47 RONIN

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Regia: Carl Rinsch
Anno: 2013
Origine: USA
Durata: 118′

Giappone 1701. Asano Naganori, daimyo (signore feudale) delle terre di Ako, viene forzato a commettere Seppuku (il suicidio rituale), dopo uno scontro nel palazzo dello Shogun (letteralmente “dittatore militare”) avvenuto dopo i continuati insulti da parte del maestro di protocollo dello Shogun stesso, Kira Yoshinaka.
I suoi samurai, che, perso il loro “padrone”, acquisiscono il titolo di ronin
(lo diventavano tutti quei samurai che rimanevano senza padrone, per morte o per allontanamento), organizzano un piano per uccidere Kira e, nel 1703, ci riescono. Vengono poi costretti dallo Shogun stesso a commettere Seppuku, nonostante la loro impresa avesse seguito le regole del Bushido (letteralmente “la via del guerriero”, era l’antico codice dei samurai, e più largamente dei guerrieri giapponesi).
Dei 47 ronin che fecero Seppuku, solo uno rimase in vita per narrare la sua storia, divenuta poi parte della cultura giapponese (molte le opere teatrali e di kabuki sul tema).

Quanto di questo è rimasto nell’opera prima di Rinsch?
La storia di base della vendetta e del sacrificio (anche se totalmente snaturata del valore originale) e i nomi dei personaggi.
Di nuovo, invece, c’è la visione americana di molti elementi del folkore giapponese (i tengu, i demoni kitune, i kirin, per citarne un paio), la rivisitazione in chiave “fantasy” (il ricorso a forze magiche per ottenere potere), l’aggiunta ex-novo del personaggio di Keanu Reeves (“il diverso che viene accettato”, tema caro alla cultura U.S.A.) e la solita storia d’amore tra il cavaliere e la principessa. A questo aggiungiamo tutto il comparto effettistico proprio del cinema hollywoodiano e abbiamo
47 Ronin!

Complessivamente la pellicola non è da buttare…non tutta almeno: la fotografia è buona, la colonna sonora non spicca ma svolge bene il suo dovere, gli scenari ricordano l’antico Giappone mitico delle leggende. Il cast comprende principalmente attori giapponesi, ma conosciuti mondialmente (chi più chi meno): Cary-Hiroyuki Tagawa (il memorabile Shan Tsung di Mortal Kombat, qui nella parte dello Shogun Tokugawa), Hiroyuki Sanada (Oishi, leader dei ronin, ricordato come “quello che picchia Tom Cruise sotto la pioggia” in L’ultimo Samurai e recentemente visto nella serie tv Helix), Riko Kikuchi (che qui veste i panni della demone volpe, dopo aver tolto quelli da pilota di Jeager in Pacific Rim) e Tadanobu Asano (nel film interpreta il cattivo Kira, nonostante il cognome, recentemente lo si è visto come uno degli amici di Thor nel film omonimo e nel suo sequel Thor: The Dark World).

Concludendo. Avete di meglio da fare? Non guardatelo. Non avete nulla da fare? Vi piacciono le “americanate”? Volete vedere come funzionava il fight club nel giappone settecentesco? Volete sapere come possono 46 giapponesi e un bastardo ammazzare uno degli uomini più potenti del periodo? Guardatelo!

 NdA: avete presente il personaggio tutto tatuato da scheletro che compare nella locandina? Quel tipo tutto misterioso che ti fa pensare “M*****a, avrà un ruolo enorme nel film!”? Perfetto. Scordatevelo. Compare si e no 5 minuti su 118′.

di Enrico Colelli

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