GRACE…IL MITO!

 Grace and Hitch

 «Cioè le importa innanzitutto mantenere un certo paradosso: molta riservatezza apparente e molto temperamento nell’intimità?»

È il 1962. A porre le domande è François Truffaut, a rispondere è Alfred Hitchcock.
Una lunga conversazione vis à vis divenuta un celebre libro nel quale il maestro della suspence confessa, senza peli sulla lingua, retroscena e aneddoti dei suoi film più celebri, ma non solo. A brevi domande corrispondono spesso lunghe risposte e viceversa, mentre lentamente si passa da un tono formale ad uno più confidenziale.
E così ci si ritrova ad ascoltare le confessioni di un maestro, ma anche di un uomo come tutti gli altri che nell’arco della sua vita ha lavorato a stretto contatto con molte delle star maschili e femminili più apprezzate di Hollywood.
E, nell’universo variegato delle star, una è rimasta in modo particolare nel cuore del regista, soprattutto perché non è riuscito ad averla come protagonista in Marnie: Grace Kelly.

Originaria di Filadelfia, è considerata una delle più belle attrici mai apparse sullo schermo. Il suo debutto cinematografico avvenne con 14°ora, ma Grace è conosciuta soprattutto per la collaborazione con “Hitch” che la volle protagonista consecutivamente per tre dei suoi film: Il delitto perfetto (1954), La finestra sul cortile (1954), Caccia al ladro (1955).
Fu così che la giovane Grace divenne ben presto la sua musa passando attraverso la ricca Margot, la sofisticata Liza e l’affascinante Frances. Donne carismatiche e coinvolgenti piene di quella bellezza algida tanto bramata da Hitchcock e della quale Grace Kelly incarnava l’ideale perfetto.

Ma oltre che con lui, Grace Kelly ha stretto un forte sodalizio professionale con la costumista Edith Head, vincitrice di 8 premi Oscar. Un connubio vincente che ha dato vita non solo a sontuosi abiti quali quello color acquamarina in pura seta indossato per la XXVII° premiazione degli Oscar, ma anche a capi divenuti celebri come quello bianco e nero per La finestra sul cortile.

Grace Kelly1

Partiamo proprio da questo, considerato uno dei costumi più celebri della storia del cinema. Siamo in un appartamento buio e un uomo dorme sulla sedia. Un’ombra incombe su di lui. Un’inquadratura frontale ci svela lei, Liza, bionda e bellissima. La telecamera si sposta lateralmente inquadrando i visi dei due attori in primo piano che si scambiano dei baci. Poco dopo, Liza, allontanandosi nella semi oscurità della stanza, accende tre lampade mentre scandisce bene il suo nome “Liza. Carol. Freemont”. Ed ecco come la luce artificiale interna all’appartamento si proietta sullo splendido e maestoso vestito da sera indossato con grazia da Grace Kelly. L’abito è uno spezzato: il corpetto nero con doppio scollo a ‘V’ sagoma bene la figura snella, ma non troppo, della donna. La gonna a vita alta, in chiffon e tulle, invece, è bianca con delle lavorazioni in nero sulla parte alta e lascia scoperte caviglie e scarpe subito visibili all’occhio dello spettatore. Il tutto è completato da una stola in chiffon bianco, in contrasto col corpetto nero, e da raffinati guanti bianchi.

Un abito di grande importanza quello creato da Edith Head per l’attrice, quasi ad anticipare il ruolo principesco che di lì a poco avrebbe ricoperto presso il Principato di Monaco.
Un capo, come precedentemente detto, tra i più belli della storia del cinema e che immancabilmente è riuscito ad ispirare anche celebri collezioni di stilisti futuri. Uno di quei pochi casi in cui l’abito si sposa alla perfezione con chi lo indossa. Il Paris Dress dunque si nutre e incorpora in sé quella magia che si respira solo nella città dell’amore.
Il primo momento in cui lo spettatore vede l’abito, la scena si svolge all’interno di un piccolo appartamento e senza un’illuminazione forte che lo metta in evidenza.
È come se Hitchcock, da buon burattinaio, manovrasse le fila dei due elementi: le luci e le ombre della stanza ed il bianco e il nero del vestito.
Dunque, rivedere oggi, a distanza di sessant’anni, un capo così attuale, ci fa comprendere bene come le tendenze della moda cambiano, si modificano ma alla fine ritornano sempre uguali a se stesse.

Grace Kelly3

Ma il film che ha segnato la collaborazione tra il regista e la futura principessa di Monaco è il thriller Delitto perfetto. È nota la passione di Hitch per le bionde, ma in questo caso ne cercava una particolare, diversa: elegante, ma di una bellezza glaciale, algida, all’apparenza fredda ma con quello che lui definiva “fuoco interiore”.
Caratteristiche non facili da trovare ma che Grace aveva tutte e che solo il regista è riuscito a rendere visibili. Tramite questo film è stato creato un vero e proprio gioco di colori con gli abiti di Margot: da quelli accesi e sfavillanti si passa a quelli cupi e tersi.

L’uso dei colori si modula e plasma in base all’andamento del film ed allo stato d’animo della donna. Il primo impatto con la protagonista è subito molto forte: entra in scena con uno sfavillante abito rosso rubino in pizzo con una stola di pelliccia marrone. Eleganza e sensualità corredati in un mix che solo Grace Kelly era in grado di dare; non a caso Hitchcock la definì con un curioso ossimoro:“ghiaccio bollente”.

Ma torniamo ai colori ed a come vengono costruiti nel film.
Nell’intervista a Truffaut, il maestro della suspence afferma di aver strutturato, tramite gli abiti della protagonista, una situazione di climax crescente: dal rosso, colore per antonomasia della passione ma anche del sangue, dell’abito di pizzo indossato dalla Kelly in presenza del suo amante, a colori freddi e cupi come il grigio, il marrone sino al verde scuro che Margot indossa al momento in cui viene accusata di omicidio.
E giusto per smentire un luogo comune, ecco che qui “l’abito fa il monaco” anzi diventa parte integrante della narrazione.

Grace Kelly2

Per ultimo, ma non meno importante, Caccia al ladro, attraverso il quale l’affascinante Frances/Grace, carismatica e imprevedibile, lancia uno style tutt’ora in voga: grandi occhiali da sole scuri, pantaloni capri ed eleganti foulard di seta.
Tutti elementi che ancora a distanza di 50 anni campeggiano sulle passerelle, da Milano, a New York, a Parigi, a significare proprio che, nonostante gli anni che passano, la classe, l’eleganza e la raffinatezza di donne come Grace Kelly rimangono immutate e cristallizzate nel tempo.

«Cioè le importa innanzitutto mantenere un certo paradosso: molta riservatezza apparente e molto temperamento nell’intimità?». Come un cerchio che si chiude, riecheggiano le parole di François Truffaut ad Hitchcock.
Solo adesso capiamo che il regista francese si riferiva proprio a Grace, quel “ghiaccio bollente” etereo ed immortale unico nel suo genere.

About Giulia Sterrantino

Nasce in Sicilia e dopo aver frequentato il liceo classico si trasferisce a Padova per studiare cinema. Si laurea in Spettacolo e Produzione Multimediale con una tesi sulla sceneggiatura italiana contemporanea. Il suo sogno da bambina era quello di diventare una stilista di moda. E forse lo è ancora. Ama i film fuori dal comune, i libri che nessuno ha mai letto, il viola, i rossetti, il suo cane Ulisse, fare dolci e mangiarli, passeggiare in bicicletta, girare per il mondo e tornare a casa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *