterno, accecata dalla ricerca di un’ottima sistemazione indice di delega di protezione, senza una seria riflessione su sé stessa che possa renderla più forte e consapevole. Il regista sembra chiedersi se non sia la società a non permettere ancora una vera libera individuazione femminile e se l’incapacità di amare ne sia una conseguenza, giacché Diana è una donna moderna ed indipendente, sessualmente liberata, riportata nelle regole del matrimonio da una società che non si è evoluta abbastanza da comprenderla.

Un passo avanti nella direzione dell’indipendenza ed emancipazione femminile lo compie Alex Greville, una delle protagoniste del successivo film.
DOMENICA, MALEDETTA DOMENICA
Titolo originale: Sunday, bloody sunday; Regia: John Schlesinger; Interpreti: Glenda Jackson, Peter Finch, Murray Head; Anno: 1971; Origine: UK; Durata: 110’
Un triangolo amoroso tra una donna divorziata, un maturo dottore ebreo e un giovane artista la cui finale decisione comporterà scelte differenti per ciascuna parte coinvolta.
A qualche, significativo, anno di distanza da Darling, John Schlesinger torna a provocare con la descrizione di un triangolo amoroso, quasi una danza tripartita tra tre personaggi profondamente sentiti e descritti, interpretati da attori in stato di grazia, nella cui sfera lo spettatore viene portato con la consueta particolareggiata descrizione di tanti quadri differenti che fanno luce sulla loro essenza.
È il primo film a riportare scene di amore gay (un vero bacio tra uomini), ma anche il primo a parlare apertamente di un tema tabù, quello della bisessualità, in tempi maturi per questi argomenti dopo la rivoluzione sessuale del ’68.
Il dramma psicologico ondeggia tra gelosia, insicurezze e colpi al cuore, senza enfatizzare la sessualità, di modo che il film potrebbe essere essenzialmente una storia d’amore tra 3 persone di qualsiasi orientamento sessuale. In verità, considerando che risale a 40 anni fa, è notevole che Schlesinger riesca a trattare l’omosessualità del maturo dottor Hirsch come un naturale dato di fatto.
Anche questo film è ambientato a Londra, ripresa nei suoi colori autunnali molto british e nelle sue topiche location: i parchi cittadini, Piccadilly Circus, Trafalgar Square, la city, in un’atmosfera però più plumbea e meno frizzante della swinging London ripresa in Darling, anche questo indice di tempi meno ottimistici, tra droghe dilaganti e baluardi sociali in crisi.
Come nel suo stile, Schlesinger ci fa conoscere i personaggi mostrandoci le molteplici situazioni delle loro vite quotidiane, a partire dalle rispettive case meticolosamente caratterizzate: il dottor Daniel Hirsh – uno straordinario Peter Finch (amico e alter ego di Schlesinger con il quale ha condiviso una lunga e proficua collaborazione); Alex Greville – Glenda Jackson, indipendente donna divorziata; il giovane artista Bob Elkin – Murray Head, centro del triangolo amoroso.

La narrazione diventa occasione anche per una riflessione allargata sul concetto di coppia, in quanto molte delle situazioni vissute dai protagonisti ci riportano a questo tema: la scenata di gelosia di una coppia di amici del dottor Hisrch durante un party; la famiglia progressista con bambini che parlano di canne; le tradizionali famiglie di origine che spingono Alex ad accontentarsi di una qualsivoglia relazione e il dottor Hisch ad accettare un matrimonio combinato.
Dalla decisione del giovane Bob, troppo preso da sé per una relazione profonda, di partire per l’America per esplorare il suo percorso artistico, scaturiranno decisioni differenti da parte degli altri soggetti coinvolti, specchio della differente natura di ciascuno: il dottor Hirsch aspetterà il ritorno di Bob, implicitamente accontentandosi di una vita di attese, contemperando il vuoto con il suo lavoro di medico che in un approccio maschile alla vita ha una centralità pari all’amore; Alex deciderà di troncare la relazione, in una visione liberata della sua essenza che la porta a volere un amore totale, senza più accontentarsi.
Emblema di una donna che non cerca appoggio e protezione esterna per sentirsi al sicuro, Alex Greville, evoluzione di Diana Scott in una società forse finalmente pronta ad accogliere la sua libertà di essere senza giudicarla, ha raggiunto un grado di consapevolezza tale da liberarsi dalla delega di accudimento, sì da poter dire: “Mi hanno sempre insegnato che qualcosa è meglio di niente. Ora è arrivato il tempo che niente deve essere meglio di qualcosa”.
Vedi anche: Un uomo da marciapiede.
About Alessandra Quagliarella
Di Bari dove ha frequentato il liceo classico Socrate e si è laurea in Giurisprudenza. Da sempre appassionata di cinema. Nel 2013 ha frequentato il Seminario residenziale di Critica Cinematografica organizzato dalla rivista di settore I duellanti nell'ambito del Bobbio Film Festival ideato e curato dal maestro Marco Bellocchio, nonché il corso di Storia del Cinema presso l'Uniba - Università di Bari a.a.2012/2013. Ideatrice della rubrica "Cinema e Psiche" su Cinemagazzino, rubrica che si propone una riflessione sulle vicende dell’animo umano tramite l’analisi del linguaggio espressivo di quel cinema che se n’è occupato. Nel 2015-2016 ha curato e condotto due trasmissioni sul cinema: 'Sold Out Cinema' e 'Lanterna Magica, 'entrambe su Controradio Bari. Nel 2023 ha curato la rassegna cinematografica collegata al Corso diretto dalla prof.a Francesca Romana Recchia Luciani per le Competenze trasversali dell'Università di Bari con oggetto la Violenza di genere. Nel luglio 2023 ha collaborato alla rassegna 'Under Pressure, azioni e reazioni alla competizione' e nell'ottobre 2023 ha partecipato all'evento 'Taci, anzi parla. Il punto sulla violenza di genere' con un intervento sul film 'Una donna promettente', entrambi organizzati dall'associazione La Giusta Causa. Nell'aprile del 2024 ha curato una lezione su ' Sesso e sessualità: dalle pioniere del cinema muto al cinema femminista degli anni 70' nell'ambito del corso di Letteratura di genere della prof.ssa lea Durante all'Università di Bari. Collabora con l'Accademia del Cinema dei Ragazzi di Enziteto. In particolare approfondisce i collegamenti tra gli studi di genere e cinema.
