Per me è un NO! – PER SEMPRE

Titolo: Per sempre; Regia: Alessandro Di Robilant; Interpreti: Giancarlo Giannini, Francesca Neri, Emilio Solfrizzi; Origine: Italia; Anno: 2003; Durata: 96′

Un giorno, un anziano e affermato avvocato, Giovanni Grazioli, riceve una telefonata della sua fascinosa amante, il notaio Sara Galimberti. Lei è risoluta a troncare la relazione. Lui non riesce a capacitarsi di questa decisione. Il “graffio d’amore” (il rifiuto da parte della donna) lo porterà ad ammalarsi e alla morte.

La tematica principale di Per sempre di Alessandro Di Robilant è il rifiuto d’amore. La donna, Sara, sceglie di troncare la relazione (che durava ormai da quattro anni) con l’uomo, Giovanni, più vecchio di lei, senza giustificarne il motivo. Da complice, da amante quale era, Sara diventa donna inaccessibile, irraggiungibile. Si tratta di un vero e proprio lutto per Giovanni, che solo continui flashback della storia d’amore vissuta cercano di negare e controbattere.
Lei per lui diventa un pensiero fisso, un’ossessione; tanto da arrivare a somatizzare questo vuoto interiore, fino a morirne. Non basterà l’aiuto di uno psicoterapeuta, Sergio Doddoli, a placare la sofferenza d’amore, la depressione che lo consuma. Sarà lo stesso psicoterapeuta ad informare Sara della scomparsa di Giovanni. A questo punto Doddoli cercherà di entrare nell’animo della donna, la quale a sua volta somatizzerà il lutto attraverso delle allucinazioni per lo più visive che le permetteranno di mantenere il contatto con Giovanni. In un percorso di maturazione e di chiarificazione interiore, Sara riuscirà, seppure troppo tardi, a capire cosa realmente provava nei confronti dell’uomo e cosa l’ha spinta a separarsi da costui.

per sempre

Altre tematiche presenti in Per sempre sono l’amore tra persone di età diversa, il senso di colpa, il rimorso, il lavoro del lutto, la paura d’amare, il rapporto padre – figlio, e il difficile quanto imbarazzante rapporto che si crea tra l’amante e il contesto famigliare di Giovanni.
Giancarlo Giannini, pur sempre attore di grandissima levatura, in questo film risulta meno penetrante del solito per colpa di una parte un po’ riduttiva e semplificata. Francesca Neri (qui un po’ sensuale e un po’ ‘spirituale’) sembra voler imitare certo fascino alla Juliette Binoche senza risultare alla fine la ‘femme fatale’ che vorrebbe. Mi piace certa spontaneità della Neri, la sua delicata imperfezione, ma questo non basta. Forse è proprio l’accostamento tra Giannini e la Neri ad essere un accostamento cinematograficamente sbagliato, un’alchimia imperfetta. Due volti che a mio giudizio non riescono ad armonizzarsi tra di loro.
Bravo e sensibile Emilio Solfrizzi nella parte dello psicoterapeuta, dallo sguardo attento e penetrante. Ma la sceneggiatura (un po’ banale) di Maurizio Costanzo mostra i limiti di quella ‘dialettica’ (a livello comunicativo) psicologica di cui dovrebbe invece disporre un vero psicoterapeuta.

Nonostante il prezioso tema del rifiuto d’amore, che costituisce senza dubbio la “buona e sincera intenzione” di Per sempre, e che oltretutto permette facili processi di identificazione nello spettatore, Alessandro Di Robilant costruisce un racconto a conti fatti un po’ stucchevole, enfatico, artefatto, abbastanza privo di poesia e di suggestione emotiva. Le ridondanti apparizioni (allucinazioni) di Giovanni a Sara nella seconda parte del film rappresentano poi probabilmente l’idea più debole dell’intero lavoro.
Peccato, perché la materia veramente interessante su cui lavorare (la depressione causata da motivi affettivi, l’amore non corrisposto, l’elaborazione del lutto, la capacità devastante dell’amore) e la presenza di attori importanti, avrebbe veramente potuto portare ad un risultato decisamente più attraente. Uno dei pochi meriti del film è lo scorrere rapido degli eventi, senza momenti di reale prolissità.
Le musiche di Aldo De Scalzi e di Pivio (Roberto Pischiutta) purtroppo tolgono ulteriormente valore al film.

About Luca Mantovanelli

Saturnino, introverso, Luca Mantovanelli ha iniziato presto ad interessarsi di musica e la sua curiosità per l’aspetto creativo e per la psicoanalisi sfocia all’università con una tesi sulla regìa operistica con applicazione al Don Carlos di Verdi. Ma sono proprio le trame delle opere liriche, talvolta – secondo lui - un po’ dispersive e distanti dalla sensibilità moderna, a ricordare a Luca che nel suo passato alcune altre trame (come per esempio di Amadeus e di Film blu) gli avevano cambiato un po’ la vita. Ecco allora una nuova presa di contatto da parte sua con la ‘settima arte’ (e Bobbio ha rappresentato senz’altro per lui un’insolita quanto stimolante esperienza). I suoi incontri con il cinema (di ieri e di oggi) sono stati sempre meno casuali e sempre più dettati dalla curiosità. Luca ritiene che i prodotti artistici migliori (che riscontrino un successo di botteghino o meno) siano quelli che sentiamo riflettere pezzi del nostro Io, e al tempo stesso in grado di indicarci o aprirci una nuova strada…perché è sempre indispensabile un quid di novità. L’introversione ha portato Luca a trovare nella scrittura il suo più congeniale e gratificante mezzo di espressione.