Uno sguardo alle piccole realtà dell’animazione made in Italy: la storia di “Bruno libero”

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Se ti capita di nascere con la passione per l’animazione, pazienza.
Ma se ti capita di nascere con la passione per l’animazione e in Italia, beh, diciamo che la fortuna non è stata proprio dalla tua parte.
Per quanto dinamico e prolifico, quello dell’animazione è, in Italia, un settore ingiustamente trascurato: i finanziamenti mancano o sono minimi, lo spazio nei palinsesti è sempre troppo poco e l’idea del prodotto è ancora (re)legata quasi esclusivamente ad un pubblico infantile.
Dopo la stagione d’oro del Carosello, l’invasione dei cartoni giapponesi e statunitensi ha quasi azzerato la produzione italiana, che si è solo di recente risollevata grazie ai due successi commerciali de La gabbianella e il gatto (Enzo D’Alò) e de Le Winx (Iginio Straffi).

Per quanto riguarda una specifica tipologia di animazione, la stop motion – tecnica utilizzata fin dagli albori del Cinema (Méliès) e ancora oggi molto sfruttata (si pensi a Burton, Selick o Gondry) – la situazione è forse peggiore. Il lavoro e i tempi di realizzazione di cui necessita hanno scoraggiato produttori e case cinematografiche, impedendo di fatto l’affermarsi di nuovi Lizzardo, Bozzo, Laganà, o Buti, Baldi, Fibbi (tutti animatori dell’italianissimo Misseri Studio da cui sono usciti successi come Quaq Quao, AEIOU, Mio Mao, The Red and the Blue e a tutt’oggi uno dei pochi studi “funzionanti” del nostro Paese).
Eppure, nonostante le diverse difficoltà, i giovani appassionati in Italia sono tanti e anche molto bravi. Lo confermano i numerosi concorsi e festival tematici che hanno luogo di anno in anno lungo lo Stivale e che raccolgono sempre un consistente numero di partecipanti.

Tra questi, ci sono Damiano Zanchetta e Daniel Maculan, due ragazzi che hanno realizzato un corto in claymation che ha fatto – e sta facendo – il giro dei principali festival italiani ed internazionali. Bruno libero, questo il titolo della loro creazione, è la storia di una “cacca” di fronte alla quale tutti scappano inorriditi e che si trova, sola, a dover affrontare il mondo. (trailer)
Il corto, della durata di 10 minuti, ha richiesto 3 anni di lavoro, circa 20.000 scatti e una quantità imprecisata di plastilina, polistirene, legno e vari altri materiali.
Per indagare anche questo tipo di realtà, minori ma presenti e vive, dell’animazione italiana, Cinemagazzino ha incontrato i due autori per qualche domanda.

Come vi è venuta l’idea di creare un corto che avesse come protagonista una “cacca”?
Abbiamo pensato che fosse qualcosa di originale, che l’idea di vedere una “cacca” come protagonista di una storia suscitasse simpatia, curiosità e fosse piuttosto accattivante. Così abbiamo scritto il soggetto, la sceneggiatura e ci siamo messi al lavoro.

bruno libero 3Come avete lavorato al progetto?
Non essendo degli animatori professionisti (e avendo, allora, entrambi altri lavori), ce ne siamo occupati durante il tempo libero, usando come location una stanza inutilizzata nella casa della nonna di uno di noi. Ovviamente, tutte le spese, dall’acquisto dei materiali al pagamento dei doppiatori (per un totale di 3000 euro), sono state a carico nostro.

Il corto ha richiesto molto lavoro manuale (con la plastilina e altri materiali) ma anche molto lavoro al computer. Quale dei due vi è costato più fatica?
Il lavoro manuale è stato sicuramente maggiore (in percentuale potremmo parlare di un 60% contro un 40% di lavoro al computer) ma è quest’ultimo quello che senza dubbio ci è costato di più.
L’operazione di montaggio e di realizzazione degli sfondi e degli effetti speciali è stata lunga e laboriosa: il lavoro manuale e artistico ci piace e ci diverte di più, d’altronde è anche quello in cui siamo specializzati (entrambi sono diplomati all’Accademia delle Belle Arti di Venezia, ndr).

Per che tipo di pubblico avete concepito il corto?
Scrivendo il soggetto non abbiamo pensato ad un target particolare, abbiamo cercato di tenerci “aperti”. Alla fine ne è uscito un prodotto maggiormente adatto ad un pubblico di bambini – d’altra parte siamo noi stessi dei “bambinoni”! – ma anche un qualcosa che, visti i diversi livelli di lettura che possiede, può rivolgersi a tutte le fasce d’età.

Chi si è occupato dei testi?
I testi sono stati scritti da Elena Maculan (sorella di Daniel, ndr). Si tratta di una filastrocca in rima che, in occasione della partecipazione ad un festival madrileno, è stata anche tradotta in spagnolo.
Purtroppo quello della lingua è un problema che ci ha un po’ vincolato per quanto riguarda “l’esportazione” del corto fuori dall’Italia: ci stiamo attrezzando con i sottotitoli ma il ritmo immagini/parole è serrato e non sempre è facile seguire.
Nella versione italiana il doppiatore è Loris Rampazzo (attore vicentino di teatro, ndr), in quella spagnola Mercedes Salvadores, un’attrice di Madrid.

A quali festival ha partecipato finora il vostro corto?
In Italia ha partecipato al Sedicicorto International Film Festival di Forlì, all’ Amarcort Film Festival di Rimini, al Trieste Film Festival e al Parma Video Film Festival. Tra i festival internazionali invece, ci sono stati La Pinza de Oro di Madrid e il Cleveland International Film Festival negli Stati Uniti. Da pochi giorni abbiamo poi saputo di essere  stati invitati al FIFES di Zagabria e al CMS International Children’s Film Festival, in India.

Com’è lavorare in due ad un progetto di questo genere?
Si è in troppi e in troppo pochi. Conciliare stili diversi dal punto di vista artistico non è mai facile ma ci si viene incontro. Anche se abbiamo preferenze e gusti differenti, quando lavoriamo su progetti di animazione abbiamo sviluppato una specie di “terzo stile” che deriva dai nostri stili originari.
Tra noi vigono delle regole non scritte, ci sono scelte artistiche che ormai compiamo di comune accordo, senza il bisogno di discutere.
Dall’altra parte, il lavoro da fare è molto – soprattutto quello che concerne promozione e distribuzione –  e in due non si è mai abbastanza.

Cosa vuol dire occuparsi della distribuzione di un prodotto di questo tipo?
L’impegno che la distribuzione ci sta richiedendo è senza dubbio maggiore di quello che abbiamo impiegato nella produzione. Noi nasciamo come animatori ed è normale che preferiamo l’attività “artistica” a quella “commerciale”, che conosciamo poco e che non ci appartiene. Ma nelle piccole realtà di produzione non si può fare altrimenti: quello che negli studi di una certa importanza fa un addetto al settore, nel nostro caso spetta a noi.

bruno libero 2Cosa ne pensate della situazione dell’animazione – e in particolare di quella realizzata in stop motion –  in Italia?

Da un lato in tv ci sono molti più lavori in stop motion rispetto ad un tempo ma lo spazio a loro dedicato nel palinsesto è di certo poco rispetto ad altri tipi di animazione.
L’animazione in generale, che è più presente anche grazie a speciali canali tematici, rimane pur sempre una cosa ancora relegata ad un pubblico di soli bambini. D’altra parte, il gusto del pubblico si forma anche grazie ad un’educazione alle immagini, alle diverse forme d’arte, e questo da noi manca. Basta pensare al fatto che dal palinsesto sia sparito Futurama e sia stata reinserita l’ennesima edizione del Grande Fratello!

Fra i lungometraggi in stop motion quali sono i vostri preferiti? E gli animatori che più apprezzate?
Sicuramente lavori come La sposa cadavere, Paranorman e Nightmare Before Christmas. Tra gli animatori ci piacciono molto quelli del Laika Studio, della Aardman Animation e Tim Burton.

Ora vi dedicate all’animazione a tempo pieno e al vostro studio (Chd) si è aggiunto anche un terzo collaboratore. Progetti per il futuro?
Stiamo lavorando a dei corti (una sorta di sketch demenziali) con diversi materiali (soprattutto cartoncino e silicone) e con diverse tecniche, ad esempio quella della pixilation cioè una stop motion con persone reali. Stiamo appositamente ricercando una varietà di metodi in modo da crearci un portfolio ricco e possibilmente appetibile per il mondo pubblicitario. Le idee non ci mancano, bisogna soltanto capire su quali contare!

 

bruno libero 4Titolo: Bruno libero
Produzione: Chd Animation
Soggetto: Daniel Maculan, Damiano Zanchetta
Sceneggiatura: Daniel Maculan, Damiano Zanchetta
Testi: Elena Maculan
Animazione: Daniel Maculan, Damiano Zanchetta
Musiche: Andrea Raccanelli
Doppiaggio: Loris Rampazzo /Mercedes Salvadores
Sottotitoli: Paolo Rech, Paddle

 

 

Per seguire i dietro le quinte e tutti gli aggiornamenti su Bruno libero: Pagina Facebook Bruno is coming
Per seguire i lavori di Damiano, Daniel (e Alberto!): Sito Chd Animation
Per una panoramica interessante sulle piccole realtà dell’animazione in stop motion made in Italy (e non solo):  Stop Motion: il blog italiano sull’animazione a passo uno

About Elena Cappozzo

Dopo la laurea in Filologia Moderna a Padova, studia Film Writing a Roma. Sognando di scrivere “per”, scrive “di” (cinema) qua e là, accendendo ogni tanto un cero a San...SetBlv. Il grande schermo è il suo primo, assoluto amore ma le capita con discreta frequenza di tradirlo con quello della tv e persino con quello del pc (quella da Youtube e serie tv è in realtà una dipendenza piuttosto grave, no judging.)

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