Titolo originale: Gett, le Procès de Viviane Amsalem; Regia: Ronit Elkabetz, Shlomi Elkabetz; Interpreti: Ronit Elkabetz, Menashe Noy, Simon Abkarian, Sasson Gabai; Origine: Israele, Francia, Germania; Anno: 2014; Durata: 115′
Viviane Amsalem e Elisha Amsalem sono sposati da 20 anni. Lei vuole il divorzio, ma potrà ottenerlo solo se il marito e il tribunale rabbinico glielo concederanno.
Inizierà un lungo e lento processo, chiara dimostrazione dell’astrattezza anacronistica del sistema religioso-legale israeliano.
Gett, le Procès de Viviane Amsalem, questo il titolo originale, è il terzo e ultimo atto della trilogia filmica dei registi Elkabets, trilogia che comprende To Take a Wife e Les 7 jours.
Presentato all’ultimo Festival di Cannes, nella sezione Quinzaine des Réalisateurs, è anche il film scelto per rappresentare Israele agli Oscar 2015.
Viviane è una moglie che vuole divorziare dal marito Elisha, non perché abbia subìto da lui tradimenti, abusi o maltrattamenti, ma per il motivo più semplice e serio allo stesso tempo: non lo ama più.
Per il marito e per il tribunale rabbinico, palesemente inadeguato nel poter giudicare la moderna complessità della situazione familiare, è un motivo inammissibile, non solo perché “inconsistente”, ma soprattutto perché a sostenerlo è la donna, elemento privo di qualsiasi diritto o volontà decisionale per il macchinoso sistema legislativo ebraico.
All’inizio del film Viviane viene presentata, pur essendo la parte in causa, come una persona dimessa: indossa abiti scuri, porta i capelli raccolti, una figura quasi eterea. È silenziosa, lascia che a parlare in sua difesa siano il suo appassionato (anche troppo) avvocato, poi il fratello, la cognata.
Così passano le settimane, i mesi, gli anni, come ci informa la comparsa di una didascalia temporale, e ciclicamente il processo si ripete nella forma surreale del paradosso.
Ritroviamo la stessa aula di tribunale, piccola e spoglia, gli stessi volti, solo Viviane appare sempre un po’ diversa. Veste abiti colorati, scopre le sue gambe e, in un momento di stanchezza, scioglie i lunghi capelli corvini causando disappunto nei misogini rabbini.
L’affermazione di sé come donna passa attraverso la presenza fisica, per slittare ad un livello superiore che contempli il suo diritto di persona e di moglie. Inizia a chiedere, per poi implorare il marito e la corte rabbinica di concederle il Gett, il divorzio.

Il marito dapprima nega la sua presenza al processo e quando poi compare è solo per una rinnovata negazione: del diritto della moglie, del divorzio e con esso della possibilità che lei sia “permessa ad un nuovo uomo” come recita appunto la formula del Gett.
L’atmosfera del film è alleggerita da momenti di ilarità da commedia amara che smorzano i toni seri e conferiscono levità ad una tematica scomoda come quella dei diritti della donna in un paese come Israele, regolato spesso da leggi non civili, ma religiose.
La scelta scenografica di un’unicità spaziale di rappresentazione quale il luogo chiuso di un’aula di tribunale, non rende pesante o claustrofobica l’opera, ma anzi le dona un respiro da pièce teatrale, delineando in maniera più incisiva le dinamiche degli sguardi e delle parole tra i vari personaggi, in un continuo susseguirsi di campi, controcampi e frequenti primi piani.
L’intensa recitazione di Ronit Elkabetz, attrice, oltre che sceneggiatrice e regista insieme al fratello, è sottolineata dagli espressivi sguardi in macchina, dalle inquadrature ravvicinate che sembrano cercare un rapporto intimo con lo spettatore, per trasmettere tutta la dolorosa difficoltà di una donna costretta dall’ottusità delle leggi e del marito a vivere come una sorta di paria in un perenne limbo sociale.
VOTO: 8
About Ivana Mennella
Partenopea di nascita e spirito, ma milanese di adozione, si trasferisce all’ombra della bela Madunina nel 2007. A 10 anni voleva fare la regista. A 20 la traduttrice per sottotitolaggio e adattamento dialoghi. A 30 la sceneggiatrice. A 40 sa con certezza una sola cosa ossia che il cinema è ancora e resterà sempre la sua più grande passione.


