UN’ALTRA DONNA

Titolo originale: Another Woman; Regia di Woody Allen; Interpreti: Gena Rowlands, Gene Hackman, Mia Farrow, Ian Holm, Blythe Danner; Origine: USA; Anno: 1988; Durata: 81 minuti.

Marion è una scrittrice che decide di cambiare temporaneamente casa per concentrarsi meglio sulla stesura del suo nuovo libro. Si trasferisce in un piccolo appartamento accanto allo studio di uno psicanalista, ma per uno strano problema acustico le arriva dai condotti di areazione la voce dei pazienti in terapia da lui. Un giorno, ascoltando per caso la voce di una donna durante una seduta, inizia a mettere in discussione la sua vita.

Dopo Interiors (1978) Woody Allen si muove nuovamente su un territorio  bergmiano (ricordiamo che Ingmar Bergman è insieme a Federico Fellini tra i suoi miti cinematografici) girando uno dei suoi film forse meno conosciuti e meno apprezzati dal pubblico.

Con Un’altra donna mette in scena un dramma dai risvolti psicanalitici in cui la protagonista è una scrittrice, Marion, interpretata da un’intensa Gena Rowlands.

Marion cambia casa perché ha bisogno di silenzio e concentrazione per scrivere il suo nuovo libro, ma dallo studio affianco al suo appartamento le arrivano le voci dei pazienti in seduta psicanalitica.

Uno di loro è una donna in avanzato stato di gravidanza interpretata da Mia Farrow che nel film è realmente incinta di Satchel, figlio del regista.

Le parole della donna risuonano nell’animo di Marion dando voce alla parte più profonda e vera di lei soffocata per anni in nome di scelte più comode per sé e gli altri che l’hanno portata a sacrificare così una grande passione, il suo amore per la pittura, la maternità.

Tutti i rimpianti tornano pian piano alla luce sotto forma di flashback, di sogni, di incontri fortuiti che illuminano le sue zone d’ombra svelando la realtà delle cose che lei ha ignorato sino ad allora per chiudersi in una torre d’avorio.

Tra questi incontri c’è anche quello tra Marion e la paziente dello psicanalista, paziente che nel film non ha un nome (nei titoli di coda si leggerà che si chiama Hope, nome simbolico) quasi fosse una sorta di alter ego di Marion stessa.

 Durante la loro chiacchierata Marion viene infatti a sapere che la giovane donna era, proprio come lei, una pittrice che ha abbandonato la pittura. Un pomeriggio ascoltando la conversazione tra la donna e il suo psicanalista sente la paziente raccontare del loro incontro e descriverla con parole aspre: “…non può permettersi i sentimenti, così il risultato è che ha condotto una vita fredda, cerebrale, allontanando chiunque attorno a sé… Ha finto per tanto tempo che tutto andasse bene.”. La parete che li divide cade ed è lei ora l’oggetto della psicoterapia, come nel sogno che farà poco dopo in cui entra nello studio dello psicanalista e intrattiene con lui una discussione sul suicidio. Il terapista dice di Hope/Marion “Ha già cominciato a togliersi la vita….non molto drammaticamente, non è nel suo stile. Lo fa lentamente e metodicamente, lo sta facendo da quando era giovanissima”.

Il passaggio visivo tra realtà presente, ricordo del passato e dimensione onirica non è evidenziato da cambi di luce o effetti sfocati per una precisa scelta stilistica di Woody Allen e del direttore della fotografia Sven Nykvist, collaboratore storico di Bergman, che il regista ha voluto per il suo film.

Questa sorta di percorso psicanalitico indiretto, se così lo si può chiamare, porterà Marion verso una maturazione e una revisione in chiave positiva della sua vita. La scelta di cambiarla diventa obbligo morale verso se stessi, come suggeriva il verso finale di una famosa poesia di Rilke, la preferita della madre, “Arcaico torso d’Apollo“:
“Perché là non c’è punto che non veda. Devi cambiare la tua vita”.


 

About Ivana Mennella

Partenopea di nascita e spirito, ma milanese di recente adozione, si trasferisce all’ombra della bela Madunina otto anni fa. A 10 anni voleva fare la regista. A 20 la traduttrice per sottotitolaggio e adattamento dialoghi. A 30 la sceneggiatrice. A quasi 40, scrive per questo blog e sa con certezza una sola cosa ossia che il cinema e’ ancora e resterà sempre la sua più grande passione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *