Regia: Lee Daniels
Anno: 2013
Origine: USA
Durata: 132′
Cecil Gaines è un ragazzino che lavora nelle piantagioni di cotone nell’America degli anni ’30.
Dopo aver assistito alla brutale uccisione del padre, inizia a lavorare dentro casa, imparando il mestiere di maggiordomo.
Raggiunta l’età adulta viene assunto in diversi hotel, anche prestigiosi. La sua dedizione e discrezione non passeranno inosservate e verrà assunto alla Casa Bianca.
Il film, ispirato alla vera storia di Eugene Allen, maggiordomo dei presidenti degli Stati Uniti, ha come tema centrale le discriminazioni razziali subite dai neri d’America.
L’intera trama si sviluppa sulla contrapposizione netta tra il giovane figlio Louis, rivoluzionario dei Freedom Riders prima e delle Black Panters dopo, ed il padre Cecil, impeccabile e ossequioso maggiordomo, inevitabilmente reazionario, al servizio del presidente.
I due sembrano così distanti, eppure, percorrendo strade differenti, riusciranno a raggiungere lo stesso risultato: l’emancipazione.
Nel servire con così tanta cerimoniosa professionalità ben 7 presidenti, Cecil si conquisterà quella stima e quella parità che il figlio cerca manifestando nelle piazze.
Quasi un secolo di storia, un secolo di lotte e omicidi, ma con tante faticose vittorie, fino alla svolta epocale di Barack Obama, primo presidente nero degli Stati Uniti.
Il film, per contenuti e intenti, non può non essere americano fino al midollo. Bastano i 30 secondi iniziali per far partire la solita odiosa colonna sonora che non lascia praticamente tregua.
I filmati d’epoca e il susseguirsi dei presidenti non bastano a farne un film storico: i riferimenti sono moltissimi ma superficiali e vaghi (si pensi agli sbrigativi accenni al Vietnam).
La tappezzeria anni ’50, quei vestiti colorati ed il pollo fritto, non bastano a ricreare le atmosfere dell’epoca e la famiglia di Cecil pare troppo moderna, sia nell’aspetto che nelle relazioni interne.
Mal ponderato il passare degli anni, con Cecil che invecchia (in modo verosimile e riuscito) mentre altri personaggi (come la moglie) rimangono praticamente immutati, salvo qualche capello bianco.
Il protagonista, Forest Whitaker, è forse l’unica nota positiva, ma tutto il contorno è deludente.
È un film che farà impazzire e commuovere gli spettatori che si fanno facilmente trasportare da frasi ad effetto e finali celebrativi.
Il regista ha già ricevuto una nomination agli Oscar, emblematico di quanto questo premio sia ormai totalmente dettato da logiche commerciali e promozionali.
L’ennesima occasione persa nel raccontare una storia originariamente interessante e affascinante, ambientata in un passato tragico e ancora molto vicino.
About Frank Stable
Nasce a Moncalieri (TO) il 30 Maggio 1992, si laurea nel 2018 in Medicina e Chirurgia presso la facoltà di Torino. Benché in famiglia abbia sempre respirato una certa attenzione al cinema la vera passione nasce durante il Liceo Scientifico grazie alla preziosa e ispirante programmazione del canale satellitare "CULT". Sarà il film "Vodka Lemon" di Hiner Saleem a sancire la svolta e trasformare l'interesse in passione. Al di fuori del cinema i suoi interessi sono per le automobili, i viaggi e la fotografia di viaggio, la tecnologia e la grafica.

