“Do you have time for coffee, Mr. Lynch?”. Uno striscione bianco padroneggia appeso ad una finestra ed una caffettiera è posta in bella vista: di certo gli abitanti di Lucca non potevano trovare modo migliore per accogliere David Lynch!
È il 28 settembre 2014 ed alle 17:30 si terrà la conferenza sulla Meditazione trascendentale (modus vivendi che Lynch pratica ormai da 40 anni), della quale è ovviamente protagonista uno dei registi più enigmatici del nostro millennio. Trepidazione ed entusiasmo sono tangibili nell’aria, tant’è che già alle 13:30 inizia a formarsi la fila dei cosiddetti “lynchiani”, disposti a tutto pur di assistere all’incontro. Purtroppo soltanto in pochissimi riescono a varcare la soglia dell’Auditorium di S. Micheletto e partecipare all’attesissima conferenza.
Ma per i cinefili giunti da ogni parte d’Italia e non solo, il vero evento da non perdere è la conversazione di cinema fissata per il 29 settembre. Alle ore 11:00, eccolo, finalmente: l’artista dalla chioma bianca, in vestito scuro e camicia chiara, fa il suo ingresso in sala. Palpabile l’emozione di chi è lì ad assistere, pronto a cogliere ogni minimo gesto, assaporare ogni frase, ogni sua parola. Intanto Mr. Lynch, in un italiano un po’ goffo e stentato, saluta tutti dicendo “buongiorno!”. Con una semplice parola riesce a far pendere già l’uditorio dalle sue labbra. Obiettivo: carpire, anche solo dall’inflessione della sua voce, i segreti di ogni elemento nascosto, non solo del suo cinema e dei suoi film, ma anche della sua persona, quella persona in grado di generare idee contorte ed al tempo stesso affascinanti. Ed è proprio il concetto di idea che potrebbe sintetizzare l’incontro dell’intera mattinata: un concetto astratto, un “disegno della mente” che si rivela motivo propulsore sia dei film di Lynch, che delle numerose litografie da lui realizzate.
«Quello di cui abbiamo bisogno sono le idee delle quali ci s’innamora e che ci guidano alla scoperta dei personaggi, della storia, dei dettagli. Bisogna rimanere fedeli a questa idea». Una frase semplice, che però esemplifica chiaramente il modus operandi di un regista visionario come David Lynch; parole scandite e lineari che risuonano strane nella mente, se si pensa ai lavori surrealisti e onirici cui ci ha abituati lui stesso. Eppure è dagli elementi più semplici come le idee che tutto ha origine, elementi che permettono il diramarsi verso orizzonti che di logico e razionale hanno ben poco. Ed è proprio qui che si evince l’importanza di ciò che entra in contatto con le immagini: suono, danza, luce, movimento, musica, tutto interagisce compensandosi a vicenda, sino a creare un’alchimia che fa dell’astratto il suo elemento fondante. Questo è il cinema che fa David Lynch.
Il piacere per le cose concrete ed astratte al tempo stesso, come afferma durante l’incontro, è ravvisabile non solo nei suoi film ma anche nelle sue opere litografiche: l’interesse a creare qualcosa che stia al centro tra questi due elementi e che permetta di trovarne il giusto connubio. Emerge chiaramente da questa conferenza come il cinema del regista americano sia un “cinema della visione mentale” inteso nella sua accezione più profonda e intima, poiché il termine greco “idea”, letteralmente tradotto con “visione”, si riferisce alla creazione di un disegno mentale che Lynch, come pochi, è riuscito sapientemente a trasmigrare sullo schermo.
About Giulia Sterrantino
Nasce in Sicilia e dopo aver frequentato il liceo classico si trasferisce a Padova per studiare cinema. Si laurea in Spettacolo e Produzione Multimediale con una tesi sulla sceneggiatura italiana contemporanea. Il suo sogno da bambina era quello di diventare una stilista di moda. E forse lo è ancora. Ama i film fuori dal comune, i libri che nessuno ha mai letto, il viola, i rossetti, il suo cane Ulisse, fare dolci e mangiarli, passeggiare in bicicletta, girare per il mondo e tornare a casa.



