TORNERANNO I PRATI

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Regia: Ermanno Olmi; Interpreti: Claudio Santamaria, Alessandro Sperduti, Francesco Formichetti, Andrea Di Maria; Anno: 2014; Origine: Italia; Durata: 80’

L’estenuante sopravvivenza dei soldati italiani durante la prima guerra mondiale in una trincea di prima linea sul confine nord-orientale. Il nemico austriaco è a due passi ed è difficile tenere i nervi saldi…

Tra le maestose vette innevate del fronte, lambite dal conciliante chiarore di Luna, sono “sepolti” in trincea una trentina di soldati del Regio Esercito, duramente provati da quella che è stata la guerra di logoramento per eccellenza, fatta di estenuanti attese, spezzate da sporadiche incursioni di artiglieria.
Il morale è a terra, gli animi spenti, gli amori lontani. I movimenti più semplici sono lenti e macchinosi per il freddo glaciale, che arriva fino agli spettatori.
Qualche ufficiale al caldo di un quartier generale ha impartito un nuovo folle e perentorio ordine.

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Ermanno Olmi, con i suoi 83 anni e più di 20 titoli tra cinema e televisione, ci stupisce con un nuovo film.
Il racconto è equilibrato ed onesto, si percepisce un certo distacco nel raccontare le vicende, lontane da qualsiasi prosastica demagogia celebrativa.
Come ci si potrebbe aspettare dall’animo sensibile e riflessivo del regista, il film è intimista e la vicenda documentata è un vistoso pretesto per sottolineare l’essenza barbarica di tutti i conflitti. Ma chi non si aspetta neanche uno sparo, sarà disatteso da alcune esplosioni spettacolari che atterriscono anche i meno impressionabili. Non solo un conflitto interiore, ma una guerra vera.
Il colore c’è ma non si vede, con tonalità fredde e de-saturate. Le immagini naturalistiche sono memorabili e il contorno paesaggistico mozzafiato è beffardo teatro di un vero inferno.
Un film per ricordare il sacrificio e gli sforzi dei soldati italiani durante la Grande Guerra, sepolti dalla neve e dimenticati dal tempo, saltuariamente osannati in qualche festa nazionale.

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È così che in circa 80 minuti si sgonfia l’immagine mitica e gloriosa della guerra, senza però scalfire e sminuire il coraggio e la dedizione dei nostri soldati: non eroi invincibili dalle divise scintillanti, ma uomini normali, impauriti, affamati e infreddoliti. Forse questo rende loro ancora più onore.
Quando, improvvisamente, il silenzio delle montagne è bruscamente interrotto dallo sparo di un cecchino, si rimane sgomenti e tornano in mente le parole del generale Robert Edward Lee: «Ringrazio Dio di avermi fatto vedere la guerra, altrimenti avrei potuto innamorarmene» (Generale del Virginia durante la guerra di secessione americana).
Torneranno i prati, tornerà la primavera, torneranno i sogni.
Ma la guerra non finisce, si sposta di nazione in nazione, una “brutta bestia” implacabile.
Emerge così nel finale un grado superiore di riflessione, contro ogni guerra in ogni dove e in ogni tempo. La guerra come insanabile mostruosità dell’uomo.
Davvero una bella prova, calzante nella sua semplicità.

VOTO: 7,5

About Frank Stable

Nasce a Moncalieri (TO) il 30 Maggio 1992, si laurea nel 2018 in Medicina e Chirurgia presso la facoltà di Torino. Benché in famiglia abbia sempre respirato una certa attenzione al cinema la vera passione nasce durante il Liceo Scientifico grazie alla preziosa e ispirante programmazione del canale satellitare "CULT". Sarà il film "Vodka Lemon" di Hiner Saleem a sancire la svolta e trasformare l'interesse in passione.‎ Al di fuori del cinema i suoi interessi sono per le automobili, i viaggi e la fotografia di viaggio, la tecnologia e la grafica.

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