FESTIVAL DEL FILM LOCARNO – SCHWEIZER HELDEN

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Regia: Peter Luisi; Interpreti: Esther Gemsch, Karim Rahoma, Komi Mizrajim Togbonou, Klaus Wildbolz, Newroz Baz, Elvis Clausen; Origine: Svizzera; Anno: 2014; Durata: 94’

Sabine si trova a passare le vacanze di Natale da sola, mentre l’ex marito e la figlia sono partiti e le amiche non hanno posto nella casa di Saint Moritz. Durante una passeggiata in montagna si imbatte in un rifugio dove vengono ospitati gli immigrati in attesa del visto da rifugiati politici e propone al responsabile di organizzare un corso di teatro.

Premiato con il Prix du Public al 67° Festival del Film Locarno (premio attribuito dal pubblico che assiste alle proiezioni serali in Piazza Grande), il film di Peter Luisi è un progetto a cui il regista teneva a tal punto da continuare a proporlo ai produttori per 12 anni, fino a quando non è riuscito a realizzarlo.
La storia della protagonista Sabine, che lavora nell’ambito del teatro-terapia e che decide di organizzare un corso di teatro, che prevede la messa in scena del Guglielmo Tell di Schiller, in un rifugio in cui gli immigrati aspettano la risposta alla domanda d’asilo, prende spunto da un’esperienza realmente realizzata da un’amica del regista.

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La trama è semplice, non cerca particolari svolte narrative che la rendano originale. La forza del film, che sceglie i toni della commedia, sta nei personaggi, ben caratterizzati, e nei loro interpreti, così come nelle situazioni comiche, ma anche nel tema trattato, quello dell’immigrazione e di tutto ciò che comporta, il confronto con l’altro, l’accoglienza. La scelta di mettere in scena il Guglielmo Tell, eroe nazionale svizzero, è emblematica, rappresenta l’incontro diretto tra la tradizione del paese “ospitante” e i migranti che chiedono di potervisi stabilire: allo stesso è il simbolo dell’integrazione (gli “stranieri” che interpretano la cultura svizzera, assumendola come propria) e il modo più efficace per mostrare l’equivalenza tra la situazione dei migranti e la storia di Guglielmo Tell. I valori umani più essenziali sono fondamentalmente gli stessi: proteggere la propria famiglia e comportarsi in modo corretto e “umano” verso gli altri.
La scelta della rappresentazione teatrale è efficace proprio perché permette agli attori improvvisati di appropriarsi letteralmente di ciò che recitano, di incarnare la storia, essere i personaggi e i valori in cui credono.

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Nonostante alcune situazioni e caratteristiche molto semplificate, il film non risulta mai banale, anche perché non arriva a negare completamente la verosimiglianza dei fatti per cercare il totale lieto fine: la condizione dei migranti, in attesa della risposta alla domanda per il visto di rifugiati, è comunque sempre ricordata, così come la realtà del fatto che spesso la richiesta d’asilo viene rifiutata e le persone costrette ad essere rimpatriate.
Il merito principale del film è la spontaneità che riesce a comunicare, insieme alla capacità di trattare un tema difficile e importante in modo ironico, ma senza sminuirlo, e di far appassionare lo spettatore alla storia.

 

About Alessandra Pirisi

Tra i fondatori di Cinemagazzino, ne è stata redattrice e collaboratrice fino al dicembre 2018. Laureata all’Università di Bologna in Lettere moderne. I suoi interessi vertono su letteratura (suo primo amore), teatro, danza, cinema, musica e Bruce Springsteen. Si interessa – molto – a serie tv, in particolar modo poliziesche. Ha un'ossessione totalizzante per il cinema indiano.

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