DIRITTI UMANI E CINEMA: DIALOGO CON ANDREA SEGRE

In occasione della Giornata Internazionale dei Diritti Umani (10 Dicembre) si è tenuto a Padova un incontro con Andrea Segre, regista, dottore di ricerca e docente di Sociologia della Comunicazione presso l’Università di Bologna.

Dopo l’esordio, in ambito documentaristico, con Lo Sterminio dei Popoli Zingari (1998), Segre si appassiona e si occupa dello stesso tema, quello della marginalità delle diverse culture ed etnie, in gran parte dei suoi successivi documentari. Nel 2011 dirige il fortunato Io Sono Li e nel settembre 2013 presenta alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia La Prima Neve: entrambi i film si concentrano su storie di emigrati (nel primo caso una donna cinese e nel secondo, un uomo togolese).

All’incontro, che l’ha visto intervenire sia in qualità di regista che di esperto di analisi etnografica della produzione video e di pratiche e teorie di comunicazione sociale nell’ambito della solidarietà internazionale, hanno preso parte anche Fiorita Luciano, responsabile del Progetto Giovani del Comune di Padova, Matteo Mascia dell’associazione Diritti Umani-Sviluppo Umano e la professoressa di Storia e Critica del Cinema e di Cinema e Psicanalisi Rosamaria Salvatore.

Fiorita Luciano ha sottolineato subito come il contributo del regista sia stato molto importante per la produzione di diversi documentari a Padova: il forte rapporto fra etica ed estetica, la ricerca di nuovi punti di vista nel trattare determinati argomenti e il lasciare che allo spettatore la possibilità di interrogarsi, hanno sempre caratterizzato i suoi prodotti. È lo spettatore che prende le decisioni e che formula un giudizio.

La professoressa Salvatore ha approfondito i lati estetici del cinema di Segre: i temi di grande pregnanza etica dimostrano anche un’approfondita attenzione per la forma. Il cinema di Segre è caratterizzato da uno sguardo inconsueto, elemento centrale legato non solo all’elemento dell’alterità. Anche le relazioni di sguardi fra i personaggi sono veicolate in modo non convenzionale.
Il paesaggio è un altro degli elementi centrali del suo cinema poiché ha in sé una forte carica espressiva: potrebbe quasi essere definito – come un critico aveva fatto per i paesaggi nel cinema di Rossellini – “paesaggio mentale”.
La Salvatore conclude facendo notare, inoltre, l’importanza degli oggetti nel cinema di Segre, dalle due poltrone in Indebito alla scatola di legno in La Prima Neve.

Relativamente al tema dello sguardo, il regista sottolinea che ama essere guardato mentre costruisce il progetto e che la relazione fra lui e i suoi collaboratori ed interpreti è essenziale poiché il primo sguardo che vuole incontrare è il loro. Dal momento in cui inizia a raccontare una storia, il regista deve assumere una posizione arrogante, relativa al ruolo che ricopre; considerando che ciò gli crea imbarazzo, egli ammette di essere riuscito a destrutturare questa “arroganza” grazie al coinvolgimento delle altre persone: tutti devono entrare nella gestione del racconto, con questioni e proposte implicite ed esplicite.
Ad oggi, questi “racconti non arroganti” sono molti ma non hanno supporto sistemico e strutturale per via delle poche possibilità di finanziamento, delle limitazioni dei fondi cinematografici e la chiusura delle televisioni a questo tipo di progetti.
Segre porta questo atteggiamento di non arroganza anche nella fiction: gli attori vengono scelti anche rispetto alle loro esperienza di vita.
Per quanto riguarda i luoghi dei suoi film, il regista afferma che adora viverli prima di iniziare le riprese vere e proprie, passando in essi del “tempo inutile”. Respirando e imparando i luoghi, questi entrano nelle normalità ma lasciando spessore emotivo. I luoghi non sono semplici sfondi ma luoghi di esperienza personale.
Per quanto riguarda gli oggetti, invece, Segre afferma che fanno parte della conoscenza del mondo. Non amando le omologazioni estetiche ed esperienziali, negli oggetti trova la distinzione e le identità utili a cercare un confronto fra le differenze. Attraverso un oggetto come la scatola di legno, in La Prima Neve racconta un rapporto particolare fra il falegname e l’apicoltore. È la costruzione materiale di un’identità e l’unico modo per raccontarne la crisi.

Matteo Mascia interviene concentrandosi invece sul nucleo tematico dei film e parla dell’importanza del fenomeno delle immigrazioni: i migranti sono persone con desideri, ricchezze e dolori. L’impegno nel cinema di Segre è quello di svelare ciò che c’è dietro questo fenomeno in quanto tutte le persone sono portatrici di diritti.
Alla domanda sul contributo che il cinema può dare ai diritti umani, Segre risponde che nei suoi progetti vuole evitare lo sguardo pietistico perché molto vicino a quello razzista e perché colpevole di nutrire i già numerosi stereotipi. Le storie scelte e il suo modo di raccontarle, puntano, al contrario, a smontare questi cliché: l’Italia viene raccontata non dal punto di vista degli autoctoni ma da quello di chi vi si è inserito successivamente.

Il dialogo con il regista si conclude parlando delle distribuzione dei suoi film. La distribuzione non si occupa di far vedere il film al maggior numero di persone ma di selezionare punti dove le persone sono predisposte a questo tipo di film. Tuttavia, come è già capitato, lo stesso spettatore può diventare organizzatore di una proiezione: l’attivismo distributivo apre uno spiraglio sul coinvolgimento della stessa opinione pubblica e sulla sensibilizzazione collettiva a questo tipo di tematiche.

About Giulia Scalfi

Dopo la laurea triennale DAMS con la tesi Da Caramel a E ora dove andiamo?: Il Cinema di Nadine Labaki, consegue la laurea magistrale in Scienze dello Spettacolo e Produzione Multimediale discutendo la tesi Evoluzione del montaggio e del sonoro nella saga di James Bond. Il particolare interesse per il linguaggio cinematografico la porta a concentrasi maggiormente sulla struttura dei film e sulle scelte stilistiche. E' stata conquistata dal cinema grazie a film come Effetto Notte, Frankenstein Junior e Chicago. Non può negare la profonda stima nei confronti di Quentin Tarantino e Robert Rodriguez nonostante provi una profonda ammirazione per le cineaste di ieri e di oggi.

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