LE SORELLE MACALUSO

Regia: Emma Dante; Interpreti: Donatella Finocchiaro, Eleonora De Luca, Alissa Maria Orlando, Susanna Piraino, Viola Pusatieri, Anita Pomario; Anno:2020; Origine: Italia; Durata: 1h 34’.

La storia di cinque sorelle siciliane, Pinuccia, Lia, Katia, Maria e la più piccola Antonella, raccontate attraverso i periodi della loro infanzia, giovinezza, vecchiaia. Uno spaccato di vita quotidiana ambientato prevalentemente nella loro casa-piccionaia di Palermo, luogo da cui le sorelle si allontanano e a cui tornano ad ogni svolta della loro vita. Al centro il mare, gli amori proibiti, la mancanza di figure genitoriali, i legami femminili, la venerazione e l’incoscienza verso la sorella più piccola, ricettacolo di tutte le occasioni perse nella vita delle cinque sorelle.

La teatralità di Emma Dante sta negli spazi, non nelle persone. Anche Le sorelle Macaluso, presentato in concorso al recente Festival di Venezia, è un film che non tradisce questa aspettativa.

La regista siciliana crea storie di famiglia ed esplora la casa, il quotidiano, in cui non a tutt* è permessa l’immedesimazione. Come in altri spettacoli teatrali quali Le pulle, Vita mia o Carnezzeria, Emma Dante mostra l’interno delle nostre vite quasi non ci fosse montaggio. La sua capacità di far parlare cucine vuote, di inquadrare dall’alto vasche da bagno con bambole abbandonate di fretta, di indugiare su riti di bellezza negli ambienti più dozzinali di un meridione d’Italia onnipresente, rende evidente come l’empatia con le cinque sorelle Macaluso sia una esclusiva. Solo chi ha vissuto il Sud può leggere certo arredamento anni ’50 di alcune case e il commercio domestico di piccioni come un’attività normale, non folcloristica. Ecco, il Sud filmato da Emma Dante torna sempre a porre nel privato il territorio del conflitto, quasi non esistesse un mondo in comune con il resto del mondo, come in Operetta burlesca.

Questa è la storia di cinque sorelle senza genitori che si allevano a vicenda. Storia diffusa, con mille rivoli di altre storie personali estinte e mai fiorite: l’amore lesbico e il futuro da ballerina classica per una che poi finisce per guadagnarsi da vivere smembrando animali morti, il disagio mentale che Dante disegna anche con l’abbrutimento fisico di un’altra delle sorelle – con l’eterna passione per i libri, – SPOILER– la morte precoce della più piccolina per il comportamento leggero delle altre sorelle in infanzia. Una morte avvenuta nel posto più di casa del Sud, in Sicilia: una spiaggia cittadina. La piccola Antonella muore e questo sentenzierà il decorso tragico di tutte le sorelle da quel momento in poi. 

La trama del film sono più che mai i loro singoli corpi segnati dalla vita e incapaci di lasciare il segno altrove. Tutto si svolge nella casa che hanno ereditato dai genitori. Tutto si comunica all’esterno con quei piccioni bianchi che abitano la casa quanto loro e si ammassano a volare fuori, quasi come la fumata bianca segnala l’elezione del nuovo Papa. La scelta di inquadrare la casa dal basso in esterna e ogni singola stanza, vuota, in fermo immagine, rispecchia il protagonismo del teatro. Della cultura materiale.

Pinuccia, la sorella maggiore, è il personaggio che eredita le contraddizioni della femminilità e della famiglia intera: focosa mediterranea dai tratti materni, dedita al piacere di sé e all’amore per le sue sorelle. Amore che non le impedisce di perdere la più piccola, l’unica che la guardava con ammirazione vera. L’unica che le dicesse “Sei bellissima” di fronte al degrado. L’unica che voleva essere come lei. Pinuccia incarna un pò quella ninnananna che la regista recitava sul palco di Le pulle, “Queste cinque pulle a chi le darò”, con quel suo senso materno di rimorso e di odio per le sorelle che non l’avevano ascoltata quel giorno a mare. Con quel suo senso di sfida alla vita ogni volta che ‘ficcava’ goduriosamente a casa con il compagno, mentre un’altra sorella cercava di entrare in casa e la trovava chiusa. Una ninnananna molto surreale, molto tenera, come il sogno di ritrovarsi bambini fra le braccia di una puttana.

Le sorelle Macaluso è davvero una storia al femminile, in cui non c’è contraltare maschile. In cui il bianco e il nero e il viola sono tra donne per le donne. E’ una storia di come si arrivi ad appellare qualcuna come ‘zitella’ al Sud, specie nei decenni passati. E non è stata una festa di paese.

Rossella Traversa

Lecturer in Psicologia presso la University of New York di Tirana dal 2017 al 2019. Si è occupata di corporeità e potere trascorrendo 9 mesi negli Stati Uniti – tra il 2010 e il 2011 – come visiting scholar presso la Clark University. Dal 2015 scrive di spettacolo (principalmente teatro, danza, cinema, arte contemporanea) e dal 2016 su https://www.artslife.com/author/rossella-traversa/ dopo aver conseguito un Master in Critica Giornalistica dello Spettacolo (Teatro, Cinema, Musica e Televisione) presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma

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