ITALY IN A DAY

italy in a day

Regia: Gabriele Salvatores; Origine: Italia/ Gran Bretagna; Anno: 2014; Durata: 75’

Una sorta di galoppo visivo ed emotivo attraverso le ore che hanno costituito il 26 ottobre del 2013. Si sale sulla giostra e ci si rende conto che, alla fine, il tempo ci sta già divorando.

È stato presentato fuori concorso alla Mostra del cinema di Venezia Italy in a day (l’Italia in un giorno), il nuovo lavoro di Gabriele Salvatores, un’invenzione filmica particolare, sulla scorta di Life in a day del britannico Ridley Scott.
Si tratta di un esperimento (il primo, in Italia, di film collettivo) che ha coinvolto migliaia di italiani, che hanno risposto all’invito del regista di inviare un proprio prodotto video (più o meno amatoriale, impiegando qualsiasi mezzo tecnologico possibile) con la clausola che fosse stato realizzato rigorosamente il 26 ottobre del 2013 (da qui, il titolo).

L’operazione, di carattere ‘antropologico’, mirava a raccogliere uno svariato numero di inquadrature e di ‘affacci’ sull’Italia che gli autori dei video ritenessero emblematici per qualche motivo, in grado di lanciare un messaggio o semplicemente di suscitare un’impressione. Sicuramente fa un certo effetto che questa moltitudine di ‘tante vite possibili’ e di ‘tante Italie possibili’ sia stata ‘pescata’ nello stesso breve arco di tempo (le ventiquattro ore di quella sola giornata, appunto). A Salvatores e ai suoi collaboratori sono giunti 44.197 video per complessive oltre 2.200 ore di materiale filmato. L’intervento del regista è consistito nel selezionare i lavori (si è arrivati ad un prodotto di poco più di un’ora di durata) e disporli in senso cronologico (partendo dalle prime ore, buie, fino all’alba del 26 ottobre, per arrivare alle ultime, altrettanto buie, della sera e della notte, dando così la percezione ‘plastica’ dello scorrere del tempo).

Non singoli video accostati uno all’altro, ma frammenti di ognuno proiettati in successione. Il più delle volte, di un video è stato estrapolato un singolo frammento (la cui durata poteva corrispondere sì e no ad una manciata di secondi), o un breve monologo. Così in Italy in a day si vedono ad esempio padri russare nella camera da letto, pani che vengono sfornati, mucche munte, lavori in fonderia, scene di scuola, di divertimento al lunapark acquatico, una lezione di guida, un matrimonio, un compleanno. Ma ci sono anche dei casi in cui di uno stesso video sono stati impiegati più passaggi, vero e proprio tessuto connettivo all’interno di questo grande contenitore. Si tratta di sequenze più lunghe, scandite a tappe da Salvatores e distribuite nel corso del film.

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Ci riferiamo, ad esempio, alla nascita di un figlio (nascita qui monitorata fin dall’inizio del travaglio: vi si descrive l’emozionata attesa della ragazza incinta da una parte, e del giovane futuro padre, dall’altra). Come pure ci riferiamo alle emozionanti immagini di Luca Parmitano in orbita sulla Sojuz TMA 09M (la missione durò dal maggio al novembre del 2013), che l’Italia, lui, la potè vedere da un privilegiatissimo punto di vista. Così nel film sono pure disseminate le riflessioni del giovane spaesato che passa la vita a trasportare merci via mare e si sente mancare la terra sotto i piedi sia quando è sulla nave, sia persino quando scende a terra. L’eruzione dell’Etna, poi, qui svolge un ruolo di spettacolare motivo ricorrente. Apprezzabili, inoltre, i racconti del chirurgo pediatra italiano che ha scelto di andare a lavorare in Iraq e mettere la sua vita al servizio dei bambini.

Alla fine del film, uno dei protagonisti di un video offre la chiave di lettura dell’intento di Italy in a day: quello appunto di fungere da ‘documento’, di essere già ‘documento storico’. E più il tempo passerà, più le immagini di Italy in a day risulteranno qualcosa di distante e di ‘compiuto’ (cosa terribile a dirsi ed inevitabile). Inevitabilmente poi i posteri coglieranno pure la nostra arretratezza, egli osserva, come noi oggi sorridiamo nel pensare che un tempo ci si serviva di candele, e non si poteva ancora impiegare l’elettricità.

Certo, c’è da dire che un’operazione di questo tipo avrebbe assunto forza maggiore se non vivessimo in una società così altamente autoreferenziale, in cui, un po’ tramite i social network, un po’ attraverso Youtube, un po’ attraverso l’attitudine diffusa di fotografare e filmare, vengono quotidianamente immortalati ‘tratti di vita’ da parte di chiunque e in ogni angolo della nostra penisola. Il desiderio narcisistico di ‘lasciare una traccia’ (insito da sempre nell’uomo, fin dai suoi stadi primitivi) e di rendere ‘immortale l’attimo’, caratterizza proprio la forma mentis dell’individuo della nostra società, incentrata sull’immagine (e pure sull’apparire), e inevitabilmente l’azienda-cinema non può che riflettere come un’ombra il nostro modo di essere. Pertanto Italy in a day va senz’altro ritenuto come la punta di un iceberg, non come un’invenzione originale.

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Al di là del senso di vertigine che ci coglie nel pensare che un prodotto artistico (nello specifico il film di Salvatores) ci sopravviverà e sarà testimonianza per i posteri di ciò che noi siamo stati quando più non saremo, chiunque (italiano o non) visioni questo lavoro, dovrebbe (o dovrà) porsi il problema di quale Italia s’è voluto parlare, di quale Italia s’è voluto offrire un ritratto. Se è vero che, in buona parte, la realtà in cui siamo immersi è incontestabilmente quella offerta dai video presenti in questa pluriforme ‘antologia’ e, a monte, da Salvatores, è pur vero che la società italiana di oggi è anche molto altro, nel bene o nel male. Riteniamo si sia scelto di non indugiare troppo sul registro della denuncia e della rabbia sociale, ma piuttosto di mostrare un’Italia che, malgrado tutto, ‘si regge bene in piedi’. Da qui, la sensazione che nel film il registro della leggerezza prevalga sul male di vivere. Al contempo Salvatores ha dichiarato di voler intendere Italy in a day come una grande, lunga seduta collettiva di psicoanalisi, e quindi i conti tornano solo fino ad un certo punto. Impossibile non identificarsi in almeno uno dei personaggi che affollano il film, o in una delle tante situazioni rappresentate. Come pure è possibile trovare un alter ego al negativo, ovvero un personaggio verso il quale sentiamo di provare stati d’animo negativi.

Considerando nel suo complesso il film, dobbiamo constatare che l’emozione si smorza facilmente, oltre che per alcuni punti deboli già rilevati, per un eccessivo impiego di video dedicati ai neonati (peraltro, tutti melensi e artefatti), e per il richiamo un po’ troppo ‘facile’ ai problemi sociali (tipo la solitudine degli anziani, la malattia, etc.).
Infine, forse un maggior peso avrebbe potuto essere dato alle ambientazioni dei video. Certo, in molti casi si tratta di video ‘a dimensione privata’, ma quale buona occasione sarebbe stata per far conoscere luoghi d’Italia e bellezze della nostra penisola poco noti magari anche agli stessi italiani.

VOTO: 6

About Luca Mantovanelli

Saturnino, introverso, Luca Mantovanelli ha iniziato presto ad interessarsi di musica e la sua curiosità per l’aspetto creativo e per la psicoanalisi sfocia all’università con una tesi sulla regìa operistica con applicazione al Don Carlos di Verdi. Ma sono proprio le trame delle opere liriche, talvolta – secondo lui - un po’ dispersive e distanti dalla sensibilità moderna, a ricordare a Luca che nel suo passato alcune altre trame (come per esempio di Amadeus e di Film blu) gli avevano cambiato un po’ la vita. Ecco allora una nuova presa di contatto da parte sua con la ‘settima arte’ (e Bobbio ha rappresentato senz’altro per lui un’insolita quanto stimolante esperienza). I suoi incontri con il cinema (di ieri e di oggi) sono stati sempre meno casuali e sempre più dettati dalla curiosità. Luca ritiene che i prodotti artistici migliori (che riscontrino un successo di botteghino o meno) siano quelli che sentiamo riflettere pezzi del nostro Io, e al tempo stesso in grado di indicarci o aprirci una nuova strada…perché è sempre indispensabile un quid di novità. L’introversione ha portato Luca a trovare nella scrittura il suo più congeniale e gratificante mezzo di espressione.

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