BLACK HAWK DOWN

Regia: Ridley Scott; Interpreti: Josh Hartnett, Eric Bana, Ewan McGregor, Tom Sizemore, Willliam Fichner, Sam Shepard, Hugh Dancy, Orlando Bloom, Tom Hardy; Anno: 2001; Origine: USA; Durata: 152′

locandina

Mogadiscio, 1993. La popolazione è stremata dalla guerra civile e dalla carestia. Le forze internazionali decidono di intervenire ed arrestare il capo-guerriglia somalo Mohamed Farrah Aidid e i suoi seguaci. Ma la missione, che sarebbe dovuta durare 30 minuti, precipita nel momento in cui due elicotteri americani (i Black Hawk) vengono abbattuti e i soldati – molti dei quali gravemente feriti – rimangono intrappolati nella città, presa d’assedio dai guerriglieri.

Basato sulla fallimentare missione militare che vide protagonista la Delta Force durante l’operazione Restore Hope all’inizio degli anni ’90 in terra somala, il film di Scott segue fedelmente la cronaca riportata da Mark Bowden nel suo libro Falco Nero. Nonostante la garanzia da parte di Scott della totale aderenza alla realtà dei fatti (venne richiesta la consulenza, per tutta la durata delle riprese, di militari presenti alla missione), al momento della sua uscita la pellicola non mancò di sollevare polemiche.

Accusato dalla comunità somala di aver restituito un’immagine del tutto negativa della propria gente e di non essere stato imparziale, il regista dovette far fronte anche all’impatto che gli attentati dell’11 settembre (il film uscì alcuni mesi dopo) ebbero sull’opinione pubblica, la cui attenzione virò di colpo verso le passate azioni militari americane in Africa e Medio-Oriente e alla quale lo scomodo “pasticcio” di Mogadiscio – dimenticato dai più – non passò inosservato. Dal canto suo, Scott, si è detto orgoglioso di essersi spinto oltre “la distanza di sicurezza” ed aver raccontato un evento storico a pochi anni dal suo effettivo accadimento, e ha sempre allontanato le polemiche definendo Black Hawk Down un film sugli orrori della guerra e sull’eroismo dei soldati, aldilà di qualsiasi ideologia.

Lo sforzo di rimanere fedele alla realtà dell’evento è d’altro canto evidente. La pellicola insegue, per certi versi, l’intento documentaristico: la ricostruzione dell’ambiente è tanto dettagliata quanto suggestiva, i movimenti degli attori sono ricostruiti in maniera fedele. Per rendere al meglio il paesaggio che fa da sfondo, Scott gira con undici camere alla volta, usa la camera a mano, “sporca” le riprese con polvere, sabbia e fumo. Il sonoro (che valse alla pellicola un premio Oscar) è quanto più realistico possibile: disturbato, lontano, o al contrario roboante, chiassoso. Realismo anche nella rappresentazione delle ferite dei soldati (anche queste, tutte corrispondenti alla realtà), che rivelano l’orrore della guerra senza sconfinare in patetismi, splatter o voyeurismo.

Blackhawk-Down-Street-Fight

Ma la guerra – qualsiasi guerra – per quanto ben rappresentata, è noiosa, senza una storia sotto. E il film di Scott, una vera storia, una storia che appassiona, non ce l’ha. Il fatto di cronaca che racconta, ha certo un suo sviluppo ed un suo epilogo, ma non è abbastanza. La breve introduzione ai personaggi e la debole traccia narrativa sfumano di fronte a quelle che risultano essere essenzialmente due ore di esplosioni, fughe e ordini urlati in camera.

La mancanza di un vero protagonista penalizza non poco. Un cast stellare e assai numeroso risulta sprecato nel momento in cui nessuno dei nomi che lo compone è veramente al centro della vicenda. Nessuno compare per un tempo sufficiente da affezionarcisi, nessuno esprime un’ideologia predominante da seguire, nessuno sembra essere quello che deve rappresentare (un eroe), pur di fatto essendolo. Indubbiamente ricercato da Scott, questo atteggiamento di neutralità nei confronti della materia narrata – seppure sia chiaro che l’azione segue il punto di vista delle truppe americane e condanna il genocidio perpetrato da Adidid – non si rivela tuttavia vincente per il film, che oscilla tra il voler essere documentario e il volere essere dramma e finisce per non essere nessuno dei due.

Il risalto dato al personaggio di Eversmann (Josh Hartnett) sia nelle locandine che nel trailer, non trova giustificazione nel film: eccetto qualche scena extra a lui dedicata e alcune frasi ad effetto, il sergente non si distingue particolarmente dal resto dei commilitoni. La caratterizzazione dei soldati (il riflessivo, il novellino, il ribelle, il simpatico) e le storie attorno a loro abbozzate, non sono sufficienti a creare identificazione, e si finisce per simpatizzare con due goffi personaggi secondari “abbandonati” dal resto della squadra, protagonisti dell’unica breve sequenza con un efficace scambio di battute.

Tom-Hardy-Black-Hawk-Down

Per il resto, anche soltanto l’individuazione dei diversi personaggi risulta difficile, tanto che divenne necessario anche per Scott ricorrere allo stratagemma – comunque diffuso in ambito militare – di scrivere i nomi dei soldati sull’elmetto. La sceneggiatura aiuta una situazione confusionaria tanto sul piano dei fatti quanto su quello narrativo, e le frasi pronunciate dai personaggi, sebbene volutamente non enfatiche, nella loro banalità e scontatezza non solo non appaiono realistiche, ma nemmeno accattivanti («Nessuno chiede di diventare eroe ma a volte accade»).

La colonna sonora, curata dal pluripremiato Hans Zimmer, affianca, in egual misura, canzoni di Elvis, Alice in Chains, Stone Temple Pilots e Jimi Hendrix, a musiche composte appositamente per il film mischiando ritmi delle tribù nordafricane e sonorità esotiche.
Il montaggio dell’italiano Pietro Scalia (premio Oscar), valorizza il gusto pittorico tipico di Scott. L’abilità del regista di creare immagini potenti, di saper giocare con il colore (si pensi al verde acceso con cui ritrae gli interni, in contrasto con i toni opaco-beige della strada), di sfruttare al massimo ogni elemento per la composizione dell’inquadratura (il pulviscolo, i detriti, il fango), è indubbia. Paradossalmente poetica la ripresa dell’abbattimento del primo Black Hawk, i cui colori, con un bell’effetto, sbiadiscono fino a mutare nel bianco e nero della ripresa da satellite, che il comandante osserva dal monitor della base.

Helicopters

Fortemente evocative, poi, le inquadrature della maestosa carcassa del velivolo, preso d’assalto dai civili (soprattutto bambini) come Gulliver dai Lillipuziani, quelle delle colonne di fumo nero che si sollevano dalla città e quelle della costa, ripresa dagli elicotteri in transito, con il blu del mare che contrasta con il deserto. Se eguagliare la potenza immaginifica dello sciame di elicotteri di Apocalypse Now è praticamente impossibile, Scott, tuttavia, ha dimostrato di sapersi difendere piuttosto bene.

About Elena Cappozzo

Dopo la laurea in Filologia Moderna a Padova, studia Film Writing a Roma. Sognando di scrivere “per”, scrive “di” (cinema) qua e là, accendendo ogni tanto un cero a San...SetBlv. Il grande schermo è il suo primo, assoluto amore ma le capita con discreta frequenza di tradirlo con quello della tv e persino con quello del pc (quella da Youtube e serie tv è in realtà una dipendenza piuttosto grave, no judging.)

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