HAMNET

#Hamnet-Nel nome del figlio (t.o. Hamnet) della regista e sceneggiatrice cinese naturalizzata statunitense #ChloeZaho, è tratto dal romanzo #NelnomedelfiglioHamnet della scrittrice e co-sceneggiatrice #MaggieOFarrell. Agnes e William si incontrano, si innamorano, si sposano, hanno due figlie ed un figlio, conoscono gioie estreme e un dolore profondissimo. Tutto nella norma, se non fosse che Agnes #JessieBuckley è la moglie di uno dei maggiori poeti di tutti i tempi, #WilliamShakespeare #PaulMescal, due anime profondamente diverse eppure vicine: istintiva, carnale, sensitiva, non conforme Agnes, quella che veniva definita una #strega; riflessivo, sensibile, empatico, profondo William. Affronteranno in maniera diversa la morte del figlio undicenne Hamnet, l’esordiente #JacobiJupe: Agnes chiudendosi nel suo dolore e allontanandosi da Will e questi trasferendolo nella #catartica, sublimatica #creazione della sua tragedia #Amleto (i nomi Hamnet e Hamlet erano infatti considerati equivalenti), mezzo di comunicazione potente, capace di infrangere lo scudo alzato da Agnes. La creazione artistica come corridoio di comunicazione e di avvicinamento è un tema che ritroviamo in #SentimentalValue di #JoachimTrier. La #regia di ChloeZaho, specie nella prima parte del film, sublima l’aspetto #carnale, #terreno, naturalistico della rappresentazione, a partire da Agnes, il personaggio più interessante del film in quanto #donna libera, connessa con la sua #parte #selvaggia non addomesticata dal binarismo patriarcale, incarnata nella #recitazione molto #fisica della bravissima #JessieBuckley, che ha già vinto premi importanti per questo ruolo. Perde un po’ di originalità nella seconda parte, anche se i #versi del dramma shakespeariano declamati durante la rappresentazione al #Globe colpiscono sempre al cuore del cuore. Nel complesso di sicuro merita la visione.
CIME TEMPESTOSE

#CimeTempestose (t.o.Wuthering Heights) della regista e sceneggiatrice britannica #EmeraldFennell, già autrice del fondamentale #UnaDonnaPromettente, è la personale, filologicamente non fedele trasposizione dell’omonimo #romanzo della scrittrice inglese #EmilyBrontë. La chiave per interpretare questo film sta tutta nelle virgolette che racchiudono il titolo sui manifesti “Cime tempestose”, nel senso che la stessa Fennell precisa:’ Ho voluto trasporre quello che il romanzo ha lasciato impresso nella me di 14 anni che lo ha letto per la prima volta, in particolare la storia d’amore tra Catherine Ernshaw #MargotRobbie (un po’ troppo Barbiecore nella prima parte) e Heathcliff #JacobElordi (wow!), come l’ho immaginata sia nelle parole che i due amanti si dicono, sia nell’epilogo’. Il risultato è un #film allucinato, straniante, #GothicNoir (in questo fedele alla natura del romanzo originale che non riporta la storia di un amore romantico con happy end, ma una storia cupa, di ossessione senza via d’uscita). Attorno a questa idea la Fennell, che si conferma autrice di rilievo, ricrea un intero mondo, quasi come una casa delle bambole, dalla caratterizzata, personale, #originale #estetica, capace di trasportarci nell’altrove spesso inquietante, straniante dei sogni e delle #favole (in tal senso più vicino a #TheUglyStepsister che a tutte le precedenti rielaborazioni cinematografiche del romanzo). Centrale in questo lo studio e la creazione dei #costumi del premio Oscar #JacquelineDurran , vero punto di forza del film, ispirati alla Hollywood degli anni 50, ai ritratti di Winterhalter, al latex di ThierryMugler, alle croci gotiche immortalate nei ritratti di Elisabetta I. In sintonia con la #prospettiva #femminista di genere della regista va inoltre evidenziata la #sorellanza #femminile tra Cathie, Nellie #HongChau e Isabella Linton #AlisonOliver e il perdersi nel #sogno #romantico, trappola per eccellenza creata dalla prospettiva patriarcale: non è un caso che tutti i personaggi femminili siano alla fine soccombenti. Consigliato!
L’AGENTE SEGRETO

#L’agenteSegreto (t.o. O agente secreto) del regista e sceneggiatore brasiliano #KleberMendonçaFilho (Premio per la #migliore #regia allo scorso Festival di Cannes) narra la storia di Armando/Marcelo Alves, interpretato da #WagnerMoura (premiato, forse con un eccesso di entusiasmo, come #miglior #attore protagonista sempre a #Cannes), professore universitario durante la dittatura militare brasiliana (siamo nel 1977). Armando sta cercando di lasciare il Brasile con suo figlio Fernando, dopo aver perso il suo lavoro a causa dello strapotere arrogante di Ghirotti #LucianoChirolli, capo della compagnia energetica statale, il quale ha anche assoldato due sicari per ucciderlo. Trama non lineare, una caterva di personaggi caratterizzati ed incisivi (Dona Sebastiana #TaniaMaria tenutaria di una casa comune per rifugiati politici, il commissario Euclides #RobeiroDiogenes simbolo del potere dittatoriale, Elsa #MariaFernandaCandido leader di un movimento di resistenza politica) per uno scenario umano vasto e vario quanto il Brasile, un continente immenso dove l’aspetto animistico e naturalistico è sempre presente, se non incombente. L’aspetto più interessante di questo film particolare è la #riflessione che il regista fa sulla #memoria: quella che per autodifesa perdiamo rispetto alle persone care che non ci sono più e quella storica, dello stesso Brasile, volutamente rimossa rispetto alle mille storie di perseguitati durante la dittatura. Se la stessa memoria non si vuole evocare, nulla può la perseveranza della ricercatrice universitaria Flavia #LauraLufesa che, con un balzo temporale narrativo che ci riporta all’ oggi, cerca di ricostruire la storia di Armando tramite l’analisi delle registrazioni dell’epoca e degli articoli di giornale. Perfetta ricostruzione storica, regia avvincente, forse un eccesso di durata.
NOUVELLE VAGUE

#NouvelleVague del regista statunitense #RichardLinklater, presentato in concorso allo scorso Festival di Cannes, è un #atto di #amore (tanto che è stato girato in francese) verso la #NouvelleVague, movimento nato in Francia nell’ambiente dei #cahierducinema , rivista di critica cinematografica tutt’ora esistente, tra gli anni 50 e 60 del secolo scorso, caratterizzato da un innovativo linguaggio cinematografico e da tematiche vicine alle giovani generazioni. In particolare Linklater descrive i 20 giorni di riprese del primo film di Jean-Luc Godard #GuillaimeMarbeck #Finoallultimorespiro (t.o. A bout de souffle -anno 1959) da molti critici considerato il film di avvio del movimento stesso; quindi realizza un film sul fare un film, narrazione cara al cinema (vedi #Effettonotte di Truffaut), riportando aneddoti e particolari insoliti che fanno parte della storia del cinema, specie riguardo le innovative scelte registiche di Godard. La sceneggiatura è zeppa di #citazioni su cosa sia il cinema, l’arte, una regia innovativa, argomenti sui quali riflettevano e si confrontavano continuamente i protagonisti che contano nomi del calibro di Francoise Truffaut #AdrienRouyard, Claude Chabrol #AntoineBesson, Jacques Rivette #JonasMarmi, Suzanne Schifmann #JodieRuthForest, tutti impegnati nella straordinaria impresa di creare qualcosa di nuovo. Nello stravolgimento delle regole classiche anche la direzione degli attori e delle attrici è fuori dai canoni tradizionali: in questo caso Jean Seberg, interpretata da #ZoeyDeutch che la incarna per quanto fisicamente sia identica, e Jean-Paul Belmondo #AubryDullin che con questo film passò dal fare il pugile ad una carriera attoriale di rilievo. Frizzante, stimolante, amabile. Per appassionati di cinema, in particolare francese. Una notazione: in contemporanea con l’uscita di #NouvelleVague torna in sala la versione restaurata dalla Cineteca di Bologna di #Finoallultimorespiro: consigliato vederli in combinata.
IL SUONO DI UNA CADUTA

#IlSuonodiUnaCaduta (t.o. In die Sonne shauen, trad.Guardando il sole) della regista e sceneggiatrice tedesca #MashaShilinski, #Premio della #giuria allo scorso #FestivalCannes, è la storia intrecciata di quattro generazioni di donne, tra loro interconnesse. In una stessa unità spaziale, rappresentata da una fattoria nella regione dell’Altmark (ex DDR), ma non temporale (le vicende si svolgono nell’arco di tutto il ‘900) Alma, Erika Angeliqa e Lenka sono altrettante testimoni della condizione femminile. Alma #HannaHeckt è una bambina silenziosa che, nel periodo del primo conflitto mondiale, osserva il mondo attorno a se’ composto da madri sottomesse e domestiche abusate; Erika #LeaDrinda cerca di attraversare il fiume per sfuggire agli stupri di guerra sovietici; Angeliqa #LenaUnzerdowski, ventenne nei primi anni 80, è alla ricerca della propria sessualità, molestata dallo zio orco; Lenka #LaeniGeiseler alla fine del ‘900 stringe amicizia con una coetanea orfana di madre. I legami di discendenza tra le protagoniste sono suggeriti, ma in realtà quello che alla regista interessa è evidenziare gli elementi di connessione di genere tra loro, nonostante le distanze temporali, come esempio della #universalitá della #condizione#femminile, ripetitiva nella sua subalternità, riflessa nella stessa #psiche, lì dove l’attrazione per il lato oscuro (quel ‘guardare nel pozzo’ citato da Natalia Ginzburg e Alba de Cespedes) diventa cifra esistenziale, quasi punto di fuga dalla #oppressione#patriarcale. La regista sceglie una #narrazione temporalmente non lineare, a sottolineare le coesistenze, frammentata, molto nello stile di #TerrenceMalick (in particolare #TheTreeofLife), con predilezione per toni cupi (come il titolo originale suggerisce, il sole non puoi vederlo perché ti acceca) e atmosfere inquietanti. Aleggia su tutto un senso di oppressione e morte (non a caso il film si apre con la celebrazione del giorno dei morti vista attraverso gli occhi di Alma). #IlSuonodiUnaCaduta è un film #impegnativo, di non facile visione, sia per il modo in cui è girato, che per la tematica e la durata (2 ore e 35 minuti), dal tipico ‘weltanschauung’ tedesco, ma ha un suo valore innegabile per lo #sguardo di #genere che ci offre tramite personaggi femminili che restano impressi. Per spettatrici motivate!
LA SPOSA

#LaSposa (t.o. The Bride!) della regista e sceneggiatrice statunitense #MaggieGyllenhaal (qui al suo secondo lungometraggio) è una roboante #scorribanda#femminista, #punk, #romantica che tocca #generi#diversi (horror, rom-com, noir, musical), citando altrettanti mitici film in fitta connessione (Fred Astaire e Ginger Rogers, il cui famoso abito con piume di Top Hat è rivisitato, Bonny e Clyde, Frankenstein Junior, La signora Venerdì, Joker e, ovviamente, La sposa di Frankenstein al quale è liberamente ispirato). Chicago, 1936 (Gotham City style): Ida #JessieBuckley (in fase di grazia; vedi anche #Hamnet) durante una cena in un locale viene spinta dalle scale da due gaglioffi del boss Lupino e muore; contemporaneamente Frankenstein #ChristianBale chiede alla dottoressa Euphronoiuos #AnnetteBenning di creare per lui una moglie per mettere fine alla sua centenaria solitudine; ‘Voglio una relazione, una comunione’. I due, d’accordo, riesumano il cadavere di Ida che, pur non ricordando niente, acconsente ad accompagnarsi a Frankenstein. Inizia così una serie di eventi a catena travolgenti ed irrefrenabili, che portano Ida a diventare La Sposa di Frankenstein e La sposa di sé stessa, in un percorso di accettazione e liberazione di sé dagli effetti sociali coinvolgenti e trasformativi: nasce un #movimento, #femminista e di emancipazione in cui La Sposa diventa riferimento di #rivolta#femminista radicale. In tal senso nel film sono altrettanto incisivi il prologo e gli interventi successivi di #MaryShelley, sempre interpretata da #JessieBuckley, autrice del romanzo #Frankenstein, ma che in realtà, secondo la regista, avrebbe voluto scrivere una storia di emancipazione femminile, quella della Sposa appunto, all’epoca non ammissibile (era il 1816 e la Shelley aveva 19 anni). Questo film è la storia di un amore disperato, dove due solitudini si ritrovano (vedi #SideNancy), la storia di un percorso di affermazione ed emancipazione, un omaggio al cinema, un divertimento: tutto questo e altro ancora. ‘Una storia di orrore oppure, più spaventoso, una storia d’amore’, afferma Mary Shelley nel prologo. Quando il mondo è in trasformazione, quando il mondo è perso, la vita arriva dall’ignoto, dall’altrove, dai mostri. Eccessivo (inclusa la durata), carico (gli input visivi sono infiniti), barocco, travolgente, senza respiro, notevole, irresistibile!
LA MATTINA SCRIVO

#LaMattinaScrivo (t.o. A pied d’oeuvre trad.All’opera) della regista e sceneggiatrice francese #ValerieDonzelli, #Premio per la #migliore#sceneggiatura all’ultimo #FestivaldiVenezia, è tratto dall’omonimo #romanzo di #FrankCourtes, un piccolo caso editoriale in Francia. Paul #BastienBouillon, 40enne fotografo di successo, ha una passione: la scrittura. La sua editrice Alice #VirginieLedoyen, dopo aver pubblicato due suoi libri, boccia il suo ultimo lavoro sulla fine di un amore e lo sprona a scrivere altro. ‘La gente ha bisogno di leggerezza, con tutto quello che succede nel mondo’. Paul decide quindi di mollare il suo lavoro di fotografo di successo per concentrarsi sulla scrittura. Per mantenersi inizia a vendere le sue macchine fotografiche, poi lo scooter, rinuncia alla sua bella casa per un gelido monolocale, mentre i suoi figli con la ex moglie, interpretata dalla stessa Donzelli, si trasferiscono in Canada. Ovviamente non basta: Paul diventa un lavoratore della #gig#economy, cioè lavoro occasionale a chiamata basato su algoritmi, con asta al ribasso rispetto al compenso, in totale assenza di diritti e confronto. Una scelta che lui porta avanti con ostinazione, al limite della distruzione fisica, nella totale incomprensione di parenti e amici, ma anche occasione di riflessione sociale, esistenziale, personale e collettiva. #LaMattinaScrivo è proprio questo: un atto di #denuncia e #resistenza contro il sistema capitalista, quel #realismo#capitalista ben analizzato da #MarkFischer; certo non con la stessa profondità e con maggiore ottimismo, ma ha comunque il merito di portare la riflessione su questi temi, inclusa la #povertà di prossimità delineando un personaggio resiliente ed empatico che indica una possibile, eversiva, terza via. French-touch politico e sociale.
LA PETIT DERNIER

#LaPetitDernier (trad.La più piccola) della regista francese di origine tunisina/algerina #HafsiaHerzi, #QueerPalm allo scorso #FestivaldiCannes, è una storia di ricerca di sé ed individuazione personale, un #comingofage delicato ed incisivo. Fatima #NadiaMelliti, #premio per la #migliore #interpretazione #femminile sempre al #FestivaldiCannes, ‘figlia più piccola’ di una famiglia di origine tunisina, vive con genitori e sorelle in un quartiere alle porte di Parigi. Frequenta l’ultimo anno di scuola, è musulmana praticante, gioca a calcio, ha un ragazzo, ma sente di essere attratta dalle donne. Inizia così l’esplorazione di sé stessa e del mondo #LGBT che la porterà ad innamorarsi di Ji-na #ParkJimin, una infermiera di origine coreana. In quella che sembra una naturale evoluzione si insinua però in Fatima un forte #senso di #colpa per aver violato la religione musulmana e il timore di non essere accettata dalla sua famiglia. In effetti l’unico elemento di novità in #LaPetitDernier è proprio questo aspetto di crisi/senso di colpa religioso, per il resto essendo molto simile ad un altro, più famoso film sul tema: #LavitadiAdele di #AbdellatifKekchiche, apertamente omaggiato dalla regista in più di una sequenza (una fra tutte quella del corteo Pride). Del resto la Herzi è particolarmente legata al regista tunisino, essendo stata protagonista del suo film #CousCous. Certo va riconosciuta l’intensità della Mellitti/Fatima e la delicatezza nel trattare la tematica, ma nel complesso #LaPetitDernier sa molto di già visto, quasi di manierismo di genere. E’ invece fortemente consigliato il film di esordio come regista della Herzi: #Rapìta (t.o. Le Ravissement), originale come tematica e davvero notevole per interpretazione e regia.
Alessandra Quagliarella
About Alessandra Quagliarella
Di Bari dove ha frequentato il liceo classico Socrate e si è laurea in Giurisprudenza. Da sempre appassionata di cinema. Nel 2013 ha frequentato il Seminario residenziale di Critica Cinematografica organizzato dalla rivista di settore I duellanti nell'ambito del Bobbio Film Festival ideato e curato dal maestro Marco Bellocchio, nonché il corso di Storia del Cinema presso l'Uniba - Università di Bari a.a.2012/2013. Ideatrice della rubrica "Cinema e Psiche" su Cinemagazzino, rubrica che si propone una riflessione sulle vicende dell’animo umano tramite l’analisi del linguaggio espressivo di quel cinema che se n’è occupato. Nel 2015-2016 ha curato e condotto due trasmissioni sul cinema: 'Sold Out Cinema' e 'Lanterna Magica, 'entrambe su Controradio Bari. Nel 2023 ha curato la rassegna cinematografica collegata al Corso diretto dalla prof.a Francesca Romana Recchia Luciani per le Competenze trasversali dell'Università di Bari con oggetto la Violenza di genere. Nel luglio 2023 ha collaborato alla rassegna 'Under Pressure, azioni e reazioni alla competizione' e nell'ottobre 2023 ha partecipato all'evento 'Taci, anzi parla. Il punto sulla violenza di genere' con un intervento sul film 'Una donna promettente', entrambi organizzati dall'associazione La Giusta Causa. Nell'aprile del 2024 ha curato una lezione su ' Sesso e sessualità: dalle pioniere del cinema muto al cinema femminista degli anni 70' nell'ambito del corso di Letteratura di genere della prof.ssa lea Durante all'Università di Bari. Collabora con l'Accademia del Cinema dei Ragazzi di Enziteto. In particolare approfondisce i collegamenti tra gli studi di genere e cinema.
