DIARIO DAL FESTIVAL DEL FILM LOCARNO – 11 Agosto 2014

Nella visione dei film in programma ad un Festival importante come quello di Locarno, inevitabilmente ci si ritrova a dover compiere una scelta che, vista la grande quantità e varietà delle opere, esclude molte proiezioni che non riescono ad essere recuperate. Vi proponiamo delle brevi recensioni sui film che siamo riusciti a visionare.

 

Dos Disparos
Regia: Martín Rejtman; Origine: Argentina, Cile, Germania, Olanda; Anno: 2014; Durata: 104’

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Il sedicenne Mariano torna a casa dopo una serata in discoteca, fa un bagno in piscina, si mette a tagliare il prato, trancia per sbaglio il filo, cerca qualcosa per ripararlo e trova una pistola. Si spara due colpi, ma miracolosamente sopravvive e non riporta nessun danno.
Dos Disparos è il quarto film del regista Martín Rejtman presentato al Festival di Locarno (gli altri sono Rapado, 1992, Los guantes mágicos, 2003, e Copacabana, 2006).
Il film sembra sempre sul punto di arrivare ad una svolta, invece dopo le scene iniziali abbandona piano piano quello che in un primo momento sembrava il protagonista per seguire alternativamente altri personaggi, la madre, il fratello, e le loro vicende. La recitazione è minimale, le espressioni rimangono le stesse per tutto il film, ogni azione viene compiuta come se avesse la stessa importanza e le stesse conseguenze, emotive e concrete. L’assurdo permea le situazioni e i comportamenti di questi personaggi, seguiti dalla macchina da presa nelle loro routine ormai quotidiane, che sono scalfite solo in minima parte dal gesto del ragazzo.

 

 

Mulhapar
Regia: Paolo Poloni; Origine: Svizzera; Anno: 2014; Durata: 93’

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Presentato nella sezione Semaine de la critique, Mulhapar è un documentario che racconta la vita nel villaggio da cui prende il titolo, situato nel Pakistan. Qui convivono cristiani e musulmani, i primi spesso lavorano per i secondi e non ci sono problemi derivanti dalla diversità di religione. Il problema comune a tutti è piuttosto la povertà.
Il regista segue alcune famiglie, cristiane e musulmane, nella loro quotidiana ricerca di un lavoro, nel tentativo di arrivare a fine giornata e avere abbastanza soldi per vivere. C’è chi ogni giorno cerca un lavoro diverso, chi cuce palloni da calcio, chi pulisce le case dei più benestanti preparandosi al matrimonio. Si cerca di mettere via i soldi per le festività, per potersi permettere un vestito nuovo, per acquistare la benzina. Le bambine giocano insieme e sognano un futuro in cui, almeno, non siano separate.
Il film è suddiviso in brevi capitoletti che scandiscono il passare del tempo. Il regista alterna momenti in cui i personaggi parlano direttamente alla macchina da presa, ad altri, in cui semplicemente si limitano alle loro attività, seguiti e filmati mentre discutono, lavorano o giocano.

 

 

À la vie
Regia: Jean-Jacques Zilbermann; Origine: Francia; Anno: 2014; Durata: 104’

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Il film presentato alla sera in Piazza Grande racconta la storia della madre del regista, deportata ad Auschwitz, e delle due donne che conosce nel campo di concentramento. Alla fine della guerra, sopravvissute alla deportazione, le tre amiche si perdono di vista e si ritrovano solo diversi anni dopo. Partono insieme per una breve vacanze, occasione per parlare delle proprie vite e dare inizio a un appuntamento che manterranno per tutta la vita.
Il tema dell’Olocausto viene filtrato dal regista attraverso la storia personale della madre. La scelta di utilizzare il punto di vista delle tre donne permette di trattare un argomento delicato come questo in modo non banale, e in questo risulta efficace anche l’ironia delle protagoniste. Dramma e commedia sono calibrati piuttosto bene. Talvolta il regista eccede nel sentimentalismo, ma la sincerità con cui approccia la storia è tangibile e gioca a favore del risultato finale.

 

 

About Alessandra Pirisi

Laureata all’Università di Bologna in Lettere moderne con una tesi sul paesaggio ne "Il deserto rosso" di Michelangelo Antonioni e nella specialistica di Italianistica con una tesi sulla drammaturgia testuale di "Mercuzio non vuole morire" della Compagnia della Fortezza. I suoi interessi vertono su letteratura (suo primo amore), teatro, danza, cinema e Bruce Springsteen. La passione per il cinema è nata quando aveva 12 anni e da allora per capire cosa fare della sua vita guarda ogni tipo di film (tranne horror e poco altro). Considera Hitchcock, Cukor e Wilder (alcuni tra) i suoi registi preferiti, Cary Grant il miglior attore del mondo, "Un pesce di nome Wanda", "Scandalo a Filadelfia" e "Rocky Horror Picture Show" la più efficace medicina esistente. Ultimamente si è interessata – molto – a serie tv (in particolar modo poliziesche); tra le preferite Doctor Who, Sherlock, Modern Family e Hannibal, da cui ha sviluppato un’insana passione per Mads Mikkelsen.