SPECIALE COEN – FARGO: QUANDO IL VUOTO RIEMPIE L’ANIMA, TRA VIOLENZA E STUPIDITA’

Coen

fargoRegia: Joel ed Ethan Coen
Anno: 1996
Origine: USA
Durata: 98′

 

 

 

 

Nel 1996 dopo l’insuccesso di Mister Hula Hoop (The Hudsucker Proxy, 1994), prima produzione ad alto budget, Joel e Ethan Coen ritornano sui loro passi, raccontando una storia che per tematica e ambientazione permette loro ancora una volta di indagare i recessi dell’animo umano.
Fargo si apre con una didascalia informativa, quella che stiamo per vedere è “una storia vera”, ambientata nel Minnesota del 1987. I nomi dei protagonisti sono stati modificati dietro richiesta dei sopravvissuti, ma i fatti narrati sono riportati integralmente dalla cronaca.
Successivamente gli stessi Coen hanno dichiarato che in realtà la storia è una rielaborazione di molti fatti delittuosi accaduti in quegli anni. Nondimeno il risultato ottenuto con questo tipo di avvertimento non è solo una particolare attenzione del pubblico, ma anche la sua propensione ad accettare e giustificare più facilmente quello a cui sta per assistere, per quanto assurdo possa sembrargli.

Jerry Lundsgard (William H. Macy) venditore d’auto di Minneapolis, è sposato con Jean (Kristin Rudrud) e lavora alla concessionaria del suocero Wade (Harve Presnell). Trovandosi in difficoltà economica e non avendo il coraggio di chiedere denaro alla famiglia, organizza un piano che prevede il rapimento della moglie e la conseguente richiesta di un riscatto di 80mila dollari.
Tramite Shep, un meccanico dal passato criminale, ottiene un appuntamento in un locale di Fargo con Carl Showalter (Steve Buscemi) e Gear Grimsrud (Peter Stormare), due sicari ai quali in cambio del “lavoretto” promette in anticipo una nuova auto e, a faccenda conclusa, 40 mila dollari (la metà del riscatto che il suocero sborserà pur di riavere la figlia, l’altra metà, invece, la terrà lui).
Le cose però non vanno come sperato e i due, dopo essere riusciti a rapire Jean, incappano in una serie di ostacoli e si lasciano alle spalle una scia di cadaveri.
A capo delle indagini sugli omicidi c’è lo sceriffo Marge Gunderson (Frances McDormand), donna forte e ligia al dovere, oltre che futura mamma, che si spinge fino a Minneapolis per riuscire a risolvere il mistero e catturare i colpevoli.
Nel frattempo uccidere è diventata una soluzione fin troppo facile per i due criminali, che cominciano a coltivare l’idea di fregare Jerry e tenere per loro tutto il denaro. Questo lì porterà alla fine l’uno contro l’altro, con Gear che in un raptus uccide Carl e ne distrugge il cadavere infilandolo nella macchina per triturare il legno.

Fargo è un film sulla piccolezza umana, una commedia nera che culmina nello splatter, mostrandoci come in nome di “valori” come il denaro e l’orgoglio, si può arrivare a commettere con leggerezza crimini spaventosi.
fargo frame1I tre protagonisti maschili, apparentemente buffi e quasi “cartoonistici”, ingannano e uccidono spinti dall’egoismo e dell’avidità. Se da un lato abbiamo Jerry, “omuncolo” smidollato, disposto a far rapire la moglie pur di guadagnare qualcosa e non dover chiedere un prestito al suocero, dall’altro lato c’è Carl, criminale da strapazzo, per il quale il denaro è sinonimo di cibo, donne e divertimento, «Non mangiamo altro che frittelle, voglio andare in un posto dove mi danno una bella birra e una bistecca, ‘fanculo le frittelle!». Terzo vertice del triangolo di nefandezze è Gear, che poco ha da spartire con gli altri due e che alla fine, nemmeno troppo inaspettatamente, si rivela essere uno psicopatico ultraviolento.
Non pone domande, quasi sempre si limita ad agire, intuiamo in più di un’occasione che ha una logica molto ferrea che applica a tutto, compresi i bisogni corporali «ho fame andiamo alla casa della frittella». Se per Carl il desiderio di cibo non si esaurisce nel mangiare, ma nel “mangiare bene” e per questo è disposto ad aspettare, per Gear tutto si riduce al soddisfacimento immediato del bisogno, non importa a che prezzo: ho fame quindi mangio, sono eccitato quindi trovo una prostituta qualsiasi e ci faccio sesso, tu mi stai ostacolando e io ti ammazzo.
Dove Carl è rumoroso e inconcludente, Gear è silenzioso e letale. «Certo, tu li incanti con lo sguardo» , deride il complice subito dopo aver ucciso il poliziotto che l’altro cercava di allontanare senza spargimento di sangue.
I loro battibecchi e l’essere perfettamente speculari, li rende molto simili per certi aspetti ad un duo comico, una sorta di degenerati “Olio e Stanlio” del crimine che, per quanto ci provino, non riescono proprio a portare a termine quello che si erano prefissati, prima di tutto e soprattutto perché non riescono ad accordarsi tra di loro.

Il mutismo e lo sguardo vacuo che Gear posa su cose e persone, sembrano un’estensione del bianco assoluto e asettico che li circonda e in cui sono immersi fino quasi a scomparire. La mancanza di empatia e di valori dei protagonisti, il loro distacco dalla realtà, si rispecchia nel paesaggio innevato, spoglio e isolato, che la regia ci mostra attraverso dei campi lunghissimi, aumentando il senso di alienazione e irrealtà che permea la vicenda.
Le azioni che vediamo compiersi sullo schermo non sono il frutto di qualcosa di premeditato ma della brama cieca, che porta al fallimento del piano di Jerry e innesca un meccanismo autodistruttivo in cui governa solo il caos.
Emblematica è la scena finale in cui Marge trova Gear che distrugge il cadavere dell’amico, “dipingendo” letteralmente la neve di rosso con il suo sangue, in quella che possiamo leggere (forse banalmente) come la metafora di un vuoto che riesce ad essere riempito solo con la violenza.

Unico baluardo della giustizia, legale e morale, è Marge, che da subito a discapito della gravidanza e della fame (la maggior parte dei siparietti “comici” del film la vedono abbuffarsi ad ogni occasione), parte impavida alla ricerca dei colpevoli.
Non è un eroe e non compie grandi gesta, si inserisce a sua volta all’interno di questo “teatro dell’assurdo” con azioni che viste da fuori si fatica a comprendere, a partire dalla decisione – a cui nessuno si oppone – di andare da sola alla ricerca dell’assassino.
fargo frame 2Tuttavia, nella sua semplicità, è lei a riportarci con i piedi per terra, quando il suo senso della giustizia e la sua moralità entrano in prepotente contrasto con l’agire dei tre uomini.
Per nulla influenzata dall’ambiente, cerca di comprendere chi e cosa ci sia all’origine di tutte quelle morti, ma una volta catturato Gear, non potrà fare a meno di manifestare la sua incredulità di fronte a tanta violenza («E tutto per cosa? Per quattro biglietti di banca, c’è ben altro nella vita che quattro biglietti di banca… non ci hai mai pensato?») , ricevendo in risposta solo il silenzio e l’occhio vacuo dell’uomo.

Non è del tutto un errore definire Fargo un film “demenziale” e per certi aspetti quasi fumettistico, che combina noir e commedia, con protagonisti e situazioni al limite.
È la sovrapposizione di generi e livelli narrativi diversi a garantirne l’efficacia e il successo, consentendo ai Coen di vincere il loro primo Oscar per la Miglior Sceneggiatura Originale.
Jerry, Carl e Gear non sono grandi menti criminali, non elaborano piani articolati e proprio per questo, a causa della loro instabilità e stupidità, diventano pericolosissimi e incontrollabili. Sono tutti e tre, in modo diverso, incarnazione di una condizione umana misera e senza schemi, spesso protagonista del cinema dei due registi.

È inevitabile il parallelo, oltre che con Blood Simple – Sangue Facile (1984) opera d’esordio alla regia degli stessi, anche con altri film che in quegli anni trattano in modo diverso, tematiche per certi aspetti affini. Le Iene (Resevoir Dogs, 1992) di Quentin Tarantino, condivide con Fargo oltre che i protagonisti imprevedibili e la deriva splatter, anche Steve Buscemi, in un ruolo molto simile (anche se più fortunato) a quello ricoperto nella pellicola dei Coen.
Nel 2012 la FX ha dichiarato di voler produrre una serie tv in 10 episodi ispirata al film, con i Coen come produttori esecutivi. Nel 2013 si sono aggiunti al cast Martin Freeman (Lo Hobbit, La fine del mondo) e Billy Bob Thorton, che ha già lavorato al fianco dei Coen in L’uomo che non c’era (2001) e Prima di sposo, poi ti rovino (2003). La prima tv USA è prevista per il 15 aprile 2014.

di Susanna Norbiato

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