SCIASCIA E VOLONTÉ – ANDREA CAMILLERI –


«Sono quattro i film tratti da romanzi o racconti di Leonardo (per gli amici più stretti Nanà) Sciascia (A ciascuno il suo di Elio Petri, 1967; Todo Modo di Elio Petri, 1976; Porte aperte di Gianni Amelio, 1990; Una storia semplice di Emidio Greco, 1991). Li ho rivisti tutti prima di questo incontro.
Premetto che ogni autore trasferito in altro linguaggio si preoccupa che almeno alcuni punti fermi del suo romanzo vangano rispettati e traghettati nel linguaggio diverso. Nel caso del film quasi sempre l’autore del romanzo partecipa alla sceneggiatura per controllare, vedere.
Sciascia è l’eccezione. Non ha mai collaborato alla cosiddetta trasposizione cinematografica e aveva ragione perché è un autore difficilissimo da portare in teatro, cinema, radio.
Questo perché Sciascia è tutto nella sua scrittura apparentemente semplice, ma che si basa continuamente sulla metafora, sull’allusione, rimanda continuamente ad altro. Anche con la migliore volontà del mondo finisci per banalizzare, con lo spiegare poco o troppo, fino alla noia.
A ciascuno il suo è uno dei film più aderenti al discorso di Sciascia. Il romanzo ha una struttura perfetta da romanzo giallo (genere che Leonardo conosceva alla perfezione), mentre nel film ci sono almeno un paio di grosse incongruenze che lui non avrebbe tollerato. Cosa salva il film? L’interpretazione di Gian Maria Volonté. Avete visto lo sguardo? Occhi che esplorano alla ricerca della verità, come piccoli cannocchiali.
Todo modo non ha niente a che vedere con il romanzo. Petri è profetico rispetto a Moro, ma è un’altra cosa dal romanzo.
Porte aperte di Amelio è una buona trasposizione. Lo spirito del romanzo, il contesto, è stato rispettato.
In Una storia semplice, infine, si compie il miracolo di restituire una eco alla scrittura di Sciascia. Tra il primo film tratto da Sciascia e questo ultimo passano 12 anni. In questi 12 anni Gian Maria come è maturato! Ha raggiunto una capacità di interpretazione a levare, a diventare sasso, pietra, peso specifico di pensiero, anzi di sottopensiero. Vi era in lui la conoscenza dei fatti, l’esperienza.»
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«Il cinema non deve essere solo arte del possibile, ma a volte anche dell’impossibile.» (Gian Maria Volonté).
http://www.cinemagazzino.it/festival/bifest-2014-festival-volonte/
About Alessandra Quagliarella
Di Bari dove ha frequentato il liceo classico Socrate e si è laurea in Giurisprudenza. Da sempre appassionata di cinema. Nel 2013 ha frequentato il Seminario residenziale di Critica Cinematografica organizzato dalla rivista di settore I duellanti nell'ambito del Bobbio Film Festival ideato e curato dal maestro Marco Bellocchio, nonché il corso di Storia del Cinema presso l'Uniba - Università di Bari a.a.2012/2013. Ideatrice della rubrica "Cinema e Psiche" su Cinemagazzino, rubrica che si propone una riflessione sulle vicende dell’animo umano tramite l’analisi del linguaggio espressivo di quel cinema che se n’è occupato. Nel 2015-2016 ha curato e condotto due trasmissioni sul cinema: 'Sold Out Cinema' e 'Lanterna Magica, 'entrambe su Controradio Bari. Nel 2023 ha curato la rassegna cinematografica collegata al Corso diretto dalla prof.a Francesca Romana Recchia Luciani per le Competenze trasversali dell'Università di Bari con oggetto la Violenza di genere. Nel luglio 2023 ha collaborato alla rassegna 'Under Pressure, azioni e reazioni alla competizione' e nell'ottobre 2023 ha partecipato all'evento 'Taci, anzi parla. Il punto sulla violenza di genere' con un intervento sul film 'Una donna promettente', entrambi organizzati dall'associazione La Giusta Causa. Nell'aprile del 2024 ha curato una lezione su ' Sesso e sessualità: dalle pioniere del cinema muto al cinema femminista degli anni 70' nell'ambito del corso di Letteratura di genere della prof.ssa lea Durante all'Università di Bari. Collabora con l'Accademia del Cinema dei Ragazzi di Enziteto. In particolare approfondisce i collegamenti tra gli studi di genere e cinema.
