IL CAPITALE UMANO

Regia: Paolo Virzì
Anno: 2014
Origine: Italia
Durata: 109’

In una città della Brianza, la vita di due famiglie, gli Ossola e i Bernaschi, viene sconvolta da un incidente che potrebbe aver coinvolto i rispettivi figli.

Fin dalla tragedia greca e dall’Antico Testamento l’idea che le colpe dei padri ricadano sui figli e che da questi debbano essere scontate, ha percorso tutta la storia della società occidentale. E ancora oggi – soprattutto oggi – vale la stessa regola: questo sembra affermare Paolo Virzì nel suo ultimo film, Il Capitale Umano.

Divisa in un prologo e quattro capitoli, la vicenda si svela allo spettatore poco alla volta, grazie alla ripetizione degli avvenimenti, raccontati ogni volta variando il punto di vista (ad eccezione del prologo e della parte finale): il primo capitolo presenta il personaggio di Dino Ossola (Fabrizio Bentivoglio), agente immobiliare irresponsabile e spregiudicato; nel secondo a prevalere è la prospettiva di Carla Bernaschi (Valeria Bruni Tedeschi), moglie infelice di un ricco finanziere; mentre il terzo segue le azioni di Serena (Matilde Gioli), figlia di Dino, coinvolta nell’incidente che apre il film. È proprio tratteggiando i personaggi che Virzì descrive la società medio-alta italiana: un mondo governato dal denaro, strumento di corruzione che ha sostituito ogni altro valore, un mondo in cui la logica del guadagno, perseguito ad ogni costo e in modo spregiudicato, è la sola regola che i genitori trasmettono ai figli, condannandoli, in questo senso, a pagare le conseguenze, concrete e morali, della loro avidità, della loro grettezza.
Non a caso i personaggi negativi – ma non per questo stereotipati o univoci – sono proprio gli adulti ed in particolare Dino, Carla e Giovanni Bernaschi (Fabrizio Gifuni), marito di Carla, proprio coloro che, chi per ambizione, chi per comodità, hanno aderito a questa logica.
Al contrario, la speranza è invece riposta in chi ancora mantiene valori “umani”, come Roberta (Valeria Golino), moglie di Dino e psicologa che si occupa di adolescenti, unico adulto veramente positivo, e soprattutto nei ragazzi, che, nonostante l’esempio dei genitori, riescono ad attribuire giusta importanza alle cose.

L’attenzione ai personaggi è costante e dominante rispetto alle altre componenti, che comunque non sono trattate superficialmente (l’ambientazione prevalentemente invernale rispecchia il gelo dei sentimenti in cui sono immersi i protagonisti, mentre gli ambienti e gli abiti li caratterizzano e definiscono), ed è sottolineata dai frequenti primi e primissimi piani dei volti, indagati dalla cinepresa quasi a voler ricercare frammenti di quell’umanità che molti sembrano aver perso. Tanto che, alla fine, quello che emerge è una società, che vede se stessa come un puro calcolo, proprio come quel “capitale umano” che altro non è se non la valutazione in denaro della vita di un uomo.

 

 

About Alessandra Pirisi

Tra i fondatori di Cinemagazzino, ne è stata redattrice e collaboratrice fino al dicembre 2018. Laureata all’Università di Bologna in Lettere moderne. I suoi interessi vertono su letteratura (suo primo amore), teatro, danza, cinema, musica e Bruce Springsteen. Si interessa – molto – a serie tv, in particolar modo poliziesche. Ha un'ossessione totalizzante per il cinema indiano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *