MEDIANERAS

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 Regia: Gustavo Taretto; Interpreti: Pilar López de Ayala, Inés Efron; Origine: Argentina/ Spagna/Germania; Anno: 2011; Durata: 95′

Martin è un web designer che conduce una vita semi-virtuale con rari contatti con l’esterno. Mariana è un architetto che si accontenta di fare la window dresser per un negozio. Sono entrambi fobici, romantici e single, ma, pur abitando uno di fronte all’altro, non si sono mai incontrati. Può una città grande e popolosa come Buenos Aires dividere i loro destini?

“Medianeras” è un termine spagnolo che si riferisce alla facciata divisoria, generalmente cieca o coperta da manifesti pubblicitari, che separa due edifici. Ed è proprio di “separazioni”, di barriere fisiche e comunicative che parla quest’opera prima del regista argentino Gustavo Taretto, presentata al 61º Berlino Film Festival e vincitore, nel 2011, del premio come miglior film e miglior regia in occasione del Gramado Film Festival.

Martin e Mariana si incrociano, si sfiorano, senza mai incontrarsi, fagocitati dall’irregolare e incoerente paesaggio architettonico che li avvolge.
La città di Buenos Aires ha un ruolo fondamentale, è una copratogonista che ha esteriorizzato le nevrosi dei suoi abitanti in palazzi costruiti senza criterio, abbandonati a se stessi, claustrofobici (monolocali chiamati “scatole di scarpe”) e dalle strambe forme.
La bella fotografia di Leandro Martinez rende le linee e le curve del paesaggio urbano umanizzato, in maniera accurata, incisiva, offrendo allo sguardo la sua metamorfosi nell’animazione grafica.

Medianeras

La presenza, a tratti un po’ ingombrante, della voice off dei due protagonisti racconta le mille psicosi, le fobie, le insicurezze.
Sembrerebbe che sia il destino a dividere i due protagonisti, divertendosi a sincronizzare i loro movimenti su tempi sempre sbagliati, che allontanano il momento di un reale incontro, ma forse sono Martin e Mariana a trascinarsi nelle loro piatte esistenze senza mai vivere davvero, uscire, o anche solo guardare negli occhi delle persone.
Tanti sono i parallelismi che si potrebbero fare tra gli edifici e i loro inquilini, tra la vita e la città di Buenos Aires che sorprende la vista con la creazione, fuori schema e fuori legge, di una finestra laddove non ce ne sono, di un occhio sulla parete ceca dell’edificio per far entrare la luce e far uscire lo sguardo.

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Il film di Taretto cattura l’attenzione proprio per il suo aspetto visivo, mentre la storia sembra, magari volontariamente, procedere a tratti per tempi morti, in una discontinuità narrativa che si scioglie in un lieto fine un po’ scontato che già risuonava nelle dolci note di Daniel Johnston in una delle scene più belle: «True love will find you in the end».

VOTO: 6

 

About Ivana Mennella

Partenopea di nascita e spirito, ma milanese di adozione, si trasferisce all’ombra della bela Madunina nel 2007. A 10 anni voleva fare la regista. A 20 la traduttrice per sottotitolaggio e adattamento dialoghi. A 30 la sceneggiatrice. A 40 sa con certezza una sola cosa ossia che il cinema è ancora e resterà sempre la sua più grande passione.

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