IL GRANDE MATCH

Regia: Peter Segal
Anno: 2013
Origine: USA
Durata: 113’

Il grande match: Sylvester Stallone contro Robert De Niro, alias Rocky Balboa, il personaggio della saga ideata da Sylvester Stallone nel 1976 e conclusasi a trent’anni di distanza nel 2006, contro Toro scatenato, ovvero Jake LaMotta – ex campione del mondo dei pesi medi dal 1949 al ’51 –  interpretato da Robert De Niro nel film di Martin Scorsese del 1980.

Scritto da Rodney Rothman e Tim Kelleher (suo anche il soggetto), a dirigere – in tutti i sensi – Il grande match è Peter Segal, già noto al grande pubblico per film come Una pallottola spuntata 33⅓ – L’insulto finale e La famiglia del professore matto.
Il film inizia in modo veloce, sul piatto c’è la trentennale rivalità fra due ex campioni del mondo dei mediomassimi, Henry ‘Razor’ Sharp (Stallone) e Billy ‘The Kid’ McDonnen (De Niro), 33 vittorie il primo, 41 il secondo, l’unica sconfitta per entrambi è avvenuta per mano – o per meglio dire, per i pugni – dell’altro.
Il primo incontro risale al 1982 e viene vinto da Kid per ko al quindicesimo round. Nel 1984 si disputa la rivincita che è vinta da Razor per ko alla quarta ripresa. Il tanto atteso terzo match per lo spareggio tuttavia non c’è mai stato, causa il prematuro ritiro dal mondo della boxe da parte di Razor, allontanatosi dal ring per motivi inizialmente ignoti.
A distanza di trent’anni, Dante Slate Jr. (Kevin Hart), figlio dell’impresario che diede vita alla storica rivalità, con l’intento di disfarsi dell’immagine truffaldina ereditata dal padre, propone ai due pugili di diventare i protagonisti di un videogioco sul pugilato. Basterà registrare singolarmente qualche colpo tirato al sacco per fare elaborare i movimenti al computer. I due però s’incrociano e scatta una rissa fra anziani che viene ripresa e diffusa viralmente su youtube. Il successo del filmato fa subito scattare a Dante l’idea di organizzare il tanto atteso terzo match per lo spareggio, agognato da Kid ma da sempre rifiutato da Razor, che però alla fine accetta di combattere.

Questa è la trama che fa da sfondo ad una coppia dai tempi comici perfetti. Stallone/De Niro, già assieme nel ’97 nel drammatico Cop Land di James Mangold, riescono a far ridere lo spettatore in un film dai molti riferimenti meta-cinematografici alle figure che ne precedono la salita sul ring. Stallone, come in Rocky, interpreta il ruolo dell’anti-eroe, burbero ma dal cuore tenero, ricco di valori e voglia di combattere, perché, come si capirà con lo scorrere della trama, dietro il suo ritiro si nasconde una sfida ben più dura da vincere. Il personaggio di De Niro, invece, proprio come LaMotta, è uno scapestrato donnaiolo, uno spaccone divertente a cui il passato farà una visita più o meno inattesa.
Sarebbe bello, ma controproducente, svelare ora i retroscena di ambedue i protagonisti, quelli li scoprirete soltanto andando al cinema.

Il film vede nel cast anche uno sciroccato Alan Arkin (Oscar come Miglior attore non protagonista per Little Miss Sunshine) nel ruolo di allenatore di uno Stallone/Razor/Rocky che vorrebbe ancora prendere a pugni i quarti di bue ma che è costretto a fare impacchi con le mani nell’urina di cavallo, e un’ancora splendida, nonostante prossima ai 61 anni, Kim Basinger.
Comicità, buoni sentimenti e citazioni a non finire sono gli ingredienti sapientemente uniti in quello che si configura come uno spettacolo adatto a tutti.
Ovviamente i puristi dei film sul pugilato faticheranno a vedere credibili un Sylvester Stallone prossimo ai 68 anni e un Robert De Niro prossimo ai 71, sebbene il primo li porti ancora in grande stile. Ma questo, più che un film sul pugilato in senso stretto, è una descrizione autoironica di due grandi attori che non hanno ancora intenzione di percorrere, a ragione, il loro viale del tramonto: due dinosauri che sanno e vogliono far sentire ancora il proprio peso, dimostrando di non temere il giudizio della critica, fieri della propria storia e ancora pieni di energia e voglia di fare.
La retorica del film è evidente, ma nel loro caso non è tanto di retorica che si deve parlare, perché Stallone e De Niro non si limitano alle parole. Salendo sul ring, sia fisicamente nella finzione, che simbolicamente nella realtà, fanno ciò che dicono di fare, smentendo ogni accusa di essere solo chiacchiere. In altre parole, “razzolano come predicano” e questo rende ogni peccato di retorica assolutamente veniale, in quanto, quella retorica, la sanno anche mettere in pratica.
Per chiunque abbia voglia, senza troppe pretese, di gustarsi un buon film, e sia disposto a lasciarsi coinvolgere dall’energia di chi non vuole ancora gettare la spugna, Il grande match è un film ideale che non mancherà di emozionare in un finale che non si può dare totalmente per scontato.
Non resta che augurarvi buona visione.

 

di Michele Fornelli
(amico fidato di Cinemagazzino, studioso di cinema e pugile dilettante, che qui dimostra il suo entusiasmo verso il nuovo film con Sylvester Stallone dopo essersi laureato con una tesi dal titolo “I personaggi conformisti dell’american dream nel cinema di Sylvester Stallone”)

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