WES ANDERSON – ESTETICA E STILE

Estetica e Stile - Wes

“Estrema cura formale”   VS   “Stucchevole manierismo”

Cosa rende i film di Wes Anderson, film inconfondibilmente di Wes Anderson?
In primis, un uso particolare dei colori. Il regista ama i colori brillanti e i contrasti cromatici. Perciò ecco che alla bizzarra tutina azzurro-blu che indossa Steve Zissou e il suo equipaggio in Le Avventure Acquatiche, accosta un berretto di un rosso vivo, che al viola della divisa di M. Gustave in The Gran Budapest Hotel contrappone l’arancio della tappezzeria, e al vestitino rosa di Suzy in Moonrise Kingdom il verde dell’erba o l’azzurro del cielo. Per non parlare delle improbabili divise giallo sgargiante indossate dal team di rapinatori in Bottle Rocket, della tuta rosso vivo di Chas Tenenbaum e figli, della vivace e ricca gamma cromatica che l’India de Il treno per Darjeeling offre.

moonrise-kingdom-Si nota, tuttavia, una certa predilezione per le tonalità che vanno dal marroncino all’ocra, colori che non solo ritroviamo nei costumi e nelle scenografie, ma che distinguono la stessa fotografia dei suoi film.
Una luce tendenzialmente calda caratterizza le sue pellicole (Fantastic Mr. Fox ne è l’esempio più estremo), evidenziando i contrasti e accentuando la percezione di irrealtà. Quasi a sottolineare l’inverosimiglianza degli universi raccontati, a voler interporre un filtro tra lo spettatore e la dimensione rappresentata (l’inserimento di titoli e didascalie dai caratteri “importanti” non fa altro che potenziare quest’effetto). Non a caso, si è parlato di estetica Instagram (e non sempre in modo positivo) in riferimento ai suoi lavori.

Altro elemento dello stile di Anderson sono i suoi ricorrenti movimenti di macchina. Per citare un recente tweet di un annoiato Joseph Kahn post visione The Grand Budapest Hotel, «up down, left right, back forth: the complete special axises of a Wes Anderson film».
Ma la fissazione per le rette non caratterizza soltanto le riprese, anche la composizione delle inquadrature. Il regista presta sempre molta attenzione nel posizionare personaggi e oggetti rispetto a determinati assi (in modo che risultino perfettamente centrali o speculari ad essi), seguendo una precisione a dir poco geometrica (qualcuno si è perfino preoccupato di farne un video esemplificativo). wes from aboveTipiche sono poi le sue inquadrature dall’alto di “mani che fanno cose”, in cui – neanche a dirlo – questa precisione viene insistentemente ricercata.

Ma Anderson è noto anche per i suoi numerosi piani sequenza: la sua macchina da presa si muove (spesso attraverso pareti e tramezzi, senza paura di svelare l’artificiosità della messa in scena) e costringe gli attori ad agire in perfetta sincronia, quasi in una sorta di danza.
In questo si nota una spiccata vicinanza con il teatro, attività a cui il regista si era dedicato ai tempi della scuola e che lo ha visto realizzare numerosi e riusciti spettacoli. (Rushmore, con le sue tende di sipario che si aprono e si chiudono davanti alla macchina da presa ad ogni cambio di capitolo, è forse il film che più palesemente richiama questa sua passata passione).
Per niente teatrali ma perfettamente in linea con la tendenza di evidenziare il non-realismo della dimensione rappresentata, è l’utilizzo della slow motion: espediente cinematografico che Anderson usa per sottolineare momenti topici, in unione a musiche accuratamente selezionate.

Un altro fattore, peculiare dello stile andersoniano, è sicuramente la ricercatezza e la cura con cui scenografia e costumi vengono realizzati. eric_chase_anderson_progettoGrazie all’aiuto del fratello designer Eric Chase, che con lui condivide la passione spasmodica per i dettagli, Wes ha potuto ricreare per intero le realtà in cui sono calati i suoi racconti e riempirle fino all’orlo di oggetti, fabbricati, decorazioni (rigorosamente fatti a mano). Di Eric sono la fantasia decorativa delle valigie de Il treno per Darjeeling, la tappezzeria e tutti i dipinti di casa Tenenbaum, le mappe di Steve Zissou e di Moonrise Kingdom, e praticamente tutti i progetti scenografici dietro ai film del regista. Un’estetica – si potrebbe dire – che si fa po(i)etica.

L’ossessione per la ricostruzione dell’ambiente, delle cose e dell’aspetto dei personaggi è costante (e forse crescente) lungo la filmografia di Anderson, la cui maniacalità raggiunge picchi quasi patologici.
Di seguito alcuni esempi:

Per realizzare le copertine dei libri di Suzy in Moonrise Kigdom sono stati appositamente assunti 6 diversi designers. Parte delle trame degli stessi è stata scritta da Anderson in persona.
L’estremo rigore filologico lo ha portato, durante la lavorazione a Fantastic Mr. Fox, a trasferirsi per alcuni mesi a casa della vedova di Roald Dahl (autore del romanzo d’ispirazione), in modo da poter studiare e cogliere al meglio la realtà e l’atmosfera autentica in cui viveva lo scrittore e in cui è nato il racconto. Gli interni della tana della volpe, nel film, riproducono fedelmente alcune stanze della dimora di Dahl, dalle poltrone ai mobili.
Durante la realizzazione di The Grand Budapest Hotel, l’artista Juman Malouf (fidanzata del regista) è stata assunta per dipingere ritratti degli attori in costume: nessuno di questi compare nel film, sono semplicemente stati appesi nelle stanze dell’hotel in cui alloggiava il cast e la crew per “creare la giusta atmosfera” e diffondere il giusto mood.
Le sigarette che Margot Tenenbaum fuma, sono di una marca venduta solo in Irlanda e fuori produzione dagli anni ’70. Anderson se le fece comunque procurare in modo da rendere più strana possibile la segreta abitudine della ragazza.
Il trafiletto firmato da Mr. Fox nel quotidiano che lui stesso sfoglia a colazione, è stato scritto interamente da Anderson (3000 battute, in stile “volpino”). Compare forse 2 secondi.

making fantastic mr fox

About Elena Cappozzo

Dopo la laurea in Filologia Moderna a Padova, studia Film Writing a Roma. Sognando di scrivere “per”, scrive “di” (cinema) qua e là, accendendo ogni tanto un cero a San...SetBlv. Il grande schermo è il suo primo, assoluto amore ma le capita con discreta frequenza di tradirlo con quello della tv e persino con quello del pc (quella da Youtube e serie tv è in realtà una dipendenza piuttosto grave, no judging.)

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