Regia: Sergio Castellitto; Interpreti: Jasmine Trinca, Riccardo Scamarcio, Anna Galiena, Massimo Bonetti, Marina Rocco; Origine: Italia; Anno: 2015; Durata: 100’
Delia (Jasmine Trinca) e Gaetano (Riccardo Scamarcio) si danno appuntamento a cena in un ristorante per decidere come dividersi le vacanze con i figli. L’incontro diventa occasione per ricordare e riflettere sulla loro storia, dall’innamoramento travolgente alla nascita dei due bambini, fino alla crisi del loro rapporto ed alla separazione.
Nessuno si salva da solo è il terzo film che il regista Sergio Castellitto trae da un romanzo di Margaret Mazzantini, sua moglie (i precedenti sono Non ti muovere del 2004 e Venuto al mondo del 2012).
Al centro della storia ci sono una coppia e gli interrogativi che gravitano attorno ad essa, anzi l’interrogativo per antonomasia: come è possibile che un amore bello, felice e vero finisca, lasciando il posto a risentimento, veleno e disprezzo?
In realtà, più che cercare una spiegazione, il film si limita ad una esposizione descrittiva, cioè a mostrare cosa si dice/fa quando ci si innamora VS cosa si dice/fa quando ci si separa, in un continuo confronto tra come eravamo e come ci siamo ridotti. Tale scelta non sarebbe di per sé un limite, se non fosse che viene svolta in maniera evidentemente banale, segno di una mancanza di profondità ed originalità che si avverte per tutta la durata del film e che infine non permette di innescare una riflessione più coinvolgente nello spettatore.
Non si pretende dai soggetti agenti in campo la complessa profondità di Scene da un matrimonio (Ingmar Bergman,1973) o de Il passato (Asghar Farhadi, 2013), né il tocco leggero e tuttavia incisivo di Due per la strada (Stanley Donen, 1967), ma la sensazione che si ha vedendo Nessuno si salva da solo è quella di essere alle prese con una storia da banco frigo del supermercato, tra precotti privi di sapore e finzioni di freschezza.

In un mondo dominato dalle coppie, quale risulta essere quello rappresentato nel film (quella formata dai protagonisti, quella dei genitori di Gaetano, quella matura incontrata al ristorante), dove anche i singoli esistono solo nella loro valenza di tensione verso la coppia (come l’amante di Gaetano dimostra), si perde del tutto la dimensione del singolo e della individuazione, forse vera causa del mal essere della stessa coppia. Ma questa riflessione non appartiene alle intenzioni di autrice e regista che sembrano voler incessantemente dirci che soltanto nell’essere in due, preferibilmente con figli, risieda la vera realizzazione esistenziale, con un’apertura verso l’aspetto spirituale/surreale della vita verso il finale del film che sfiora il ridicolo.
È probabile che la banalità del raccontare cinematografico sia un riflesso della banalità del romanzo, ma la scelta operata forse rimanda ad una comunanza di vedute pienamente condivisa e parimenti realizzata.
Coerentemente con tali premesse, anche la rappresentazione filmica risulta banale: campo/controcampo durante tutti i dialoghi del film, primi/primissimi piani, dettagli ingigantiti su sorrisi o lacrime a seconda che si rappresenti la fase A (innamoramento) o B (separazione), pochi movimenti reali della mdp, un montaggio veloce nello stile dei primi film di Gabriele Muccino (sob!), flashback costanti per segnare il passaggio dall’oggi cupo allo ieri luminoso.

Sinceri gli interpreti, sebbene l’artificiosità scelta per l’immagine dei personaggi (per indicare i venti anni si sceglie la pettinatura con la frangia, pur rimanendo tutto il resto identico nell’aspetto) determina un effetto di falso da fiction nostrana che incide in modo ulteriormente negativo sul coinvolgimento dello spettatore. La superficie sulla quale si resta finisce purtroppo per annoiare, pur ritrovando una sincerità di fondo in qualche modo efficace nei dialoghi tra i due protagonisti (in particolare nella parte in cui si rinfacciano le rispettive colpe ove si registra un momento di sincera emozione grazie all’interpretazione di Jasmine Trinca).
Il film non si salva da solo, al contrario del trailer, ben montato, con uno dei pezzi più belli dei Radiohead (Creep) quale collante musicale tra le varie micro sequenze che in breve raccontano tutta la storia: forse bastava quello!
About Alessandra Quagliarella
Di Bari dove ha frequentato il liceo classico Socrate e si è laurea in Giurisprudenza. Da sempre appassionata di cinema. Nel 2013 ha frequentato il Seminario residenziale di Critica Cinematografica organizzato dalla rivista di settore I duellanti nell'ambito del Bobbio Film Festival ideato e curato dal maestro Marco Bellocchio, nonché il corso di Storia del Cinema presso l'Uniba - Università di Bari a.a.2012/2013. Ideatrice della rubrica "Cinema e Psiche" su Cinemagazzino, rubrica che si propone una riflessione sulle vicende dell’animo umano tramite l’analisi del linguaggio espressivo di quel cinema che se n’è occupato. Nel 2015-2016 ha curato e condotto due trasmissioni sul cinema: 'Sold Out Cinema' e 'Lanterna Magica, 'entrambe su Controradio Bari. Nel 2023 ha curato la rassegna cinematografica collegata al Corso diretto dalla prof.a Francesca Romana Recchia Luciani per le Competenze trasversali dell'Università di Bari con oggetto la Violenza di genere. Nel luglio 2023 ha collaborato alla rassegna 'Under Pressure, azioni e reazioni alla competizione' e nell'ottobre 2023 ha partecipato all'evento 'Taci, anzi parla. Il punto sulla violenza di genere' con un intervento sul film 'Una donna promettente', entrambi organizzati dall'associazione La Giusta Causa. Nell'aprile del 2024 ha curato una lezione su ' Sesso e sessualità: dalle pioniere del cinema muto al cinema femminista degli anni 70' nell'ambito del corso di Letteratura di genere della prof.ssa lea Durante all'Università di Bari. Collabora con l'Accademia del Cinema dei Ragazzi di Enziteto. In particolare approfondisce i collegamenti tra gli studi di genere e cinema.
