SPECIALE MARTIN SCORSESE – NEW YORK NEW YORK

scor1new yorkRegia: Martin Scorsese

Anno: 1977

Origine: USA

Durata: 162′ (133′ edizione ridotta)

 

 

New York, 1946.
Gli Stati Uniti escono dalla guerra in condizioni di prosperità: l’industria bellica aveva consentito a chi vi lavorava stipendi discreti, ma le occasioni di spendere erano state poche.
Al loro ritorno, molti militari si sposarono o ritrovarono le loro mogli, preparandosi a fare figli e acquistare beni di consumo. Il tasso di natalità, già cresciuto durante la guerra, ebbe un’impennata, tanto che la nuova generazione sarebbe stata ricordata come quella del “baby boom”.
Nel 1946 ci furono gli incassi più alti della storia del cinema americano, mentre il suo mercato si stava allargando. Nel 1948 però la Corte Suprema degli Stati Uniti dichiarò le otto Major (le case di produzione più potenti del periodo) colpevoli di condotta monopolistica e ordinò a queste di rinunciare alla sale di proiezione. Questa politica favorì le sale di proiezione indipendenti e le piccole case di produzione.

Il film di Martin Scorsese, New York New York, è ambientato proprio in questi anni: il 2 settembre 1945 il sassofonista Jimmy Doyle nota una ragazza fra la folla di una New York in festa dopo la notizia della fine della guerra. Dopo molti tentativi, la cantante Francine si lascia conquistare e insieme a Jimmy trova un impiego prima in un night, poi in un’orchestra che fa tournée in provincia. I due si sposano e quando il direttore dell’orchestra si ritira, Jimmy, ne prende il posto. Alla coppia nasce un figlio e il rapporto fra i due musicisti inizia a peggiorare soprattutto a causa del loro carattere. La loro separazione affettiva provoca anche la divergenza delle loro carriere: Francine diviene una diva impegnata non solo nella musica ma anche nel cinema, mentre Jimmy vive un lungo periodo di crisi e la allontana sempre più da sé. Rimasto solo, il sassofonista si riprende e sfonda nel mondo del jazz. I due si rivedono e, per quanto nutrano ancora un profondo affetto l’uno per l’altra, non sono più in grado di stare insieme.

Il film, prodotto nel 1977, inizialmente non ebbe un gran successo, anzi, fu un film veramente sfortunato. Scorsese arrivò indeciso al progetto e si trovò di fronte a un budget di 7 milioni di dollari e a 14 settimane di lavorazione. Un progetto enorme al quale non era preparato e nemmeno il fatto di lavorare con due artisti come De Niro e Liza Minelli lo aiutò. Mise a dura prova la casa di produzione, la United Artists, che arrivò sulla soglia del fallimento.

È interessante anche sottolineare il contesto storico che precede la produzione del film poiché, come il periodo di ambientazione del lungometraggio, fu soggetto a particolari traumi per la società americana: negli Stati Uniti fra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, la protesta nei confronti dell’autorità raggiunse il culmine dopo gli anni della grande depressione. L’opposizione al coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra del Vietnam, inoltre, si era intensificata; Martin Luther King e Robert F. Kennedy furono assassinati; la polizia attaccò i dimostranti durante il congresso del Partito Democratico a Chicago nel 1968; il presidente Nixon, nonostante le proteste, estese la partecipazione americana alla guerra in Vietnam; molte università entrarono in sciopero. Il ritiro delle forze statunitensi dal Vietnam nel 1973 non riuscì a sanare le divisioni che la guerra aveva creato nella società americana.
Nacque un cinema politicamente critico, ma Hollywood cercò di attirare giovani con film di controtendenza.

Un film nuovo ma vecchio, felice ma infelice, musicale e drammatico.
La regia mantiene per tutto il film uno stile lineare e uniforme: vengono utilizzate inquadrature in soggettiva e molti piano sequenza che partono con un’inquadratura fissa e si muovono seguendo il personaggio. Numerose le new-york-new-yorktendine, le retroproiezioni ed il comparire di notizie su quotidiani e riviste per rappresentare i progressi della storia con una serie di finezze che arricchiscono il film. Queste tecniche erano già impiegate nei grandi musical degli anni ’50, quando era il talento dell’attore a “dare spessore” al film. Sembra infatti che Martin Scorsese volesse proprio dimostrare di essere all’altezza dei cineasti predecessori che tanto ha amato. Stiamo parlando di Vincent Minnelli, il cui culmine della carriera è con i musical MGM degli anni ’50 (per citare qualche esempio firma la regia di Un americano a ParigiIl Bruto e la Bella e Brigadoon). Non sembra un caso che la protagonista del film, la talentuosa Liza Minnelli, sia proprio figlia di Vincent e dell’attrice Judy Garland. Ulteriore omaggio ai musical MGM (reparto di produzione diretto da Arthur Freed) è l’interpretazione di “You are my lucky Star”, colonna sonora di Cantando sotto la Pioggia.

Accanto alla figlia d’arte, un emozionante Robert De Niro, interprete perfetto che per l’occasione ha imparato a suonare il sax tenore. A detta di Scorsese, sembra che il carattere del suo personaggio, esigente e collerico, rispecchi quello dello stesso regista.
I due personaggi contrappongono i loro caratteri: Liza è tranquilla e riflessiva, Robert è impulsivo. Nonostante ciò sembra che fra loro esista il “magico accordo”: si apprezzano artisticamente e si capiscono attraverso la loro arte. Ma questo amore tormentato che sopravvive a intransigenza e mancanza di comunicazione non è sicuramente vicino ai temi delle commedie musicali degli anni ’50, anche per via dell’assenza di un lieto fine.

Quindi, un film nuovo perché richiama temi d’attualità nonostante sia ambientato in tempi precedenti, un film vecchio perché evoca atmosfere, cinematografiche e non, degli anni ’50 con uno stile che combina perfettamente l’oppressione dei personaggi con la costruzione delle immagini.

Una breve accenno è d’obbligo per la canzone cantata dalla Minnelli nel finale, canzone che dà titolo al film. “New York New York” venne scritta appositamente per il film da John Kander (musica) e Fred Ebb (testo) e nei primi anni ’80 Frank Sinatra decise di interpretarla portando il brano al successo, fino a farlo diventare inno ufficiale della città statunitense.

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About Giulia Scalfi

Dopo la laurea triennale DAMS con la tesi Da Caramel a E ora dove andiamo?: Il Cinema di Nadine Labaki, consegue la laurea magistrale in Scienze dello Spettacolo e Produzione Multimediale discutendo la tesi Evoluzione del montaggio e del sonoro nella saga di James Bond. Il particolare interesse per il linguaggio cinematografico la porta a concentrasi maggiormente sulla struttura dei film e sulle scelte stilistiche. E' stata conquistata dal cinema grazie a film come Effetto Notte, Frankenstein Junior e Chicago. Non può negare la profonda stima nei confronti di Quentin Tarantino e Robert Rodriguez nonostante provi una profonda ammirazione per le cineaste di ieri e di oggi.

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