SPECIALE WES ANDERSON – LE AVVENTURE ACQUATICHE DI STEVE ZISSOU

wes copertina

th life aquatic of steve zissouTitolo originale: The life aquatic of Steve Zissou
Regia: Wes Anderson
Anno: 2004
Origine: USA
Durata: 118′

 

 

 

 

Il film di Wes Anderson che riflette maggiormente sul binomio realtà/finzione e sulla percezione falsata che passa dall’oggetto al soggetto scopico grazie al pneuma dello schermo è senza dubbio Le avventure acquatiche di Steve Zissou.

“Anderson è il massimo esponente di un genere che non esiste, il fantasy realistico. L’ossimoro indica tutti quei film che miscelano il verosimile con l’improbabile, il contemporaneo con l’arcaico, l’epica con il minimalismo, il surreale con l’iper-reale. «I tuoi film sembrano finti» dice la giornalista Jane disapprovando i documentari di Zissou. È una critica che i detrattori di Anderson gli rivolgono continuamente. In realtà la peculiarità di Anderson sta proprio nella sua volontà di voltare le spalle al realismo, senza tuttavia capitombolare nei territori del fantastico.” (M. Bittanti, Il vecchio-bambino e il mare dei miracoli, in “Cineforum”, 443, marzo 2005, p. 16.)

Le avventure acquatiche di Steve Zissou vede il set della Belafonte (il nome della nave è una parodia della Calypso di Jaques-Yves Cousteau, infatti Calypso è il nome di un album del cantante Harry Belafonte) suddiviso in una struttura a casa di bambola. Se questo tipo di suddivisione degli ambienti era solo evocato tramite panoramiche e montaggio, qui viene perfettamente illustrato con Steve Zissou che ci introduce a un tour con un naif «Voglio parlarvi della mia nave», reggendo un modellino della stessa; rivedremo quest’impostazione della scenografia nella scena della meditazione ne Il treno per il Darjeeling, e poi articolata meglio grazie anche all’uso di personaggi animati in stop-motion in Fantastic Mr Fox.

boatIl set diviso a metà nell’universo andersoniano, trasmette un’assurda impressione a metà strada tra un set teatrale da musical di Broadway e una colonia di formiche sotto vetro.
Le due immagini agli antipodi tra la scintillante e fittizia struttura del musical e la realistica, anche se costruita, scatola di vetro del formicaio descrivono perfettamente i due estremi tra cui oscilla il punto di vista dello spettatore nella filmografia di Anderson, e ne Le avventure acquatiche di Steve Zissou in particolare. Entomologo dilettante e spettatore rapito coesistono come un’unica entità situata dietro l’obbiettivo della macchina da presa e, come il pubblico di Loquasto, partecipiamo con fredda compassione ai drammi che danno colore alle vicende del folle capitano-regista Zissou.

Troppo facilmente etichettato come mockumentary, questo film è in realtà la storia immaginaria di un oceanografo (dichiaratamente ispirato a Cousteau) che gira un documentario, non senza una certa dose di fiction, tra problemi finanziari, sentimentali ed esistenziali. Zissou è più un uomo di cinema che di mare, in più di un’occasione lo sentiamo parlare di finale, editing, sottotesto, molto più di quanto non lo sentiamo descrivere o addirittura riferirsi alla sfera oceanografica del suo mestiere.
Nel film non vediamo quasi nessun animale realmente esistente, fatta eccezione per i delfini e le tartarughe, le creature menzionate sono tutte fittizie, come lo squalo giaguaro o i fragolini fluorescenti, altre sono addirittura animate in stop-motion come il cavalluccio marino che il nipote di Klaus regala a Steve o i Granchi caramellati che rappresentano una sorta di palestra e sembrano preludere a Fantastic Mr Fox.

fish steve zissouLa scelta del regista di utilizzare creature immaginarie nel film apre ad una concenzione favolistica della realtà, le creature marine di Steve Zissou sono la spia del fatto che non ci troviamo nel dominio del reale né tantomeno del realistico. Zissou, proprio per il suo legame con il mondo cinematografico, grazie anche al suo utilizzo del mezzo senza l’uso di metafore o allusioni, come avveniva nei film precedenti, è il personaggio andersoniano che si trova più degli altri a vivere un mondo dalla forte dimensione onirica, un mondo che collide meno discretamente con quelli precedentemente creati dal regista: pensiamo solo alla figura di Ned Plimpton, che senza troppi sforzi possiamo ricondurre facilmente al defunto marito di Mrs. Cross di Rushmore, appassionato ammiratore di Cousteau (di cui Zissou è allo stesso tempo parodia, tributo e alter ego) il quale muore prematuramente in mare, proprio come il povero Ned; inoltre, sebbene in Rushmore il personaggio non compaia, le foto che lo raffigurano sono di Owen Wilson che interpreta Ned.
Con la sua mania di esplicare ogni singolo concetto e idea davanti ad uno schermo, Steve Zissou è il più cinecentrico dei personaggi andersoniani e non è un caso che sia un oceanografo: l’abisso che esplora con il suo piccolo sommergibile giallo (di beatlesiana memoria) richiama quell’abisso di infinita regressione che si crea mettendo una macchina da presa di fronte alla proiezione di un film il cui argomento è proprio la ripresa di un film.
Un film in un film in un film.

di Giustino De Blasio

 

Giustino De Blasio, nato a Benevento nel 1990, è un giovane laureato in Comunicazione, Media e Pubblicità presso l’università IULM di Milano, la sua tesi, da cui proviene quest’estratto, è stata a suo tempo l’unico studio italiano sul cinema di Wes Anderson.

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